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ERA CARBONIFERA

L’era carbonifera.

Durante l’era carbonifera un’enorme quantità di anidride carbonica è stata sottratta all’atmosfera e incorporata nel legno degli alberi, che una volta caduti sono stati trasportati dai fiumi fino a riempire intere valli dove poi, col tempo, si sono trasformati negli immensi giacimenti di carbon fossile.

È stata la più grande decarbonizzazione della storia della Terra e oggi, quando bruciamo del carbone in una centrale elettrica, rimettiamo in circolazione una parte dell’anidride carbonica che in quell’epoca remota era stata sottratta all’atmosfera.

L’era carbonifera è compresa tra 360 e 300 milioni di anni fa e nel corso di una cinquantina di milioni di anni il tasso di CO2 è passato da 4.500 a 500 ppm (parti per milione).

Se fosse vero che sottraendo anidride carbonica dall’aria possiamo raffreddare il clima, questa grande decarbonizzazione avrebbe dovuto essere accompagnata da una parallela diminuzione della temperatura globale, che invece non c’è stata. Per alcune decine di milioni di anni, mentre l’anidride carbonica atmosferica si riduceva a poco più di un decimo, la temperatura globale non è mai diminuita.

In seguito la temperatura è diminuita, aumentata e diminuita ancora, ma senza mai alcuna relazione con l’anidride carbonica (vedi i grafici di pag. 90 e 91 del libro La grande bugia verde di Nicola Porro. Vedi anche l’articolo originale da cui questi grafici sono stati tratti: http://www.sec.gov/comments/s7-10-22/s71022-20132171-302668.pdf).

Evidentemente la CO2 non influenza più di tanto la temperatura terrestre perché è un gas serra solo se considerata isolatamente. Ma in natura essa opera nell’ambito del ciclo del carbonio che è molto complesso, e quando aumenta (o diminuisce) è impossibile dire se l’effetto finale è riscaldante o raffreddante. Del resto oggi c’è l’ipotesi solare che è molto più consistente e che sembra confermata dai dati storici (vedi l’articolo: Reimpostare la discussione sul clima).

Gli ultimi mille anni.

Nel 1998 il climatologo Michael Mann ha pubblicato un articolo scientifico nel quale affermava che la temperatura globale, dopo essere rimasta invariata per quasi tutto il millennio, negli ultimi decenni era aumentata in maniera straordinaria. Un aumento senza precedenti che, se fosse continuato, avrebbe trascinato l’umanità e l’intero pianeta verso la catastrofe. Questo articolo era riassunto da un grafico che aveva l’aspetto di una mazza da hockey su ghiaccio e per diversi anni fu la prova più convincente che l’anidride carbonica di origine antropica stava provocando un drammatico riscaldamento globale. Esso venne fatto proprio dall’IPCC, l’ente dell’ONU che si occupa del clima, e servì anche a convincere gli accademici svedesi ad assegnare nel 2007 il premio Nobel per la pace all’ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore per il suo attivismo su questo tema.

Il grafico a mazza da hockey aveva una sua logica. Infatti se si parte dal presupposto che una maggiore quantità di anidride carbonica ha un effetto riscaldante e che la quantità di questo gas negli ultimi anni era aumentata in misura straordinaria, anche la temperatura globale doveva aver avuto lo stesso andamento.

La popolarità di questo articolo è durata finché gli storici non sono riusciti a far sentire la loro voce per ricordare che c’era stato il periodo caldo medioevale (950 - 1300 d.C.), caldo almeno quanto il riscaldamento globale recente, seguito un secolo dopo dalla piccola era glaciale che ha avuto il suo picco tra la seconda metà del ‘600 e i primi decenni del ‘700: forse il periodo più freddo dopo l’ultima grande glaciazione terminata 10.000 anni fa.

Sono gli storici dell’epoca a parlare di questo freddo rigidissimo. Per esempio secondo l’autore della “Istoria della città di Ferrara”, che copre il periodo che va dall’anno 1655 all’anno 1700, il Po ogni anno ghiacciava e il ghiaccio era così spesso da sostenere qualsiasi peso. Negli stessi anni anche il Tamigi a Londra ghiacciava al punto che sul ghiaccio si spostavano le carrozze e si tenevano i mercati. Infine anche il riscaldamento globale degli ultimi decenni era stato molto esagerato.

Però adesso questo articolo, una volta verificata la falsità dei suoi presupposti, dimostra l’ipotesi contraria, cioè che l’anidride carbonica col riscaldamento globale non c’entra nulla! Infatti fino all’inizio dell’era industriale il tasso di CO2 è rimasto invariato e quindi questo gas non può essere responsabile né del periodo caldo medioevale né della piccola era glaciale, e di conseguenza nemmeno del riscaldamento globale recente. E questa conclusione è confermata anche dai dati storici delle epoche precedenti.

La politica della de carbonizzazione e delle energie alternative.

Eppure per diminuire le emissioni di anidride carbonica e per farlo con le pale eoliche al sud e gli impianti fotovoltaici nella pianura padana, tra costi diretti e indiretti solo in Italia abbiamo già speso circa 350 miliardi. In più, dato che le energie alternative non sono in grado di sostituire le normali centrali elettriche e i combustibili fossili (come dimostra anche l’esperienza della Germania), la nostra forte dipendenza dalle importazioni di energia continua ad impoverire tutto il sistema paese.

Considerando anche quello che avremmo dovuto spendere per delle altre fonti di energia, negli ultimi vent’anni con questa politica energetica ci siamo impoveriti di almeno 600 / 700 miliardi. Quante cose avremmo potuto fare con tutti questi soldi? Inutile poi lamentarsi che non ci sono più risorse per questo o per quello, che le tasse sono alte, le retribuzioni troppo basse ecc. La colpa è proprio di questa politica anti sviluppo il cui principale strumento oggi sono gli allarmi sul clima. E a farne le spese sono prima di tutto le categorie sociali più deboli.

Inoltre, dato che queste forme di energia non starebbero in piedi se non fossero sostenute e assistite dallo Stato, chi ha voluto questa politica ci ha anche imposto un pezzo di economia statalizzata di tipo sovietico. Infine questo è ancora nulla rispetto a quello che dovremmo ancora spendere nei prossimi anni per decarbonizzare il mondo (vedi l’ultimo paragrafo sull’Accordo di Parigi).

È giusto cercare di diminuire i consumi del carbone e del petrolio perché l’inquinamento uccide ogni anno cinque milioni di persone. Ma per quanto riguarda il gas naturale potremmo addirittura usare i fumi di combustione delle centrali a metano, che sono puliti e ricchi di anidride carbonica, per aumentare la produzione agricola anche in molte coltivazioni in campo aperto e non solo nelle serre. Questo perché la CO2 non è un veleno da eliminare a qualsiasi costo, ma il principale fertilizzante delle piante!

Un piano nazionale per il teleriscaldamento avrebbe ottenuto di più dei 350 miliardi finora spesi per eolico e fotovoltaico, con costi al confronto irrisori e senza deturpare il paesaggio. E questa è già una proposta. Poi dovremmo puntare sulle tecnologie migliori come le centrali nucleari di IV generazione progettate in Italia, che sono ancora più sicure ed economiche e che utilizzeranno come combustibile quelle che oggi sono scorie radioattive e le consumeranno completamente (vedi l’articolo: Energia nucleare pulita e sicura). Infine i paesi occidentali dovrebbero investire una parte dei soldi così risparmiati nella ricerca sulle batterie delle auto elettriche, che finora hanno trascurato lasciandone il monopolio alla Cina, con il risultato di ritardare di molti anni la diffusione di questi veicoli che abbattono i consumi delle quattro ruote anche del 90 % (vedi l’articolo: I vantaggi della trazione elettrica).

Ma prima ancora bisogna contrastare con una corretta informazione le campagne allarmistiche che cercano di imporre ai paesi occidentali una decarbonizzazione incredibilmente costosa, anche se nemmeno quella dell’era carbonifera è riuscita a raffreddare il clima. È ora di dar voce agli scienziati a cui viene impedito di parlare perché i loro dati smentiscono gli allarmi sul clima!

Gli scienziati criticano l’allarmismo sul clima.

1900 scienziati hanno sottoscritto un documento molto critico verso gli allarmi sul clima. Quindi non è vero che su questo argomento c’è il consenso unanime della comunità scientifica. Alcuni di loro hanno spiegato in un libro i dati più importanti, quelli che vengono sempre travisati o nascosti perché smentiscono il dogma che l’anidride carbonica sia la causa del riscaldamento globale.

Gli attivisti del clima si rifanno all’insegnamento di Stalin: se ripeti una bugia cento volte e chiudi la bocca a chi non è d’accordo, trasformi questa bugia in una verità. Gli allarmi sul clima vengono ripetuti in maniera ossessiva e gli scienziati dissenzienti vengono accusati di “negazionismo”, cioè vengono paragonati ai neonazisti che negano l’olocausto!

Però gli scienziati non politicizzati si stanno ribellando e hanno firmato questa dichiarazione molto critica. Il riscaldamento è causato da fattori naturali e antropogenetici. Il riscaldamento è molto più lento di quanto previsto. La politica climatica si basa su modelli inadeguati. La CO2 è cibo per le piante, la base di tutta la vita sulla Terra. Il riscaldamento globale non ha aumentato i disastri naturali. La politica climatica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche.

(vedi la Dichiarazione sul clima mondiale).

Allarmi sul clima anche fuori contesto.

Il giorno 17 agosto 2025 alle ore 21,20 il servizio giornalistico “Visti dal cielo” del canale FOCUS, ha mostrato che in un punto della banchisa antartica si era formata una voragine di diversi chilometri quadrati di superficie. Nel corso della trasmissione, dopo avere valutato altre ipotesi, la voce che accompagnava le immagini ha spiegato che la causa era un vulcano sottomarino. Ma proprio negli ultimi istanti gli autori del servizio hanno mostrato un grosso uragano tropicale (che non c’entra nulla non la banchisa polare!) e hanno detto che, a causa del riscaldamento globale “abbiamo i giorni contati”.

Questo è solo uno dei tanti esempi della ossessiva campagna allarmistica sul clima, fatta anche con affermazioni fuori contesto.

Ormai non c’è documentario naturalistico che non lanci continui e accorati allarmi sul clima. E dato che questo allarmismo è ingiustificato dal punto di vista scientifico e che ha lo scopo di far passare delle decisioni politiche estremamente penalizzanti per l’economia e la società civile, è obbligatorio chiedersi: i loro autori sono tutti marxisti che stanno combattendo la loro guerra personale contro la società capitalista?

Ma c’è anche un’altra possibilità, cioè che siano pagati o sovvenzionati da qualcuno.

Secondo quanto si può leggere a pag. 305 del libro Falso Allarme di Bjorn Lomborg “… solo nei primi otto anni di scambio delle quote di emissioni (di anidride carbonica) nell’Unione Europea, le imprese, tra cui molte centrali elettriche a carbone, hanno ottenuto circa 80 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi”. Mentre a pag. 250 del libro L’apocalisse può attendere di Michael Shellenberger si può leggere: “Tra il 2016 e il 2019, le cinque maggiori società quotate in borsa del settore petrolio e gas naturale – ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron Corporation, BP e Total – hanno investito un miliardo di dollari in pubblicità e attività di lobby per le energie rinnovabili e altre campagne incentrate sul clima”. Ma, a giudicare dai documentari naturalistici, da allora queste spese sono sicuramente molto aumentate!

Il riscaldamento globale di cui tanto si parla c’è stato, ma è stato sovrastimato di oltre il 30%. E a conferma che il fatto non è preoccupante c’è il dato, anch’esso rilevato dai satelliti, che da oltre 40 anni i ghiacci dell’Antartide non fanno che aumentare.

Al contrario quelli del Polo Nord e della Groenlandia sono diminuiti in maniera evidente fino al 2006. Ma poi c’è stato un rallentamento e dal 2018 anche loro sono in crescita. Adesso tutti i ghiacci polari sono in crescita! Quanto tempo ci vorrà perché anche i ghiacciai alpini riprendano a espandersi?

Quello che si può dire è che nel nord Italia le estati del 2024 e del 2025 sono state le più corte, fresche, nuvolose e piovose da molti anni a questa parte, con temperature per gran parte del tempo anche 10 gradi più basse delle medie stagionali. Rimangono i mari che si sono riscaldati negli strati superficiali. E dato che la capacità termica dell’acqua è molto alta, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che questo calore venga dissipato. Quindi le perturbazioni che vengono dall’Atlantico portano ancora pioggia un po’ più calda, che più difficilmente in inverno si trasforma in neve. Una situazione che però non durerà a lungo.

Una situazione che non può durare a lungo perché è quasi sicuramente il sole il fattore principale che determina il clima attraverso le forti variazioni della sua attività magnetica. E le macchie solari sono un buon indicatore: più numerose sono, più alta sarà la temperatura terrestre e viceversa. Infine, dato che negli ultimi due cicli il numero delle macchie solari si è dimezzato, adesso dobbiamo aspettarci la fine di questa fase calda, che è proprio quello che sta accadendo.

L’Accordo di Parigi di cui nessuno parla.

Nel suo libro Falso Allarme, nel capitolo 8, Bjorrn Lomborg fa una stima dei costi e degli effetti sulla temperatura globale dell’Accordo di Parigi, firmato nel dicembre 2015 dai leader di quasi tutti i paesi del mondo.

Il trattato è stato salutato come un risultato storico perché impegna le nazioni a diminuire le proprie emissioni di carbonio. Non è però un accordo ben congegnato, ma un insieme di impegni molto eterogenei dei singoli paesi, ognuno dei quali ha semplicemente dichiarato le quantità di emissioni di anidride carbonica che avrebbe ridotto entro il 2030.

Ognuno di questi impegni ha un costo che pesa sull’economia diminuendone la velocità di crescita. Per misurarne gli effetti sono stati fatti diversi studi che Lomborg usa per stimare il costo che l’Europa, l’America e la Cina si sono impegnati a sostenere, circa l’80% di tutte le riduzioni di carbonio pattuite.

La Cina si è impegnata a diminuire le quantità di carbonio emesse per ogni dollaro prodotto dalla sua economia, e dato che questo grande paese sta sostituendo ogni anno una decina di centrali a carbone obsolete e inefficienti con delle centrali nucleari, potrebbe non subire dei contraccolpi negativi. Rimangono l’Europa, il nord America e qualche altro paese che si sono assunti circa i due terzi di tutti gli impegni.

Il costo complessivo dell’Accordo di Parigi nell’anno 2030 ammonterà a 1000 miliardi di dollari. Però dato che la riduzione delle emissioni dovrebbe essere fatta con l’eolico e il fotovoltaico, il costo reale dovrebbe essere circa doppio. E 2000 miliardi è l’ammontare delle spese militari sostenute ogni anno in tutto il mondo!

L’IPCC, l’ente dell’ONU che si occupa del clima, ha dichiarato che l’emissione in più di 1000 Gt (giga tonnellate) di CO2 causerà un aumento della temperatura globale di 0,44 °C e ha previsto che da qui alla fine del secolo verranno emesse altre 6000 Gt che faranno salire la temperatura globale di 3,16 °C (e questo nonostante che, come si è visto sopra, nei dati storici non ci sia mai alcuna relazione tra il tasso di anidride carbonica e la temperatura globale).

Dato che gli impegni dell’Accordo di Parigi diminuiranno le emissioni di anidride carbonica di 64 Gt, essi secondo l’IPCC faranno diminuire la temperatura globale di soli 0,027 °C. Inoltre, se questi impegni venissero estesi fino all’anno 2100, i tagli alle emissioni ammonterebbero a 540 Gt, che ridurrebbero la temperatura globale di 0,22 °C. I soli Stati Uniti dovrebbero spendere alla fine del secolo 5.000 miliardi di dollari all’anno al valore attuale. È una cifra superiore all’intero ammontare della spesa federale dello Stato americano!

Per diverse ragioni l’Accordo di Parigi è completamente folle. Ma è un accordo criticabile anche perché l’assunzione di questi impegni di spesa non è stata preceduta, come dovrebbe avvenire in qualsiasi democrazia, da un’ampia discussione pubblica.

Innanzi tutto, come si è visto sopra, l’anidride carbonica non è il fattore principale o addirittura unico che determina il clima. Inoltre le energie alternative non sono in grado di sostituire i combustibili fossili, sia perché solo una percentuale minore dell’energia elettrica che producono è realmente utilizzabile, sia perché da essa bisogna sottrarre quella che è servita per fabbricare gli impianti eolici e fotovoltaici. Il bilancio finale potrebbe essere addirittura negativo.

Infine non è vero nemmeno il presupposto che le emissioni di CO2 continueranno a crescere fino alla fine del secolo. Nei paesi più sviluppati esse hanno smesso di aumentare già da molto tempo, mentre negli emergenti continueranno a farlo per altri dieci, venti o trent’anni, cioè finché anche lì i mercati dei principali beni materiali verranno saturati. Poi, come è avvenuto nei paesi che si sono sviluppati per primi, la produzione di questi beni comincerà a diminuire per essere sostituita da quella dei servizi, che sono beni immateriali. Infine le emissioni di anidride carbonica diminuiranno ancora di più a causa degli aumenti di efficienza.

Ma allora perché questa assurda politica energetica è stata adottata dall’Europa, dall’America e dalle massime istituzioni internazionali? Questo sito sostiene che questa è la politica che le sinistre marxiste hanno voluto imporre ai paesi occidentali per continuare la loro guerra contro la società capitalista. Se per caso qualcuno ha un’ipotesi migliore, per favore la tiri fuori!

In ogni caso i paesi emergenti, che sono fortemente impegnati nella crescita per sfuggire alla povertà e al sottosviluppo, stanno subendo le pressioni dei paesi ricchi che vogliono costringerli a sostituire le normali centrali elettriche con degli impianti eolici e fotovoltaici, costosissimi e pressoché inutili.

Nell’articolo Breve storia della democrazia ci si chiede se sia migliore il modello cinese o quello delle democrazie occidentali. In fin dei conti la Cina del dopo Mao sulle questioni più importanti non ha mai sbagliato una mossa, cosa che non si può dire dell’Europa e dell’America, come dimostra anche l’Accordo di Parigi.

L’Europa e l’America devono dimostrare, con i fatti, che la democrazia rappresentativa moderna è migliore del modello cinese.

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