PROPOSTA DI INDAGINE PARLAMENTARE SULLA POLITICA ENERGETICA

Quando 10 anni fa i prezzi dell’energia sono aumentati di diverse volte, l’Italia doveva importarne per l’85% del suo fabbisogno. Un fiume di denaro che ogni anno se ne andava all’estero impoverendo tutto il sistema paese. Questo perché da 15 anni era stata bloccata la ricerca e la messa in produzione di idrocarburi - quasi tutto gas naturale - sul suolo nazionale. Ma con la moltiplicazione del costo dell’energia, l’impoverimento è aumentato di altrettante volte. E ha anche provocato una forte diminuzione del P.I.L., cioè della ricchezza prodotta nel paese. Ecco come è nata la crisi economica. Una crisi devastante che ha raddoppiato il numero dei disoccupati, ai quali poi bisogna aggiungere le centinaia di migliaia (o milioni?) di immigrati recenti che non hanno nulla di cui vivere.
Abbandonato il gas naturale, abbiamo puntato sulle rinnovabili. Ma eolico e fotovoltaico producono sì un po’ di energia, ma a costi altissimi e in una forma inutilizzabile. Dato che non ci sono sistemi adatti ad immagazzinare grandi quantità di energia elettrica, essa deve essere prodotta quando c’è la domanda, altrimenti non serve a nulla. E sia gli impianti eolici che quelli fotovoltaici producono l’energia per lo più nei momenti sbagliati e in maniera discontinua e imprevedibile. Inoltre anche il costo di questa energia, che venga utilizzata o no, è molte volte più alto di quello delle normali centrali. E anche se lo Stato costringe le società elettriche a comprarla, questo non ne aumenta l’utilità. L’unica conseguenza è che le società elettriche, per compensare il danno che subiscono per dover comprare dell’energia di cui non sanno cosa farsene, aumentano le bollette della luce delle famiglie, che ogni anno pagano per questo 10 miliardi di Euro in più.
Secondo un’inchiesta del Resto del Carlino, tra costi diretti e indiretti, l’Italia ha già speso per le rinnovabili oltre 200 miliardi di Euro, a cui bisogna aggiungerne alti 150 che ci siamo obbligati a spendere nei prossimi anni, anche senza installare alcun nuovo impianto. 350 miliardi in cambio di nulla! Infatti alla poca energia utilizzabile prodotta, bisogna sottrarre il costo energetico della costruzione degli impianti eolici e fotovoltaici e anche l’energia che l’economia ha dovuto consumare per produrre il valore economico di 350 miliardi. E adesso l’Europa ci chiede di produrre con le rinnovabili il 32% del nostro fabbisogno entro il 2030! Quante altre centinaia o migliaia di miliardi dovremo ancora spendere per questa follia?
L’Italia, che ha già consumi di energia pro capite più bassi della media europea, può però fare ancora qualcosa per diminuire le proprie emissioni di anidride carbonica; qualcosa che ha senso anche dal punto di vista economico. Può usare in maniera sistematica l’acqua di raffreddamento delle centrali elettriche per scaldare case e uffici. Può dare un’altra spinta all’uso del metano per autotrazione. Infine può sostenere un piano nazionale di interventi urbanistici per diminuire le necessità di spostamenti in auto, dirottarne una quota maggiore sul trasporto pubblico e rendere il traffico più scorrevole (vedi i paragrafi corrispondenti tra le proposte per l’economia).
PROPOSTE PER RILANCIARE L’ECONOMIA
 
Che la politica delle rinnovabili sia completamente sbagliata lo dicono anche due brevi articoli che mettono a confronto le politiche energetiche della Germania e degli Stati Uniti, e che ancora una volta dimostrano che la politica europea delle rinnovabili non sarà mai in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di un paese, né di diminuire il consumo di combustibili fossili e le emissioni di gas serra. Mentre gli S.U., puntando sullo shale gas, la cui estrazione ha un impatto sul territorio limitato, temporaneo e reversibile, li stanno facendo crollare entrambi. E’ per questo che negli ultimi anni le emissioni globali di anidride carbonica si sono stabilizzate. Un risultato che non dovrebbe essere dimenticato da chi pensa che dovremmo diminuire i gas serra. Inoltre puntando sul gas naturale l’America è diventata autonoma dal punto di vista energetico, ha abbassato il costo dell’energia, ridotto la disoccupazione al 4% e rilanciato alla grande la sua economia.
LA CRISI ENERGETICA TEDESCA PROSSIMA VENTURA
 
U.S.A. IL GAS NATURALE FA CROLLARE IL COSTO DELL’ENERGIA
 
Se anche Cina e India imparassero a sfruttare i loro giacimenti di shale gas, ridurrebbero a circa un terzo il loro consumo di combustibile, azzererebbero l’inquinamento e farebbero diminuire le emissioni globali di anidride carbonica di un buon 3 o 4% all’anno. Ecco qual è la soluzione!
L’attuale governo può davvero cambiare l’Italia, ma solo se riuscirà a dare una spinta all’economia e a creare molti nuovi posti di lavoro. E la cosa è possibile, perché l’Italia ha delle possibilità che molti altri paesi non hanno. Bisogna anche migliorare la nostra immagine all’estero e rilanciare turismo e prodotti di qualità, per i quali la crescita economica globale degli ultimi decenni ha creato un mercato immenso. Ma dobbiamo anche correggere gli errori del passato nel settore strategico dell’energia, altrimenti da questa crisi non ne usciremo più.
Per tutti questi motivi credo che sia necessaria un’indagine parlamentare in modo che le future decisioni di politica energetica siano adeguatamente informate, e per evitare ulteriori, enormi danni, alla nostra economia e al nostro Paese.
In particolare è necessario conoscere:
- Il costo economico finora sostenuto dallo Stato per finanziare la costruzione degli impianti eolici e fotovoltaici.
- Il costo sostenuto dalle famiglie, caricato sulle bollette della luce.
- Il reale valore economico dell’energia elettrica che è stata finora prodotta con le rinnovabili.
- Il costo energetico della costruzione degli impianti eolici e fotovoltaici, specialmente dei grandi pali di cemento che sostengono le pale eoliche, da sottrarre all’ammontare dell’energia utilizzabile prodotta.
- La quantità e il costo dell’energia che l’economia ha consumato per produrre le risorse economiche impiegate per l’energia eolica e fotovoltaica, che devono essere sottratte dal valore dell’energia rinnovabile prodotta.
- Il costo degli impianti eolici e fotovoltaici che sono stati importati dall’estero.