Presentazione
Al centro del discorso che il sito di Ecofantascienza cerca di portare avanti c’è il nostro giudizio sulla società moderna, che non è la causa di ogni male come molti pensano, ma l’unico modello sostenibile sul piano sociale mai comparso nella Storia.
Negli ultimi due secoli e mezzo essa ha migliorato le condizioni di vita al punto che in media mondiale la sua lunghezza è triplicata. Ha anche abolito la schiavitù e diffuso nel mondo la democrazia. Inoltre questo stesso modello di società, dopo la fase di crescita che porta dalla povertà al benessere, è anche l’unico sostenibile sul piano ambientale.
Una volta i contadini, a causa della bassa produttività agricola e di una crescita demografica fuori controllo, sfruttavano anche i terreni poveri di montagna e, come in Italia, avevano ridotto al minimo la superficie dei boschi. I boschi stessi erano super sfruttati per la legna, che era l’unico combustibile per cucinare e per scaldarsi in inverno. Infine, nella perenne ricerca di qualcosa da mangiare, avevano sterminato la fauna selvatica.
La gente comune viveva in condizione di povertà estrema, non possedeva nulla e non aveva diritti. Abitava in baracche di legno o in tuguri malsani e sovraffollati, si vestiva di stracci ed era di bassa statura perché non assumeva abbastanza proteine. Era priva di istruzione, poteva spostarsi solo a piedi ed era esposta a violenze, carestie ed epidemie. Quasi la metà dei bambini moriva prima dei cinque anni e la lunghezza media della vita era di soli 24.
La crescita demografica esponenziale era anche la causa che rendeva inevitabili le profonde disparità sociali che oggi abbiamo dimenticato: una piccola minoranza di nobili che viveva di rendita e che aveva tutto il potere, tutta la ricchezza e ogni altro privilegio, mentre il resto della popolazione non possedeva nulla e viveva in uno stato di schiavitù di nome o di fatto.
Oggi invece la gente comune gode di condizioni di vita che nessuno una volta avrebbe potuto anche solo immaginare. È ben nutrita, istruita e curata da un sistema sanitario efficiente, tanto che l’aspettativa di vita media in Italia ha raggiunto gli 83 anni. Ha anche delle possibilità di informarsi e di viaggiare che i sovrani onnipotenti del passato non potevano nemmeno sognare. Vive in case spaziose e accoglienti, pulite e riscaldate in inverno e in una società molto meno violenta nella quale il numero di omicidi è decine di volte più basso. Tutto questo è merito della società moderna, cioè della rivoluzione scientifica e tecnologica, dell’economia di mercato e della libertà. Infatti con la rivoluzione industriale, le macchine e i combustibili fossili oggi l’economia è decine di volte più produttiva e riesce a soddisfare i bisogni primari dell’intera popolazione e non solo di una piccola minoranza privilegiata. Ma oggi molti si chiedono: questo straordinario aumento del benessere è sostenibile dal punto di vista ambientale?
Gli italiani hanno raggiunto da tempo l’equilibrio demografico, che è la condizione principale della sostenibilità. Ma per arrivarci è stato necessario passare attraverso la transizione demografica che ha moltiplicato la popolazione iniziale di sette o otto volte. Quindi l’agricoltura ha dovuto produrre molto più cibo, anche perché nel frattempo sono aumentati i consumi pro capite.
Nella prima fase della crescita, quando c’era bisogno di più cibo ma l’agricoltura era ancora quella tradizionale, aumentava la pressione sul territorio. Ma poi le moderne tecniche agronomiche hanno aumentato a tal punto le rese per ettaro che l’impatto ambientale è addirittura diminuito.
Lo dimostra il fatto che in Italia nel dopoguerra la superficie dei boschi è più che raddoppiata. E ai boschi, che sono anche meno sfruttati, bisogna aggiungere molte aree aperte in zone di montagna, una volta sfruttate da un’agricoltura e da una pastorizia di sussistenza, che sono state abbandonate e oggi sono tenute a prato dagli erbivori selvatici. Questo perché nel frattempo è tornata la fauna selvatica.
Con il passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale la produzione degli altri beni è cresciuta ancora di più di quella agricola e di conseguenza sono aumentati in maniera evidente l’inquinamento e l’impatto ambientale. Ma poi nel corso degli anni Settanta, man mano che i mercati dei beni materiali venivano saturati, a seconda dei settori la produzione si è stabilizzata, è diminuita o è crollata, per essere sostituita da quella dei servizi che oggi occupano i tre quarti dell’economia. Ma i servizi sono beni immateriali la cui produzione ha un impatto ambientale molto minore.
Inoltre i beni di cui abbiamo bisogno li produciamo con sempre maggiore efficienza, cioè consumando meno risorse naturali, che è quello che conta dal punto di vista ambientale. Infine, una volta soddisfatti i bisogni primari, passano in prima linea dei bisogni più sofisticati, soddisfatti dall’economia dei servizi, tra cui quello di salvaguardare l’ambiente. Pertanto la società moderna è anche l’unica che ha l’interesse, la capacità e i mezzi per ridurre al minimo la pressione delle attività umane sugli ecosistemi naturali.
Questa è la situazione dell’Italia e dei paesi più sviluppati. Quanto agli emergenti, essi stanno percorrendo questa stessa strada con solo qualche decennio di ritardo. Però, dato che la loro popolazione è molto più numerosa, stanno aumentando in maniera preoccupante la pressione sull’ambiente. Tuttavia, come è già avvenuto nei paesi che si sono sviluppati per primi, man mano che si modernizzano anche il loro impatto ambientale è destinato a diminuire. Cosa che del resto sta già avvenendo.
Ci sono ancora delle foreste che vengono abbattute per il legname e per espandere pascoli e coltivazioni, ma c’è anche un flusso costante di popolazione che si trasferisce dalla campagna alla città (come è avvenuto da noi nella prima metà del dopoguerra). E i terreni abbandonati, ancora più in fretta nella fascia tropicale, vengono subito riconquistati dalla foresta, tanto che già da molti anni la ricrescita supera gli abbattimenti.
E per quanto riguarda gli altri beni, anche le loro economie si stanno spostando dai beni materiali ai servizi, con le stesse benefiche conseguenze. Inoltre anche in questi paesi, man mano che l’economia arriva a soddisfare i bisogni primari, cresce l’interesse per l’ambiente. Vengono istituiti dei parchi naturali e si lavora per tutelare le specie a rischio. Infine oggi stiamo raggiungendo la stabilità demografica anche su scala globale, perché è dalla metà degli anni Novanta che in media mondiale il numero di nuovi nati ha smesso di aumentare. E la stabilità demografica è la condizione sia della sostenibilità sociale che di quella ambientale.
Questo dimostra che la società moderna, nonostante i problemi della crescita, è l’unica davvero sostenibile. I danni all’ambiente devono essere considerati un’eredità del passato, cioè di società in perenne crescita demografica e che producevano i loro beni in maniera altamente inefficiente.
Eppure, nonostante questi risultati straordinari, la società moderna ha sempre avuto molti nemici. Le vecchie classi dominanti hanno fatto ogni possibile resistenza contro il nuovo ordine sociale. Inoltre nell’Ottocento è nata un’ideologia che accusa la società “capitalista” di essere la causa delle ingiustizie sociali.
Marx, vissuto a lungo nell’Inghilterra che si stava industrializzando, non ha compreso questa epocale trasformazione. Non ha capito le leggi del mercato, che non sono state inventate dai “capitalisti”, ma che regolano gli scambi commerciali da migliaia di anni. Marx ha elaborato una propria visione della realtà, suggestiva ma profondamente sbagliata, che continua a confondere molte coscienze.
Anche le ingiustizie sociali non nascono nell’800. Marx non ha capito che i contadini facevano la fila per farsi assumere nelle nuove fabbriche, nonostante le paghe basse e i pesanti turni di lavoro, perché almeno lì il lavoro aveva un orario, la paga era sicura e perché adesso erano delle persone libere e non dei servi sempre a disposizione di un padrone.
L’ideologia marxista ha ispirato i regimi di tipo sovietico, nei quali la libertà e il mercato erano stati aboliti, mentre l’innovazione tecnologica era stata messa al servizio del solo apparato militare.
Dopo il crollo del regime sovietico i paesi “satelliti” hanno finalmente cominciato a crescere e gradualmente stanno raggiungendo, e in qualche caso hanno già raggiunto, gli altri paesi europei, dimostrando che l’Unione sovietica era una sorta di tappo che impediva loro di sfuggire alla povertà e al sottosviluppo.
Anche la Russia aveva cominciato a crescere, ma poi è finita di nuovo sotto il tallone di una dittatura. Il vecchio apparato burocratico militare sovietico ha ripreso il sopravvento. Esso non ha più la giustificazione ideologica del marxismo: è solo la solita dittatura predatoria che, ancora una volta, sta impedendo a questo grande paese di uscire dalla povertà e dal sottosviluppo. Infine, per compensare i propri inevitabili fallimenti, ha intrapreso una guerra che sta producendo gravi danni non solo all’Ucraina, ma alla Russia stessa.
L’Unione sovietica e l’ideologia marxista hanno fatto gravi danni anche in molte altre parti del mondo. La Cina maoista è rimasta bloccata per molto tempo su livelli di vita bassissimi. L’India, pur essendo una democrazia, aveva come modello l’economia statalizzata di tipo sovietico che per molto tempo ha rallentato la sua crescita, mentre in Africa le dittature marxiste hanno provocato disastri tali da ritardane lo sviluppo per almeno trent’anni.
Ma il modello di economia sovietica e le idee del marxismo hanno fatto e continuano a fare grossi danni anche nei paesi più sviluppati, che pure hanno raggiunto il loro alto livello di benessere grazie alla società moderna.
In questi paesi c’erano dappertutto dei partiti comunisti o socialisti che si ispiravano all’ideologia marxista e che nel periodo della guerra fredda erano apertamente schierati dalla parte dell’Unione sovietica. Si potrebbe pensare che quando questo regime totalitario è fallito l’ideologia che l’aveva ispirato sia stata abbandonata. In realtà questo è avvenuto in quasi tutto il mondo, perché quasi tutti hanno capito cosa dovevano fare per sconfiggere la povertà, e da allora lo stanno facendo con risultati straordinari. Invece i partiti comunisti dei paesi occidentali, pur avendo cambiato nome, hanno continuato la loro guerra contro la società “capitalista”, come se non fosse successo nulla. Anzi, hanno deciso di intensificarla prendendo a pretesto i temi ambientali e lanciando degli allarmi infondati sul clima per imporre la politica folle della de carbonizzazione e delle energie alternative. E dato che queste fonti di energia non starebbero in piedi se non fossero sostenute e assistite dallo Stato, sono riusciti anche ad imporre un pezzo di economia statalizzata di tipo sovietico.
Oggi essi parlano del divario tra i paesi ricchi e quelli poveri. Ma hanno messo sotto accusa proprio l’economia di mercato, la crescita economica e lo sviluppo che sono l’unica strada conosciuta per sconfiggere la povertà e colmare questo divario.
Poi parlano dei problemi dell’ambiente e del riscaldamento globale. Però hanno ostacolato o bloccato tutte le soluzioni migliori che abbiamo per diminuire il consumo dei combustibili fossili, che hanno preteso di sostituire con le “energie alternative”, che però non funzionano o funzionano molto peggio e sono anche molto costose e impattanti. Infine accusano l’anidride carbonica di essere la causa del riscaldamento globale, anche se non c’è mai alcuna relazione tra il tasso di CO2 e la temperatura globale, né negli ultimi mille anni né nelle epoche precedenti.
Un’altra accusa rivolta alla società moderna è che essa sarebbe priva di valori, perché avrebbe come unico valore il denaro. Invece la società industriale matura è la più gentile, evoluta e ricca di valori che sia mai comparsa nella Storia. E il motivo è di ordine economico. Infatti solo dopo che sono stati soddisfatti i bisogni più importanti possono trovare spazio dei valori fino a quel momento trascurati per ragioni di forza maggiore, come la compassione umana, il rispetto delle leggi necessarie al buon funzionamento della società e la tutela del patrimonio storico, artistico e monumentale e anche ambientale e paesaggistico.
I nemici della società moderna hanno anche trasformato l’anidride carbonica, che è il principale fattore di crescita delle piante, nel principale nemico della natura e dell’ambiente. Poi hanno messo sotto accusa i vaccini, l’ingegneria genetica applicata all’agricoltura, le centrali a turbogas, i rigassificatori ecc. E hanno convinto l’opinione pubblica che eolico, fotovoltaico e auto a idrogeno possano davvero soddisfare il fabbisogno energetico di un paese. Ma i problemi pratici devono essere giudicati sulla base dei dati della realtà, non di un’ideologia ottocentesca bocciata dalla Storia!
Purtroppo bisogna riconoscere che in Italia la guerra contro la società “capitalista”, giustificata con dei falsi pretesti ambientali e buonisti, è stata un grande successo.
Infatti essa ha provocato una crisi economica devastante che dura dal 2008, ha aumentato la disoccupazione, ha messo in difficoltà milioni di famiglie e ha causato un preoccupante crollo della natalità, mentre non ha diminuito il consumo dei combustibili fossili. È questo il risultato che si voleva ottenere?
Eppure questo è solo l’inizio. Con l’Accordo di Parigi dell’anno 2015, firmato da quasi tutti i paesi occidentali, i nemici della società moderna stanno cercando di imporci, con il pretesto della lotta contro il cambiamento climatico, dei costi iperbolici che distruggerebbero la nostra società e tutti i suoi valori.
Invece di investire nelle tecnologie che potrebbero davvero sostituire il carbone e il petrolio, che con l’inquinamento uccidono ogni anno cinque milioni di persone, l’Europa e l’America si stanno indebolendo e stanno lasciando alla Cina il monopolio di tecnologie strategiche come quelle delle batterie delle auto elettriche. Inoltre l’Europa e l’America e l’ONU, sempre con questi falsi pretesti ambientali, da anni stanno bloccando i finanziamenti alle infrastrutture di cui i paesi più poveri hanno un disperato bisogno per la loro crescita, l’unica strada conosciuta per uscire dalla povertà. Ed è un paradosso della Storia che sia la Cina a promuovere lo sviluppo di molti paesi poveri, compresi quelli dell’Africa.
La società moderna ha ottenuto dei risultati straordinari. Ha liberato o sta liberando da una povertà abietta quasi tutta la popolazione mondiale. Ha abbattuto l’impatto ambientale nei paesi sviluppati e oggi sta cominciando a fare la stessa cosa negli emergenti. È ora di mettere fine a questa guerra insensata contro la società stessa in cui viviamo che è l’unica sostenibile sia sul piano sociale che ambientale e anche quella più ricca di valori. La società moderna è la soluzione, non il problema!
Negli ultimi due secoli e mezzo essa ha migliorato le condizioni di vita al punto che in media mondiale la sua lunghezza è triplicata. Ha anche abolito la schiavitù e diffuso nel mondo la democrazia. Inoltre questo stesso modello di società, dopo la fase di crescita che porta dalla povertà al benessere, è anche l’unico sostenibile sul piano ambientale.
Una volta i contadini, a causa della bassa produttività agricola e di una crescita demografica fuori controllo, sfruttavano anche i terreni poveri di montagna e, come in Italia, avevano ridotto al minimo la superficie dei boschi. I boschi stessi erano super sfruttati per la legna, che era l’unico combustibile per cucinare e per scaldarsi in inverno. Infine, nella perenne ricerca di qualcosa da mangiare, avevano sterminato la fauna selvatica.
La gente comune viveva in condizione di povertà estrema, non possedeva nulla e non aveva diritti. Abitava in baracche di legno o in tuguri malsani e sovraffollati, si vestiva di stracci ed era di bassa statura perché non assumeva abbastanza proteine. Era priva di istruzione, poteva spostarsi solo a piedi ed era esposta a violenze, carestie ed epidemie. Quasi la metà dei bambini moriva prima dei cinque anni e la lunghezza media della vita era di soli 24.
La crescita demografica esponenziale era anche la causa che rendeva inevitabili le profonde disparità sociali che oggi abbiamo dimenticato: una piccola minoranza di nobili che viveva di rendita e che aveva tutto il potere, tutta la ricchezza e ogni altro privilegio, mentre il resto della popolazione non possedeva nulla e viveva in uno stato di schiavitù di nome o di fatto.
Oggi invece la gente comune gode di condizioni di vita che nessuno una volta avrebbe potuto anche solo immaginare. È ben nutrita, istruita e curata da un sistema sanitario efficiente, tanto che l’aspettativa di vita media in Italia ha raggiunto gli 83 anni. Ha anche delle possibilità di informarsi e di viaggiare che i sovrani onnipotenti del passato non potevano nemmeno sognare. Vive in case spaziose e accoglienti, pulite e riscaldate in inverno e in una società molto meno violenta nella quale il numero di omicidi è decine di volte più basso. Tutto questo è merito della società moderna, cioè della rivoluzione scientifica e tecnologica, dell’economia di mercato e della libertà. Infatti con la rivoluzione industriale, le macchine e i combustibili fossili oggi l’economia è decine di volte più produttiva e riesce a soddisfare i bisogni primari dell’intera popolazione e non solo di una piccola minoranza privilegiata. Ma oggi molti si chiedono: questo straordinario aumento del benessere è sostenibile dal punto di vista ambientale?
Gli italiani hanno raggiunto da tempo l’equilibrio demografico, che è la condizione principale della sostenibilità. Ma per arrivarci è stato necessario passare attraverso la transizione demografica che ha moltiplicato la popolazione iniziale di sette o otto volte. Quindi l’agricoltura ha dovuto produrre molto più cibo, anche perché nel frattempo sono aumentati i consumi pro capite.
Nella prima fase della crescita, quando c’era bisogno di più cibo ma l’agricoltura era ancora quella tradizionale, aumentava la pressione sul territorio. Ma poi le moderne tecniche agronomiche hanno aumentato a tal punto le rese per ettaro che l’impatto ambientale è addirittura diminuito.
Lo dimostra il fatto che in Italia nel dopoguerra la superficie dei boschi è più che raddoppiata. E ai boschi, che sono anche meno sfruttati, bisogna aggiungere molte aree aperte in zone di montagna, una volta sfruttate da un’agricoltura e da una pastorizia di sussistenza, che sono state abbandonate e oggi sono tenute a prato dagli erbivori selvatici. Questo perché nel frattempo è tornata la fauna selvatica.
Con il passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale la produzione degli altri beni è cresciuta ancora di più di quella agricola e di conseguenza sono aumentati in maniera evidente l’inquinamento e l’impatto ambientale. Ma poi nel corso degli anni Settanta, man mano che i mercati dei beni materiali venivano saturati, a seconda dei settori la produzione si è stabilizzata, è diminuita o è crollata, per essere sostituita da quella dei servizi che oggi occupano i tre quarti dell’economia. Ma i servizi sono beni immateriali la cui produzione ha un impatto ambientale molto minore.
Inoltre i beni di cui abbiamo bisogno li produciamo con sempre maggiore efficienza, cioè consumando meno risorse naturali, che è quello che conta dal punto di vista ambientale. Infine, una volta soddisfatti i bisogni primari, passano in prima linea dei bisogni più sofisticati, soddisfatti dall’economia dei servizi, tra cui quello di salvaguardare l’ambiente. Pertanto la società moderna è anche l’unica che ha l’interesse, la capacità e i mezzi per ridurre al minimo la pressione delle attività umane sugli ecosistemi naturali.
Questa è la situazione dell’Italia e dei paesi più sviluppati. Quanto agli emergenti, essi stanno percorrendo questa stessa strada con solo qualche decennio di ritardo. Però, dato che la loro popolazione è molto più numerosa, stanno aumentando in maniera preoccupante la pressione sull’ambiente. Tuttavia, come è già avvenuto nei paesi che si sono sviluppati per primi, man mano che si modernizzano anche il loro impatto ambientale è destinato a diminuire. Cosa che del resto sta già avvenendo.
Ci sono ancora delle foreste che vengono abbattute per il legname e per espandere pascoli e coltivazioni, ma c’è anche un flusso costante di popolazione che si trasferisce dalla campagna alla città (come è avvenuto da noi nella prima metà del dopoguerra). E i terreni abbandonati, ancora più in fretta nella fascia tropicale, vengono subito riconquistati dalla foresta, tanto che già da molti anni la ricrescita supera gli abbattimenti.
E per quanto riguarda gli altri beni, anche le loro economie si stanno spostando dai beni materiali ai servizi, con le stesse benefiche conseguenze. Inoltre anche in questi paesi, man mano che l’economia arriva a soddisfare i bisogni primari, cresce l’interesse per l’ambiente. Vengono istituiti dei parchi naturali e si lavora per tutelare le specie a rischio. Infine oggi stiamo raggiungendo la stabilità demografica anche su scala globale, perché è dalla metà degli anni Novanta che in media mondiale il numero di nuovi nati ha smesso di aumentare. E la stabilità demografica è la condizione sia della sostenibilità sociale che di quella ambientale.
Questo dimostra che la società moderna, nonostante i problemi della crescita, è l’unica davvero sostenibile. I danni all’ambiente devono essere considerati un’eredità del passato, cioè di società in perenne crescita demografica e che producevano i loro beni in maniera altamente inefficiente.
Eppure, nonostante questi risultati straordinari, la società moderna ha sempre avuto molti nemici. Le vecchie classi dominanti hanno fatto ogni possibile resistenza contro il nuovo ordine sociale. Inoltre nell’Ottocento è nata un’ideologia che accusa la società “capitalista” di essere la causa delle ingiustizie sociali.
Marx, vissuto a lungo nell’Inghilterra che si stava industrializzando, non ha compreso questa epocale trasformazione. Non ha capito le leggi del mercato, che non sono state inventate dai “capitalisti”, ma che regolano gli scambi commerciali da migliaia di anni. Marx ha elaborato una propria visione della realtà, suggestiva ma profondamente sbagliata, che continua a confondere molte coscienze.
Anche le ingiustizie sociali non nascono nell’800. Marx non ha capito che i contadini facevano la fila per farsi assumere nelle nuove fabbriche, nonostante le paghe basse e i pesanti turni di lavoro, perché almeno lì il lavoro aveva un orario, la paga era sicura e perché adesso erano delle persone libere e non dei servi sempre a disposizione di un padrone.
L’ideologia marxista ha ispirato i regimi di tipo sovietico, nei quali la libertà e il mercato erano stati aboliti, mentre l’innovazione tecnologica era stata messa al servizio del solo apparato militare.
Dopo il crollo del regime sovietico i paesi “satelliti” hanno finalmente cominciato a crescere e gradualmente stanno raggiungendo, e in qualche caso hanno già raggiunto, gli altri paesi europei, dimostrando che l’Unione sovietica era una sorta di tappo che impediva loro di sfuggire alla povertà e al sottosviluppo.
Anche la Russia aveva cominciato a crescere, ma poi è finita di nuovo sotto il tallone di una dittatura. Il vecchio apparato burocratico militare sovietico ha ripreso il sopravvento. Esso non ha più la giustificazione ideologica del marxismo: è solo la solita dittatura predatoria che, ancora una volta, sta impedendo a questo grande paese di uscire dalla povertà e dal sottosviluppo. Infine, per compensare i propri inevitabili fallimenti, ha intrapreso una guerra che sta producendo gravi danni non solo all’Ucraina, ma alla Russia stessa.
L’Unione sovietica e l’ideologia marxista hanno fatto gravi danni anche in molte altre parti del mondo. La Cina maoista è rimasta bloccata per molto tempo su livelli di vita bassissimi. L’India, pur essendo una democrazia, aveva come modello l’economia statalizzata di tipo sovietico che per molto tempo ha rallentato la sua crescita, mentre in Africa le dittature marxiste hanno provocato disastri tali da ritardane lo sviluppo per almeno trent’anni.
Ma il modello di economia sovietica e le idee del marxismo hanno fatto e continuano a fare grossi danni anche nei paesi più sviluppati, che pure hanno raggiunto il loro alto livello di benessere grazie alla società moderna.
In questi paesi c’erano dappertutto dei partiti comunisti o socialisti che si ispiravano all’ideologia marxista e che nel periodo della guerra fredda erano apertamente schierati dalla parte dell’Unione sovietica. Si potrebbe pensare che quando questo regime totalitario è fallito l’ideologia che l’aveva ispirato sia stata abbandonata. In realtà questo è avvenuto in quasi tutto il mondo, perché quasi tutti hanno capito cosa dovevano fare per sconfiggere la povertà, e da allora lo stanno facendo con risultati straordinari. Invece i partiti comunisti dei paesi occidentali, pur avendo cambiato nome, hanno continuato la loro guerra contro la società “capitalista”, come se non fosse successo nulla. Anzi, hanno deciso di intensificarla prendendo a pretesto i temi ambientali e lanciando degli allarmi infondati sul clima per imporre la politica folle della de carbonizzazione e delle energie alternative. E dato che queste fonti di energia non starebbero in piedi se non fossero sostenute e assistite dallo Stato, sono riusciti anche ad imporre un pezzo di economia statalizzata di tipo sovietico.
Oggi essi parlano del divario tra i paesi ricchi e quelli poveri. Ma hanno messo sotto accusa proprio l’economia di mercato, la crescita economica e lo sviluppo che sono l’unica strada conosciuta per sconfiggere la povertà e colmare questo divario.
Poi parlano dei problemi dell’ambiente e del riscaldamento globale. Però hanno ostacolato o bloccato tutte le soluzioni migliori che abbiamo per diminuire il consumo dei combustibili fossili, che hanno preteso di sostituire con le “energie alternative”, che però non funzionano o funzionano molto peggio e sono anche molto costose e impattanti. Infine accusano l’anidride carbonica di essere la causa del riscaldamento globale, anche se non c’è mai alcuna relazione tra il tasso di CO2 e la temperatura globale, né negli ultimi mille anni né nelle epoche precedenti.
Un’altra accusa rivolta alla società moderna è che essa sarebbe priva di valori, perché avrebbe come unico valore il denaro. Invece la società industriale matura è la più gentile, evoluta e ricca di valori che sia mai comparsa nella Storia. E il motivo è di ordine economico. Infatti solo dopo che sono stati soddisfatti i bisogni più importanti possono trovare spazio dei valori fino a quel momento trascurati per ragioni di forza maggiore, come la compassione umana, il rispetto delle leggi necessarie al buon funzionamento della società e la tutela del patrimonio storico, artistico e monumentale e anche ambientale e paesaggistico.
I nemici della società moderna hanno anche trasformato l’anidride carbonica, che è il principale fattore di crescita delle piante, nel principale nemico della natura e dell’ambiente. Poi hanno messo sotto accusa i vaccini, l’ingegneria genetica applicata all’agricoltura, le centrali a turbogas, i rigassificatori ecc. E hanno convinto l’opinione pubblica che eolico, fotovoltaico e auto a idrogeno possano davvero soddisfare il fabbisogno energetico di un paese. Ma i problemi pratici devono essere giudicati sulla base dei dati della realtà, non di un’ideologia ottocentesca bocciata dalla Storia!
Purtroppo bisogna riconoscere che in Italia la guerra contro la società “capitalista”, giustificata con dei falsi pretesti ambientali e buonisti, è stata un grande successo.
Infatti essa ha provocato una crisi economica devastante che dura dal 2008, ha aumentato la disoccupazione, ha messo in difficoltà milioni di famiglie e ha causato un preoccupante crollo della natalità, mentre non ha diminuito il consumo dei combustibili fossili. È questo il risultato che si voleva ottenere?
Eppure questo è solo l’inizio. Con l’Accordo di Parigi dell’anno 2015, firmato da quasi tutti i paesi occidentali, i nemici della società moderna stanno cercando di imporci, con il pretesto della lotta contro il cambiamento climatico, dei costi iperbolici che distruggerebbero la nostra società e tutti i suoi valori.
Invece di investire nelle tecnologie che potrebbero davvero sostituire il carbone e il petrolio, che con l’inquinamento uccidono ogni anno cinque milioni di persone, l’Europa e l’America si stanno indebolendo e stanno lasciando alla Cina il monopolio di tecnologie strategiche come quelle delle batterie delle auto elettriche. Inoltre l’Europa e l’America e l’ONU, sempre con questi falsi pretesti ambientali, da anni stanno bloccando i finanziamenti alle infrastrutture di cui i paesi più poveri hanno un disperato bisogno per la loro crescita, l’unica strada conosciuta per uscire dalla povertà. Ed è un paradosso della Storia che sia la Cina a promuovere lo sviluppo di molti paesi poveri, compresi quelli dell’Africa.
La società moderna ha ottenuto dei risultati straordinari. Ha liberato o sta liberando da una povertà abietta quasi tutta la popolazione mondiale. Ha abbattuto l’impatto ambientale nei paesi sviluppati e oggi sta cominciando a fare la stessa cosa negli emergenti. È ora di mettere fine a questa guerra insensata contro la società stessa in cui viviamo che è l’unica sostenibile sia sul piano sociale che ambientale e anche quella più ricca di valori. La società moderna è la soluzione, non il problema!
