ERA CARBONIFERA
Durante l’era carbonifera un’enorme quantità di anidride carbonica è stata sottratta all’atmosfera e incorporata nel legno degli alberi, che una volta caduti sono stati trasportati dai fiumi fino a riempire intere valli dove poi, col tempo, si sono trasformati negl’immensi giacimenti di carbon fossile. È stata la più grande decarbonizzazione della storia della Terra!
L’era carbonifera è compresa tra 360 e 300 milioni di anni fa e nel corso di una cinquantina di milioni di anni il tasso di CO2 è passato da 4.500 a 500 ppm (parti per milione). Se fosse vero che sottraendo anidride carbonica dall’aria possiamo raffreddare il clima, questa grande decarbonizzazione avrebbe dovuto essere accompagnata da una parallela diminuzione della temperatura globale, che invece non c’è stata. In seguito la temperatura è diminuita, aumentata e diminuita ancora, ma senza mai alcuna relazione con l’anidride carbonica (vedi i grafici di pag. 90 e 91 del libro La grande bugia verde di Nicola Porro. Vedi anche l’articolo originale da cui questi grafici sono stati tratti: http://www.sec.gov/comments/s7-10-22/s71022-20132171-302668.pdf). È ora di dar voce agli scienziati a cui viene impedito di parlare perché i loro dati smentiscono gli allarmi sul clima!
Evidentemente la CO2 non influenza più di tanto la temperatura terrestre perché è un gas serra solo se considerata isolatamente. Ma essa opera nell’ambito del ciclo del carbonio che è molto complesso, e quando aumenta (o diminuisce) è impossibile dire se l’effetto finale è riscaldante o raffreddante. Del resto oggi c’è l’ipotesi solare che è molto più consistente e che sembra confermata anche dai dati storici (vedi l’articolo: Reimpostare la discussione sul clima).
Eppure per diminuire le emissioni di anidride carbonica e per farlo con le pale eoliche al sud e gli impianti fotovoltaici nella pianura padana, tra costi diretti e indiretti solo in Italia abbiamo già speso circa 350 miliardi. In più, dato che le energie alternative non sono in grado di sostituire le normali centrali elettriche e i combustibili fossili (come dimostra anche l’esperienza della Germania), la nostra forte dipendenza dalle importazioni di energia continua ad impoverire tutto il nostro sistema paese.
Considerando anche quello che avremmo dovuto spendere per delle altre fonti di energia, con questa politica energetica abbiamo distrutto risorse economiche per almeno 600 / 700 miliardi. Quante cose avremmo potuto fare con tutti questi soldi? Inutile poi lamentarsi che non ci sono più risorse per questo o per quello, che le tasse sono alte, le retribuzioni troppo basse ecc. La colpa è proprio di questa politica anti sviluppo il cui principale strumento oggi sono gli allarmi sul clima. E a farne le spese sono prima di tutto le categorie sociali più deboli.
Infine questo è ancora nulla rispetto a quello che dovremmo ancora spendere nei prossimi anni per decarbonizzare il mondo (vedi l’ultimo paragrafo).
Bjorn Lomborg nel suo libro Falso allarme ha calcolato che per rispettare l’Accordo di Parigi la sola Europa entro la fine del secolo dovrebbe spendere almeno 2.500 miliardi all’anno. E questa è solo una stima minima. I costi reali infatti sarebbero circa doppi, perché la decarbonizzazione dovrebbe avvenire unicamente con le inadatte energie alternative. Per di più, dato che solo pochi altri paesi si sono impegnati a sostenere simili costi (perché gli emergenti si guarderanno bene dal suicidare le loro economie), il tasso di anidride carbonica potrebbe diminuire solo in misura insignificante. E se nemmeno nell’era carbonifera la temperatura si è abbassata, a maggior ragione eviterà di farlo con una riduzione di appena qualche parte per milione!
È giusto cercare di diminuire i consumi del carbone e del petrolio perché l’inquinamento uccide ogni anno cinque milioni di persone. Ma per quanto riguarda il gas naturale potremmo addirittura usare i fumi di combustione delle centrali a metano, che sono puliti e ricchi di anidride carbonica, per aumentare la produzione agricola anche in molte coltivazioni in campo aperto e non solo nelle serre. Questo perché la CO2 non è un veleno da eliminare a qualsiasi costo, ma il principale fertilizzante delle piante!
Un piano nazionale per il teleriscaldamento avrebbe ottenuto di più dei 350 miliardi finora spesi per eolico e fotovoltaico, con costi al confronto irrisori e senza deturpare il paesaggio. E questa è già una proposta. Poi dovremmo puntare sulle tecnologie migliori come le centrali nucleari di IV generazione progettate in Italia, che sono ancora più sicure ed economiche e che utilizzeranno come combustibile quelle che oggi sono scorie radioattive e le consumeranno completamente (vedi l’articolo: Energia nucleare pulita e sicura). Infine i paesi occidentali dovrebbero investire una parte dei soldi così risparmiati nella ricerca sulle batterie delle auto elettriche, che finora hanno trascurato lasciandone il monopolio alla Cina, con il risultato di ritardare di molti anni la diffusione di questi veicoli che abbattono i consumi anche del 90 % (vedi l’articolo: I vantaggi della trazione elettrica).
Ma prima ancora bisogna contrastare con una corretta informazione le campagne allarmistiche che cercano di imporre ai paesi occidentali una decarbonizzazione incredibilmente costosa, anche se nemmeno quella dell’era carbonifera è riuscita a raffreddare il clima.
Dato che in democrazia la decisione di imporre delle nuove spese specie se consistenti (e quella prevista dall’Accordo di Parigi è astronomica) dovrebbe sempre essere preceduta da un’ampia discussione pubblica, questo sito intende attirare l’attenzione su questo argomento di grande interesse per la nostra società.
Gli scienziati criticano l’allarmismo sul clima
1900 scienziati hanno sottoscritto un documento molto critico verso gli allarmi sul clima. Quindi non è vero che su questo argomento c’è il consenso unanime della comunità scientifica. Alcuni di loro hanno spiegato in un libro i dati più importanti, quelli che vengono sempre travisati o nascosti perché smentiscono il dogma che l’anidride carbonica sia la causa del riscaldamento globale.
Gli attivisti del clima si rifanno all’insegnamento di Stalin: se ripeti una bugia cento volte e chiudi la bocca a chi non è d’accordo, trasformi questa bugia in una verità. Gli allarmi sul clima vengono ripetuti in maniera ossessiva e gli scienziati dissenzienti vengono accusati di “negazionismo”, cioè vengono paragonati ai neonazisti che negano l’olocausto!
Però gli scienziati non politicizzati si stanno ribellando e hanno firmato questa dichiarazione molto critica. Il riscaldamento è causato da fattori naturali e antropogenetici. Il riscaldamento è molto più lento di quanto previsto. La politica climatica si basa su modelli inadeguati. La CO2 è cibo per le piante, la base di tutta la vita sulla Terra. Il riscaldamento globale non ha aumentato i disastri naturali. La politica climatica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche.
(vedi la Dichiarazione sul clima mondiale).
Ma qual è il motivo di questa grande campagna di disinformazione di tipo staliniano? Essa ha lo scopo di fare il massimo danno ai paesi “capitalisti” costringendoli ad una decarbonizzazione incredibilmente costosa, anche perché dovrebbe essere attuata con le inadatte “energie alternative”. E questo nonostante che la temperatura globale non sia diminuita nemmeno nei 50 milioni di anni dell’era carbonifera che hanno visto la più grande decarbonizzazione della storia della Terra!
Ma prima ancora ad essere sbagliata è la guerra contro la società moderna, che non è la fonte di ogni nequizia, ma l’unico modello sostenibile sul piano sociale e alla lunga anche sul piano ambientale mai comparso nella storia umana.
La politica assurda delle energie alternative ha già fatto all’Italia danni tali da trasformarci in un paese di serie B, mentre la Germania è andata in recessione. Danni che però sono ancora nulla rispetto a quelli che vorrebbe imporci l’Accordo di Parigi, di cui ovviamente i telegiornali non parlano.
Invece è necessario che la gente sia correttamente informata: gli allarmi sul clima sono infondati e le energie alternative, nonostante i loro costi esorbitanti, anche ambientali, non sono in grado di sostituire i combustibili fossili.
Infine non è del tutto certo che gli scienziati e i giornalisti che rilanciano questi allarmi come se fosse un gioco di società e il popolo della sinistra vogliano davvero una guerra contro la società stessa in cui vivono. Che vogliano cioè moltiplicare di decine di volte quello che abbiamo speso finora per le energie alternative. Tanto più che ci sono delle soluzioni molto migliori per sostituire i combustibili fossili e rendere la nostra società sempre più giusta, prospera e sostenibile.
Basta allarmi sul clima!
Il giorno 17 agosto 2025 alle ore 21,20 il servizio giornalistico “Visti dal cielo” del canale FOCUS, ha mostrato che in un punto della banchisa antartica si era formata una voragine di diversi chilometri quadrati di superficie. Nel corso della trasmissione, dopo avere valutato altre ipotesi, la voce che accompagnava le immagini ha spiegato che la causa era un vulcano sottomarino. Ma proprio negli ultimi istanti gli autori del servizio hanno mostrato un grosso uragano tropicale (che non c’entra nulla non la banchisa polare!) e hanno detto che, a causa del riscaldamento globale “abbiamo i giorni contati”.
Questo è solo uno dei tanti esempi della ossessiva campagna allarmistica sul clima, fatta anche con affermazioni fuori contesto.
Ormai non c’è documentario naturalistico che non lanci continui e accorati allarmi sul clima. E dato che questo allarmismo è ingiustificato dal punto di vista scientifico e che ha lo scopo di far passare delle decisioni politiche estremamente penalizzanti per l’economia e la società civile, è obbligatorio chiedersi: i loro autori sono tutti marxisti che stanno combattendo la loro guerra personale contro la società capitalista?
Ma c’è anche un’altra possibilità, cioè che siano pagati o sovvenzionati da qualcuno.
Secondo quanto si può leggere a pag. 305 del libro Falso Allarme di Bjorn Lomborg “… solo nei primi otto anni di scambio delle quote di emissioni (di anidride carbonica) nell’Unione Europea, le imprese, tra cui molte centrali elettriche a carbone, hanno ottenuto circa 80 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi”. Mentre a pag. 250 del libro L’apocalisse può attendere di Michael Shellenberger si può leggere: “Tra il 2016 e il 2019, le cinque maggiori società quotate in borsa del settore petrolio e gas naturale – ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron Corporation, BP e Total – hanno investito un miliardo di dollari in pubblicità e attività di lobby per le energie rinnovabili e altre campagne incentrate sul clima”. Ma, a giudicare dai documentari naturalistici, da allora queste spese sono sicuramente molto aumentate!
Il riscaldamento globale di cui tanto si parla c’è stato, ma è stato sovrastimato di oltre il 30%. E a conferma che il fatto non è preoccupante c’è il dato, anch’esso rilevato dai satelliti, che da oltre 40 anni i ghiacci dell’Antartide non fanno che aumentare.
Al contrario quelli del Polo Nord e della Groenlandia sono diminuiti in maniera evidente fino al 2006. Ma poi c’è stato un rallentamento e dal 2018 anche loro sono in crescita. Adesso tutti i ghiacci polari sono in crescita! Quanto tempo ci vorrà perché anche i ghiacciai alpini riprendano a espandersi?
Quello che si può dire è che nel nord Italia le estati del 2024 e del 2025 sono state le più corte, fresche, nuvolose e piovose da molti anni a questa parte, con temperature per gran parte del tempo anche 10 gradi più basse delle medie stagionali. Rimangono i mari che si sono riscaldati negli strati superficiali. E dato che la capacità termica dell’acqua è molto alta, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che questo calore venga dissipato. Quindi le perturbazioni che vengono dall’Atlantico portano ancora pioggia un po’ più calda, che più difficilmente in inverno si trasforma in neve. Una situazione che però non durerà a lungo.
Una situazione che non può durare a lungo perché è quasi sicuramente il sole il fattore principale che determina il clima attraverso le forti variazioni della sua attività magnetica. E le macchie solari sono un buon indicatore: più numerose sono, più alta sarà la temperatura terrestre e viceversa. Infine, dato che negli ultimi due cicli il numero delle macchie solari si è dimezzato, adesso dobbiamo aspettarci la fine di questa fase calda, che è proprio quello che sta accadendo.
L’Accordo di Parigi di cui nessuno parla.
Nel suo libro Falso Allarme, nel capitolo 8, Bjorrn Lomborg fa una stima dei costi e degli effetti sulla temperatura globale dell’Accordo di Parigi firmato nel dicembre 2015 dai leader di quasi tutti i paesi del mondo.
Il trattato è stato salutato come un risultato storico perché impegna le nazioni a diminuire le proprie emissioni di carbonio. Non è però un accordo ben congegnato, ma un insieme di impegni molto eterogenei dei singoli paesi, ognuno dei quali ha semplicemente dichiarato le quantità di emissioni di anidride carbonica che avrebbe ridotto entro il 2030.
Ognuno di questi impegni ha un costo che pesa sull’economia diminuendone la velocità di crescita. Per misurarne gli effetti sono stati fatti diversi studi che Lomborg usa per stimare il costo che l’Europa, l’America e la Cina si sono impegnati a sostenere, circa l’80% di tutte le riduzioni di carbonio pattuite.
La Cina si è impegnata a diminuire le quantità di carbonio emesse per ogni dollaro prodotto dalla sua economia, e dato che questo grande paese sta sostituendo ogni anno una decina di centrali a carbone obsolete e inefficienti con delle centrali nucleari, potrebbe non subire dei contraccolpi negativi. Rimangono l’Europa, il nord America e qualche altro paese che si sono assunti circa i due terzi di tutti gli impegni.
Il costo complessivo dell’Accordo di Parigi nell’anno 2030 ammonterà a 1000 miliardi di dollari. Però dato che la riduzione delle emissioni dovrebbe essere fatta con l’eolico e il fotovoltaico, il costo reale dovrebbe essere circa doppio. E 2000 miliardi è l’ammontare delle spese militari sostenute ogni anno in tutto il mondo!
L’IPCC, l’ente dell’ONU che si occupa del clima, ha dichiarato che l’emissione in più di 1000 Gt (giga tonnellate) di CO2 causerà un aumento della temperatura globale di circa 0,44 °C e ha previsto che da qui alla fine del secolo verranno emesse altre 6000 Gt che faranno salire la temperatura globale di 3,16 °C.
Dato che gli impegni dell’Accordo di Parigi diminuiranno le emissioni di anidride carbonica di 64 Gt, essi faranno diminuire la temperatura globale di soli 0,027 °C.
Inoltre se questi impegni venissero estesi fino all’anno 2100, i tagli alle emissioni ammonterebbero a 540 Gt, che ridurrebbero la temperatura globale di 0,22 °C. I soli Stati Uniti dovrebbero spendere alla fine del secolo 5.000 miliardi di dollari all’anno al valore attuale. È una cifra superiore all’intero ammontare della spesa federale dello Stato americano!
Per diverse ragioni l’Accordo di Parigi è completamente folle. Sia per i costi astronomici praticamente in cambio di nulla, sia perché tutti i presupposti su cui si basa la “lotta contro il cambiamento climatico” sono falsi. Ma è un accordo criticabile anche perché l’assunzione di questi impegni di spesa non è stata preceduta, come dovrebbe avvenire in qualsiasi democrazia, da un’ampia discussione pubblica.
Innanzi tutto, come si è visto sopra, l’anidride carbonica non è il fattore principale o addirittura unico che determina il clima. Inoltre le energie alternative non sono in grado di sostituire i combustibili fossili, sia perché solo una percentuale minore dell’energia elettrica che producono è realmente utilizzabile, sia perché da essa bisogna sottrarre quella che è servita per fabbricare gli impianti eolici e fotovoltaici. Il bilancio finale potrebbe essere addirittura negativo.
Infine non è vero nemmeno il presupposto che le emissioni di CO2 continueranno a crescere fino alla fine del secolo. Nei paesi più sviluppati esse hanno smesso di crescere già da molto tempo, mentre negli emergenti continueranno a farlo per altri dieci, venti o trent’anni, cioè finché anche lì i mercati dei principali beni materiali saranno saturati. Poi, come è avvenuto nei paesi che si sono sviluppati per primi, la produzione di questi beni comincerà a diminuire per essere sostituita da quella dei servizi, che sono beni immateriali. Infine le emissioni di anidride carbonica diminuiranno ancora di più a causa degli aumenti di efficienza.
Ma allora perché questa assurda politica energetica è stata adottata dall’Europa, dall’America e dalle massime istituzioni internazionali?
Questo sito sostiene che questa è la politica che le sinistre marxiste sono riuscite a imporre ai paesi occidentali per continuare la loro guerra contro la società capitalista come si ci fossero ancora i partiti comunisti e l’Unione sovietica. Se per caso qualcuno ha un’ipotesi migliore, per favore la tiri fuori!
In ogni caso i paesi emergenti, che sono fortemente impegnati nella crescita per sfuggire alla povertà e al sottosviluppo, stanno subendo le pressioni dei paesi ricchi che vogliono costringerli a sostituire le normali centrali elettriche con degli impianti eolici e fotovoltaici, costosissimi e pressoché inutili.
Nell’articolo Breve storia della democrazia ci si chiede se sia migliore il modello cinese o quello delle democrazie occidentali. In fin dei conti la Cina del dopo Mao sulle questioni più importanti non ha mai sbagliato una mossa, cosa che non si può dire dell’Europa e dell’America, come dimostra anche l’Accordo di Parigi.
L’Europa e l’America devono dimostrare, con i fatti, che la democrazia rappresentativa moderna è migliore del modello cinese.
L’era carbonifera è compresa tra 360 e 300 milioni di anni fa e nel corso di una cinquantina di milioni di anni il tasso di CO2 è passato da 4.500 a 500 ppm (parti per milione). Se fosse vero che sottraendo anidride carbonica dall’aria possiamo raffreddare il clima, questa grande decarbonizzazione avrebbe dovuto essere accompagnata da una parallela diminuzione della temperatura globale, che invece non c’è stata. In seguito la temperatura è diminuita, aumentata e diminuita ancora, ma senza mai alcuna relazione con l’anidride carbonica (vedi i grafici di pag. 90 e 91 del libro La grande bugia verde di Nicola Porro. Vedi anche l’articolo originale da cui questi grafici sono stati tratti: http://www.sec.gov/comments/s7-10-22/s71022-20132171-302668.pdf). È ora di dar voce agli scienziati a cui viene impedito di parlare perché i loro dati smentiscono gli allarmi sul clima!
Evidentemente la CO2 non influenza più di tanto la temperatura terrestre perché è un gas serra solo se considerata isolatamente. Ma essa opera nell’ambito del ciclo del carbonio che è molto complesso, e quando aumenta (o diminuisce) è impossibile dire se l’effetto finale è riscaldante o raffreddante. Del resto oggi c’è l’ipotesi solare che è molto più consistente e che sembra confermata anche dai dati storici (vedi l’articolo: Reimpostare la discussione sul clima).
Eppure per diminuire le emissioni di anidride carbonica e per farlo con le pale eoliche al sud e gli impianti fotovoltaici nella pianura padana, tra costi diretti e indiretti solo in Italia abbiamo già speso circa 350 miliardi. In più, dato che le energie alternative non sono in grado di sostituire le normali centrali elettriche e i combustibili fossili (come dimostra anche l’esperienza della Germania), la nostra forte dipendenza dalle importazioni di energia continua ad impoverire tutto il nostro sistema paese.
Considerando anche quello che avremmo dovuto spendere per delle altre fonti di energia, con questa politica energetica abbiamo distrutto risorse economiche per almeno 600 / 700 miliardi. Quante cose avremmo potuto fare con tutti questi soldi? Inutile poi lamentarsi che non ci sono più risorse per questo o per quello, che le tasse sono alte, le retribuzioni troppo basse ecc. La colpa è proprio di questa politica anti sviluppo il cui principale strumento oggi sono gli allarmi sul clima. E a farne le spese sono prima di tutto le categorie sociali più deboli.
Infine questo è ancora nulla rispetto a quello che dovremmo ancora spendere nei prossimi anni per decarbonizzare il mondo (vedi l’ultimo paragrafo).
Bjorn Lomborg nel suo libro Falso allarme ha calcolato che per rispettare l’Accordo di Parigi la sola Europa entro la fine del secolo dovrebbe spendere almeno 2.500 miliardi all’anno. E questa è solo una stima minima. I costi reali infatti sarebbero circa doppi, perché la decarbonizzazione dovrebbe avvenire unicamente con le inadatte energie alternative. Per di più, dato che solo pochi altri paesi si sono impegnati a sostenere simili costi (perché gli emergenti si guarderanno bene dal suicidare le loro economie), il tasso di anidride carbonica potrebbe diminuire solo in misura insignificante. E se nemmeno nell’era carbonifera la temperatura si è abbassata, a maggior ragione eviterà di farlo con una riduzione di appena qualche parte per milione!
È giusto cercare di diminuire i consumi del carbone e del petrolio perché l’inquinamento uccide ogni anno cinque milioni di persone. Ma per quanto riguarda il gas naturale potremmo addirittura usare i fumi di combustione delle centrali a metano, che sono puliti e ricchi di anidride carbonica, per aumentare la produzione agricola anche in molte coltivazioni in campo aperto e non solo nelle serre. Questo perché la CO2 non è un veleno da eliminare a qualsiasi costo, ma il principale fertilizzante delle piante!
Un piano nazionale per il teleriscaldamento avrebbe ottenuto di più dei 350 miliardi finora spesi per eolico e fotovoltaico, con costi al confronto irrisori e senza deturpare il paesaggio. E questa è già una proposta. Poi dovremmo puntare sulle tecnologie migliori come le centrali nucleari di IV generazione progettate in Italia, che sono ancora più sicure ed economiche e che utilizzeranno come combustibile quelle che oggi sono scorie radioattive e le consumeranno completamente (vedi l’articolo: Energia nucleare pulita e sicura). Infine i paesi occidentali dovrebbero investire una parte dei soldi così risparmiati nella ricerca sulle batterie delle auto elettriche, che finora hanno trascurato lasciandone il monopolio alla Cina, con il risultato di ritardare di molti anni la diffusione di questi veicoli che abbattono i consumi anche del 90 % (vedi l’articolo: I vantaggi della trazione elettrica).
Ma prima ancora bisogna contrastare con una corretta informazione le campagne allarmistiche che cercano di imporre ai paesi occidentali una decarbonizzazione incredibilmente costosa, anche se nemmeno quella dell’era carbonifera è riuscita a raffreddare il clima.
Dato che in democrazia la decisione di imporre delle nuove spese specie se consistenti (e quella prevista dall’Accordo di Parigi è astronomica) dovrebbe sempre essere preceduta da un’ampia discussione pubblica, questo sito intende attirare l’attenzione su questo argomento di grande interesse per la nostra società.
Gli scienziati criticano l’allarmismo sul clima
1900 scienziati hanno sottoscritto un documento molto critico verso gli allarmi sul clima. Quindi non è vero che su questo argomento c’è il consenso unanime della comunità scientifica. Alcuni di loro hanno spiegato in un libro i dati più importanti, quelli che vengono sempre travisati o nascosti perché smentiscono il dogma che l’anidride carbonica sia la causa del riscaldamento globale.
Gli attivisti del clima si rifanno all’insegnamento di Stalin: se ripeti una bugia cento volte e chiudi la bocca a chi non è d’accordo, trasformi questa bugia in una verità. Gli allarmi sul clima vengono ripetuti in maniera ossessiva e gli scienziati dissenzienti vengono accusati di “negazionismo”, cioè vengono paragonati ai neonazisti che negano l’olocausto!
Però gli scienziati non politicizzati si stanno ribellando e hanno firmato questa dichiarazione molto critica. Il riscaldamento è causato da fattori naturali e antropogenetici. Il riscaldamento è molto più lento di quanto previsto. La politica climatica si basa su modelli inadeguati. La CO2 è cibo per le piante, la base di tutta la vita sulla Terra. Il riscaldamento globale non ha aumentato i disastri naturali. La politica climatica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche.
(vedi la Dichiarazione sul clima mondiale).
Ma qual è il motivo di questa grande campagna di disinformazione di tipo staliniano? Essa ha lo scopo di fare il massimo danno ai paesi “capitalisti” costringendoli ad una decarbonizzazione incredibilmente costosa, anche perché dovrebbe essere attuata con le inadatte “energie alternative”. E questo nonostante che la temperatura globale non sia diminuita nemmeno nei 50 milioni di anni dell’era carbonifera che hanno visto la più grande decarbonizzazione della storia della Terra!
Ma prima ancora ad essere sbagliata è la guerra contro la società moderna, che non è la fonte di ogni nequizia, ma l’unico modello sostenibile sul piano sociale e alla lunga anche sul piano ambientale mai comparso nella storia umana.
La politica assurda delle energie alternative ha già fatto all’Italia danni tali da trasformarci in un paese di serie B, mentre la Germania è andata in recessione. Danni che però sono ancora nulla rispetto a quelli che vorrebbe imporci l’Accordo di Parigi, di cui ovviamente i telegiornali non parlano.
Invece è necessario che la gente sia correttamente informata: gli allarmi sul clima sono infondati e le energie alternative, nonostante i loro costi esorbitanti, anche ambientali, non sono in grado di sostituire i combustibili fossili.
Infine non è del tutto certo che gli scienziati e i giornalisti che rilanciano questi allarmi come se fosse un gioco di società e il popolo della sinistra vogliano davvero una guerra contro la società stessa in cui vivono. Che vogliano cioè moltiplicare di decine di volte quello che abbiamo speso finora per le energie alternative. Tanto più che ci sono delle soluzioni molto migliori per sostituire i combustibili fossili e rendere la nostra società sempre più giusta, prospera e sostenibile.
Basta allarmi sul clima!
Il giorno 17 agosto 2025 alle ore 21,20 il servizio giornalistico “Visti dal cielo” del canale FOCUS, ha mostrato che in un punto della banchisa antartica si era formata una voragine di diversi chilometri quadrati di superficie. Nel corso della trasmissione, dopo avere valutato altre ipotesi, la voce che accompagnava le immagini ha spiegato che la causa era un vulcano sottomarino. Ma proprio negli ultimi istanti gli autori del servizio hanno mostrato un grosso uragano tropicale (che non c’entra nulla non la banchisa polare!) e hanno detto che, a causa del riscaldamento globale “abbiamo i giorni contati”.
Questo è solo uno dei tanti esempi della ossessiva campagna allarmistica sul clima, fatta anche con affermazioni fuori contesto.
Ormai non c’è documentario naturalistico che non lanci continui e accorati allarmi sul clima. E dato che questo allarmismo è ingiustificato dal punto di vista scientifico e che ha lo scopo di far passare delle decisioni politiche estremamente penalizzanti per l’economia e la società civile, è obbligatorio chiedersi: i loro autori sono tutti marxisti che stanno combattendo la loro guerra personale contro la società capitalista?
Ma c’è anche un’altra possibilità, cioè che siano pagati o sovvenzionati da qualcuno.
Secondo quanto si può leggere a pag. 305 del libro Falso Allarme di Bjorn Lomborg “… solo nei primi otto anni di scambio delle quote di emissioni (di anidride carbonica) nell’Unione Europea, le imprese, tra cui molte centrali elettriche a carbone, hanno ottenuto circa 80 miliardi di dollari di profitti aggiuntivi”. Mentre a pag. 250 del libro L’apocalisse può attendere di Michael Shellenberger si può leggere: “Tra il 2016 e il 2019, le cinque maggiori società quotate in borsa del settore petrolio e gas naturale – ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Chevron Corporation, BP e Total – hanno investito un miliardo di dollari in pubblicità e attività di lobby per le energie rinnovabili e altre campagne incentrate sul clima”. Ma, a giudicare dai documentari naturalistici, da allora queste spese sono sicuramente molto aumentate!
Il riscaldamento globale di cui tanto si parla c’è stato, ma è stato sovrastimato di oltre il 30%. E a conferma che il fatto non è preoccupante c’è il dato, anch’esso rilevato dai satelliti, che da oltre 40 anni i ghiacci dell’Antartide non fanno che aumentare.
Al contrario quelli del Polo Nord e della Groenlandia sono diminuiti in maniera evidente fino al 2006. Ma poi c’è stato un rallentamento e dal 2018 anche loro sono in crescita. Adesso tutti i ghiacci polari sono in crescita! Quanto tempo ci vorrà perché anche i ghiacciai alpini riprendano a espandersi?
Quello che si può dire è che nel nord Italia le estati del 2024 e del 2025 sono state le più corte, fresche, nuvolose e piovose da molti anni a questa parte, con temperature per gran parte del tempo anche 10 gradi più basse delle medie stagionali. Rimangono i mari che si sono riscaldati negli strati superficiali. E dato che la capacità termica dell’acqua è molto alta, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che questo calore venga dissipato. Quindi le perturbazioni che vengono dall’Atlantico portano ancora pioggia un po’ più calda, che più difficilmente in inverno si trasforma in neve. Una situazione che però non durerà a lungo.
Una situazione che non può durare a lungo perché è quasi sicuramente il sole il fattore principale che determina il clima attraverso le forti variazioni della sua attività magnetica. E le macchie solari sono un buon indicatore: più numerose sono, più alta sarà la temperatura terrestre e viceversa. Infine, dato che negli ultimi due cicli il numero delle macchie solari si è dimezzato, adesso dobbiamo aspettarci la fine di questa fase calda, che è proprio quello che sta accadendo.
L’Accordo di Parigi di cui nessuno parla.
Nel suo libro Falso Allarme, nel capitolo 8, Bjorrn Lomborg fa una stima dei costi e degli effetti sulla temperatura globale dell’Accordo di Parigi firmato nel dicembre 2015 dai leader di quasi tutti i paesi del mondo.
Il trattato è stato salutato come un risultato storico perché impegna le nazioni a diminuire le proprie emissioni di carbonio. Non è però un accordo ben congegnato, ma un insieme di impegni molto eterogenei dei singoli paesi, ognuno dei quali ha semplicemente dichiarato le quantità di emissioni di anidride carbonica che avrebbe ridotto entro il 2030.
Ognuno di questi impegni ha un costo che pesa sull’economia diminuendone la velocità di crescita. Per misurarne gli effetti sono stati fatti diversi studi che Lomborg usa per stimare il costo che l’Europa, l’America e la Cina si sono impegnati a sostenere, circa l’80% di tutte le riduzioni di carbonio pattuite.
La Cina si è impegnata a diminuire le quantità di carbonio emesse per ogni dollaro prodotto dalla sua economia, e dato che questo grande paese sta sostituendo ogni anno una decina di centrali a carbone obsolete e inefficienti con delle centrali nucleari, potrebbe non subire dei contraccolpi negativi. Rimangono l’Europa, il nord America e qualche altro paese che si sono assunti circa i due terzi di tutti gli impegni.
Il costo complessivo dell’Accordo di Parigi nell’anno 2030 ammonterà a 1000 miliardi di dollari. Però dato che la riduzione delle emissioni dovrebbe essere fatta con l’eolico e il fotovoltaico, il costo reale dovrebbe essere circa doppio. E 2000 miliardi è l’ammontare delle spese militari sostenute ogni anno in tutto il mondo!
L’IPCC, l’ente dell’ONU che si occupa del clima, ha dichiarato che l’emissione in più di 1000 Gt (giga tonnellate) di CO2 causerà un aumento della temperatura globale di circa 0,44 °C e ha previsto che da qui alla fine del secolo verranno emesse altre 6000 Gt che faranno salire la temperatura globale di 3,16 °C.
Dato che gli impegni dell’Accordo di Parigi diminuiranno le emissioni di anidride carbonica di 64 Gt, essi faranno diminuire la temperatura globale di soli 0,027 °C.
Inoltre se questi impegni venissero estesi fino all’anno 2100, i tagli alle emissioni ammonterebbero a 540 Gt, che ridurrebbero la temperatura globale di 0,22 °C. I soli Stati Uniti dovrebbero spendere alla fine del secolo 5.000 miliardi di dollari all’anno al valore attuale. È una cifra superiore all’intero ammontare della spesa federale dello Stato americano!
Per diverse ragioni l’Accordo di Parigi è completamente folle. Sia per i costi astronomici praticamente in cambio di nulla, sia perché tutti i presupposti su cui si basa la “lotta contro il cambiamento climatico” sono falsi. Ma è un accordo criticabile anche perché l’assunzione di questi impegni di spesa non è stata preceduta, come dovrebbe avvenire in qualsiasi democrazia, da un’ampia discussione pubblica.
Innanzi tutto, come si è visto sopra, l’anidride carbonica non è il fattore principale o addirittura unico che determina il clima. Inoltre le energie alternative non sono in grado di sostituire i combustibili fossili, sia perché solo una percentuale minore dell’energia elettrica che producono è realmente utilizzabile, sia perché da essa bisogna sottrarre quella che è servita per fabbricare gli impianti eolici e fotovoltaici. Il bilancio finale potrebbe essere addirittura negativo.
Infine non è vero nemmeno il presupposto che le emissioni di CO2 continueranno a crescere fino alla fine del secolo. Nei paesi più sviluppati esse hanno smesso di crescere già da molto tempo, mentre negli emergenti continueranno a farlo per altri dieci, venti o trent’anni, cioè finché anche lì i mercati dei principali beni materiali saranno saturati. Poi, come è avvenuto nei paesi che si sono sviluppati per primi, la produzione di questi beni comincerà a diminuire per essere sostituita da quella dei servizi, che sono beni immateriali. Infine le emissioni di anidride carbonica diminuiranno ancora di più a causa degli aumenti di efficienza.
Ma allora perché questa assurda politica energetica è stata adottata dall’Europa, dall’America e dalle massime istituzioni internazionali?
Questo sito sostiene che questa è la politica che le sinistre marxiste sono riuscite a imporre ai paesi occidentali per continuare la loro guerra contro la società capitalista come si ci fossero ancora i partiti comunisti e l’Unione sovietica. Se per caso qualcuno ha un’ipotesi migliore, per favore la tiri fuori!
In ogni caso i paesi emergenti, che sono fortemente impegnati nella crescita per sfuggire alla povertà e al sottosviluppo, stanno subendo le pressioni dei paesi ricchi che vogliono costringerli a sostituire le normali centrali elettriche con degli impianti eolici e fotovoltaici, costosissimi e pressoché inutili.
Nell’articolo Breve storia della democrazia ci si chiede se sia migliore il modello cinese o quello delle democrazie occidentali. In fin dei conti la Cina del dopo Mao sulle questioni più importanti non ha mai sbagliato una mossa, cosa che non si può dire dell’Europa e dell’America, come dimostra anche l’Accordo di Parigi.
L’Europa e l’America devono dimostrare, con i fatti, che la democrazia rappresentativa moderna è migliore del modello cinese.
