POLITICA E AMBIENTE

 
 
I temi dello sviluppo e della sostenibilità ambientale sono i più importanti del nostro tempo. Ma sono anche un argomento molto vasto, dentro il quale, volendo, si può infilare tutto. Per questo è necessaria un’analisi a tutto campo, una grande visione d’insieme, indispensabile per capire, per orientarsi e poi procedere nella direzione giusta.
Questo sito propone un’analisi che è forse la più completa che sia stata fatta finora. E un’analisi completa è fondamentale perché, se dimentichiamo anche un solo elemento importante, questo potrebbe sovvertire l’intero quadro generale. Un discorso completo è anche il più onesto. Infatti quando qualcuno vuole ingannare il prossimo, racconta alcune cose e ne tace delle altre, oppure le falsifica.
Al centro del discorso c’è il nostro atteggiamento verso la società moderna, che per i marxisti è all’origine delle ingiustizie sociali e per gli ambientalisti è la causa dei danni all’ambiente. Ma cos’è la società moderna? La società moderna è nata in Europa dopo un percorso durato mille anni e con il contributo delle altre principali civiltà: quella greco – romana e poi quelle cinese, indiana e araba. Essa è caratterizzata da tre elementi, che operano in sinergia e si rafforzano a vicenda: la rivoluzione scientifica e tecnologica, l’economia di mercato e la libertà.
Questa analisi è giunta a conclusioni che sono ad un tempo molto positive, contro corrente e basate su dati inoppugnabili.
La prima è che la società moderna è l’unica sostenibile sul piano sociale, perché è l’unica nella Storia capace di sconfiggere la povertà. Ed è la povertà il principale problema sociale. La crescita economica moderna ha aumentato il volume dell’economia mondiale di 60/70 volte. Poiché nel frattempo la popolazione è cresciuta di sei o sette volte, negli ultimi due secoli e mezzo la disponibilità di beni e servizi pro capite è aumentata di circa dieci volte. La conseguenza è stata uno straordinario miglioramento delle condizioni di vita, tanto che la sua lunghezza è triplicata. In particolare negli ultimi 50 anni tutti gli indicatori dello sviluppo hanno conosciuto uno straordinario miglioramento, che continuerà anche nei prossimi decenni, perché le velocità con cui crescono i paesi emergenti è almeno due o tre volte più alta di quella dei paesi più sviluppati. E questo è un primo dato epocale: anche gli emergenti sono destinati a raggiungere quelli più sviluppati e a sconfiggere la povertà. Ma se la crescita che è ancora necessaria per debellare la povertà incontrasse dei severi limiti ambientali, saremmo in difficoltà.
Però la seconda conclusione è che, dopo la fase che porta dalla povertà al benessere, la società moderna, matura e terziarizzata, è anche l’unica sostenibile sul piano ambientale. Questa affermazione va ancora di più contro corrente, ma è dimostrata dal fatto che i paesi più sviluppati sono oggi molto più sostenibili di quello che erano qualche decennio fa.
Innanzi tutto essi hanno raggiunto uno stabile equilibrio demografico, che è la condizione principale della sostenibilità. In secondo luogo i mercati dei beni materiali hanno raggiunto da tempo i loro limiti, e da allora produzione e consumi sono in diminuzione; a crescere sono invece i servizi, che essendo beni immateriali hanno un impatto ambientale molto minore. Inoltre i beni consumati vengono prodotti in maniera sempre più efficiente, cioè usando meno risorse primarie. Questo è vero in particolare per l’agricoltura, che sfrutta la risorsa primaria più importante, il territorio. Infatti l’aumento della produttività agricola e dei redditi ha reso non più necessario e nemmeno conveniente lo sfruttamento dei terreni poveri e marginali, che sono stati abbandonati e restituiti alla natura. Per questo in Italia nel dopoguerra la superficie dei boschi è raddoppiata e nel bosco sono tornati gli animali. La grande fauna era stata cacciata fino all’estinzione qualche secolo prima da una popolazione molto meno numerosa, ma sempre povera e affamata. Infine l’economia moderna è più sostenibile perché, una volta soddisfatti i bisogni più importanti, emergono dei bisogni più sofisticati tra cui quello della conservazione dell’ambiente. E la società moderna ha anche i mezzi per intervenire con efficacia.
Molti però accusano la società moderna di essere la causa dei problemi ambientali. In effetti le attività umane, a partire dalla Preistoria, hanno aumentato l’impatto ambientale di migliaia di volte, con una accelerazione negli ultimi due secoli e mezzo. Pochi però si rendono conto che il punto di arrivo è l’unica società sostenibile sia sul piano sociale che ambientale (mentre le società preistoriche erano sostenibili solo dal punto di vista ambientale, ma non da quello sociale).
E poiché i paesi emergenti stanno seguendo la stessa strada già percorsa da quelli più sviluppati con solo qualche decennio di ritardo, stiamo mettendo un limite anche a livello globale sia alla crescita della popolazione che dell’impatto ambientale.
In questo momento il numero dei nuovi nati anno dopo anno si è ormai stabilizzato, cioè non aumenta più. E’ un risultato straordinario! Inoltre una ricerca pubblicata su Nature ci dice che dal 1993 al 2009 la pressione delle attività umane sull’ambiente è aumentata in media di poco più dello 0,5% annuo (diverse volte di meno della crescita del P.I.L.). Da allora però è già trascorsa un’altra decina d’anni e la pressione antropica globale potrebbe già avere smesso di crescere, e subito dopo comincerà a diminuire. Questo perché, man mano che i paesi emergenti raggiungeranno quelli più sviluppati, anche il loro impatto comincerà a diminuire, e questo trend si rifletterà su quello globale.
E anche questo è un risultato epocale. Siamo già arrivati al punto in cui la pressione sull’ambiente non aumenta più! Ma non è ancora tutto: questo sito si è accorto che per i problemi più importanti e strategici, che sono quelli della produzione del cibo e dell’energia, ci sono già adesso delle vere soluzioni, praticabili, convenienti e alla nostra portata.
Per quanto riguarda il cibo, basterebbe dire alla gente che la prima cosa da fare per mantenersi in buona salute è dimezzare il consumo delle proteine animali, la cui produzione ha un impatto ambientale da cinque a dieci volte superiore rispetto ai cibi vegetali. A questo punto, a cosa si ridurrebbero l’agricoltura e l’allevamento? E per quanto riguarda l’energia, oggi la soluzione è il gas naturale, un combustibile abbondante, economico e pulito, che risolve sia il problema dell’inquinamento che quello delle emissioni di anidride carbonica. Mentre le rinnovabili, nonostante il loro costo, si presentano in una forma quasi del tutto inutilizzabile.
Se noi adottassimo queste soluzioni, che sono anche le più convenienti dal punto di vista economico o della salute pubblica, potremo rendere ancora più veloce l’uscita dalla povertà di qualche miliardo di persone e far crollare la pressione antropica globale. La proposta di una festa mondiale dello sviluppo dovrebbe servire quindi anche ad attirare l’attenzione sulle principali tendenze in atto e su quello che possiamo fare per accelerarle.
E di questa consapevolezza c’è davvero bisogno, perché spesso le decisioni politiche, specialmente in Italia e in Europa, vanno nella direzione contraria, perché partono dal presupposto che la società moderna sia il nemico da combattere. Una condanna che ha le sue lontane origini nella cultura romantica dell’Ottocento, che ha ispirato il marxismo e che è tuttora largamente diffusa.
Questo pregiudizio si articola in una serie di miti che è necessario sfatare. Non è vero che al crescere dell’economia la produzione dei beni materiali aumenta all’infinito, perché ben presto vengono raggiunti i limiti del mercato. Non è vero che l’economia, la finanza e il commercio sono solo speculazioni. La finanza svolge un ruolo importante, perché raccoglie i risparmi che alimentano le attività economiche. Ma essa ha dei costi e dei rischi che devono essere compensati e remunerati. E poi il commercio. Il solo fatto di trasportare un bene da dove è abbondate ed economico a dove è più raro e costoso, ne aumenta il valore, e questo aumento di valore è reale e corrisponde a una lavorazione.
Nell’economia le speculazioni ci saranno sempre. Ma c’è un criterio semplice per individuarle: un’economia sana produce valore, non solo economico, mentre la speculazione lo distrugge. E lo Stato, con le sue leggi e gli strumenti di cui dispone, deve cercare di ridurle al minimo. Ma le speculazioni non potranno mai essere eliminate del tutto. Per esempio nessuno potrà mai azzerare le evasioni fiscali. Quello che si può fare è cercare ridurle il più possibile, sia con un contrasto sempre più efficace, sia eliminando gli sperperi di denaro pubblico che aumentano il livello delle tasse e la propensione ad evaderle. L’economia reale, invece, non deve essere combattuta ma aiutata, perché questo è l’unico modo che conosciamo per sconfiggere la povertà e liberare l’umanità dai bisogni che l’affliggono.
All’interno del discorso c’è anche un capitolo riservato all’Italia. Siamo ancora impantanati nella crisi più grave del dopoguerra, aggravata da una immigrazione incontrollata che ha creato problemi sociali che credevamo di aver superato, come l’accattonaggio. Una crisi causata da una politica energetica che ha puntato tutto sulle rinnovabili e che ha bloccato per quasi vent’anni la soluzione migliore che abbiamo, cioè il gas naturale. Per il resto questa crisi è un paradosso, perché l’Italia ha delle possibilità che molti altri paesi non hanno: un mercato estero quasi infinito per i suoi prodotti di qualità e il più grande patrimonio storico e artistico del mondo. Ma per vendere meglio i nostri prodotti e rilanciare il turismo dobbiamo migliorare la nostra immagine e spendere meglio le risorse di cui disponiamo, per esempio investendo di più nella ricerca scientifica. Dovremmo anche aiutare l’Africa a crescere, una crescita che aprirebbe delle opportunità per la nostra stessa economia.
La società moderna è l’unica soluzione ai problemi della povertà e dell’ambiente. Ma, nonostante i suoi successi, è ancora molto diffusa la mentalità del passato che ostacola i progressi in queste due direzioni. La condanna della modernità degli intellettuali romantici del passato e del presente. La mentalità arcaica della conquista invece che della crescita economica che ha portato alle due guerre mondiali. I fanatici religiosi di ogni colore, che cercano d’impedire l’unica soluzione efficace contro la povertà. Infine gli ambientalisti che combattono delle battaglie di retroguardia contro l’economia, anche a costo di sacrificare l’ambiente.
E’ ora di dire basta a questa guerra insensata contro la società in cui viviamo. Lavoriamo tutti insieme, invece, per risolverne i problemi, perché le soluzioni ci sono e sono alla nostra portata.