REIMPOSTARE LA DISCUSSIONE SUL CLIMA
La lotta contro il cambiamento climatico. Gli allarmi sul clima si moltiplicano. Oggi tutto quello che di negativo sta avvenendo nel mond...
Il voto del Parlamento europeo del 1 aprile 2025, che ha ritardato di due anni gli obblighi amministrativi posti dal Green Deal a carico delle imprese, ci dice che forse il vento sta cambiando. Ma questo deve essere solo il primo passo, perché dobbiamo abbandonare la folle politica energetica di questi anni il cui vero scopo è fare a pezzi l’economia e la società “capitalista” in cui tutti viviamo.
Ma prima bisogna spiegare alla gente che la società moderna – è meglio chiamarla così - non è la causa di ogni male, che gli allarmi sul clima sono infondati e che l’interesse del nostro Paese è diminuire il costo e le importazioni di energia e non di aumentarlo di diverse volte con delle inutili e costosissime energie alternative.
È necessario informare correttamente l’opinione pubblica perché, se discutiamo su dei dati sbagliati, arriveremo inevitabilmente a delle conclusioni sbagliate. Del resto una corretta informazione è fondamentale in democrazia, che si basa sulla competenza politica dei suoi cittadini. Invece da molti anni delle ossessive campagne mediatiche stravolgono o nascondono i dati scientifici che smentiscono gli allarmi sul clima, per costringerci ad adottare delle decisioni politiche distruttive per l’economia e la società stessa in cui viviamo.
Qui gli argomenti sono riproposti attraverso domande retoriche del tipo: “Lo sapevate che … ?”
AMBIENTE E SVILUPPO
Vedi l’ampia pagine sull’ambiente e lo sviluppo o il breve testo della Presentazione
RISCALDAMENTO GLOBALE
Vedi l’articolo: Reimpostare la discussione sul clima
Vedi anche: Un programma per qualsiasi governo
ENERGIA NUCLEARE
Vedi l’articolo: Energia nucleare pulita e sicura
ENERGIE ALTERNATIVE
Vedi l’articolo: La costosa follia delle energie alternative
Adesso all’attenzione della politica ci sono i dazi americani. I dazi danneggiano tutti, non solo chi li deve subire, ma anche chi li impone.
Per esempio gli americani dovranno pagare di più i prodotti alimentari italiani, oppure farne a meno. Quindi anche loro subiscono un danno così come l’economia nel suo insieme, perché il commercio viene soffocato.
Ancora più gravi sono i danni ai paesi più poveri del mondo che producono dei beni ad alta intensità di lavoro e a bassa intensità di capitali. Imporre dei dazi e per di più altissimi significa colpire pesantemente le loro economie e nello stesso tempo aumentare il prezzo dei loro beni senza che un solo posto di lavoro ritorni in America o in Europa. Infine promuovere lo sviluppo è anche l’unica vera condizione per la pace e la sicurezza, per cui la politica dei dazi è anche poco lungimirante.
I dazi americani causeranno dei danni anche all’Italia. Non possiamo farci niente, ma non ci sarà un tracollo e non dobbiamo rispondere con altri dazi, perché i danni aumenterebbero. Del resto la nostra economia è in difficoltà già da moltissimo tempo, quindi non per colpa dei dazi americani, ma di una politica che negli ultimi 50 / 60 anni ha fatto di tutto per aumentare il costo e le importazioni di energia.
Negli anni Sessanta i politici italiani hanno scelto di rinunciare al nucleare e di dipendere dalle importazioni dei combustibili fossili in cambio di tangenti (1). All’aumento del costo dell’energia che rende meno competitivi i nostri prodotti, abbiamo aggiunto l’impoverimento del sistema paese causato dalle importazioni dei combustibili fossili. Infine negli ultimi vent’anni, con il pretesto della lotta contro il cambiamento climatico, abbiamo distrutto risorse economiche per circa 350 miliardi per riempire l’Italia di inutili impianti eolici e fotovoltaici.
Pertanto se vogliamo rilanciare l’economia dobbiamo fare l’esatto contrario. Dobbiamo prima di tutto evitare di distruggere altre risorse economiche, e il voto del Parlamento europeo del 1 aprile 2025, che ha ritardato di due anni gli obblighi amministrativi posti dal Green Deal a carico delle imprese, ci dice che forse il vento sta cambiando. Ma questo deve essere solo il primo passo.
Poi dobbiamo diminuire il costo unitario e le importazioni di energia, e le centrali nucleari raggiungono ambedue questi obiettivi.
Ma un piano nucleare richiede tempo. Però potremmo ottenere dei risultati in tempi brevi con un piano nazionale per il teleriscaldamento. Ma dovremmo svincolarci dall’Accordo di Parigi che ci costringerebbe a moltiplicare di decine di volte quello che abbiamo speso finora per eolico e fotovoltaico. Qui troveremmo l’appoggio e la collaborazione dell’attuale Amministrazione americana, che si è già schierata contro il “Green Deal”. Così, dazi o no, riusciremo finalmente e rilanciare la nostra economia e a dare un po’ di fiducia al nostro Paese.
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(1) Dalla pagina 328 del libro L’Avvocato dell’atomo di Luca Romano si può leggere:
“” Felice Ippolito ed Enrico Mattei si possono certamente considerare i padri del programma nucleare civile italiano. Solo il primo però riuscì ad assistere all’accensione del primo reattore nucleare italiano: Enrico Mattei venne infatti assassinato nel 1962, per mezzo di una bomba piazzata nel suo aereo privato. Gli esecutori materiali dell’omicidio e i mandanti non sono mai stati scoperti, almeno a livello ufficiale, anche perché inizialmente il fatto fu catalogato come un incidente; tuttavia, il pentito di mafia Giovanni Buscetta dichiarò, molti anni dopo, che l’omicidio era stato ordinato dal boss italoamericano Angelo Bruno come “favore” della mafia americana alle compagnie petrolifere, i cui interessi erano stati danneggiati dalle iniziative di Mattei. Ovviamente, sarebbe stupido sostenere che l’omicidio di Enrico Mattei fosse dovuto al suo sostegno al programma nucleare italiano: è infatti molto più probabile che gli americani lo volessero morto a causa dei contratti di fornitura che si era aggiudicato in Medio Oriente, spiazzando le sette sorelle. Tuttavia si può constatare che gli interessi della mafia, quantomeno in questa circostanza, coincidessero con quelli delle compagnie petrolifere e non con quelli dell’industria nucleare.
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Nel 1964, l’Italia era il terzo paese al mondo per potenza nucleare installata, dopo gli USA e il Regno Unito e davanti alla Francia e all’Unione Sovietica; era inoltre l’unico paese ad avere reattori di tutte le tipologie studiate fino a quel momento (gas-grafite, acqua bollente e acqua pressurizzata) e possedeva il reattore più potente al mondo, quello di Trino Vercellese, che gli ingegneri di tutto il pianeta venivano a studiare per cercare di replicarne il modello nei loro paesi. Il primato italiano durò fino al 1966; nel frattempo anche Felice Ippolito veniva fatto uscire di scena, stavolta per via giudiziaria. Il declino di Ippolito era iniziato nel 1963, con una serie di attacchi giornalistici che mettevano in dubbio la sua gestione del denaro pubblico.
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Non si può ovviamente dimostrare che il caso Ippolito fosse stato montato contro la nascente industria nucleare, ma molti storici e politologi sostengono oggi questa tesi. D’altra parte le commistioni tra industria petrolifera e politica divennero evidenti pochi anni dopo: nel 1974 saltò fuori infatti che i partiti politici italiani – tutti i partiti politici italiani – ricevevano fondi illeciti dall’Enel e dalle compagnie petrolifere perché portassero avanti politiche energetiche contrarie al nucleare. Le mazzette ammontavano al 5% dei guadagni extra grazie alle leggi approvate di volta in volta e venivano spartite tra i partiti in base al numero di seggi parlamentari: la magistratura di Genova mise sotto indagine tutti i segretari amministrativi dei partiti di governo.
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Nell’estate del 1975, il Senato americano chiamò a testimoniare i vertici di Exxon a proposito della vicenda italiana: la multinazionale confermò di avere autorizzato pagamenti per un totale di 27 milioni di dollari per un periodo di dieci anni, ai quali va aggiunta una cifra compresa tra 14 e 22 milioni di dollari che Esso versò senza autorizzazione da parte della parent company. I dirigenti di Exxon aggiunsero che gli amministratori italiani avevano garantito che il tutto era perfettamente legale (negli USA in effetti lo sarebbe stato). Oggi, molti italiani sono convinti che a volere il nucleare siano i “poteri forti”: a guardare la storia, si direbbe esattamente il contrario, a meno di non voler ascrivere i più potenti uomini politici italiani degli anni Settanta e le principali multinazionali petrolifere del pianeta ai poteri deboli. “”
(2) Ecco un esempio di disinformazione. Il giorno 5 aprile 2025 RAI scuola ha trasmesso un documentario naturalistico nel quale, verso la fine, la voce che accompagnava le immagini ha detto che l’anidride carbonica è necessaria per la crescita delle piante, che esse la usano per creare con la fotosintesi nuova massa vegetale e che la fonte primaria di questo gas sono le eruzioni vulcaniche. È la prima volta che succede ed è già qualcosa!
Ma poi la voce ha proseguito dicendo che prima dell’era industriale il tasso di anidride carbonica aveva raggiunto un “equilibrio perfetto”. Equilibrio che poi sarebbe stato sconvolto bruciando dei combustibili fossili che in poco tempo hanno aumentato in maniera inaudita il tasso della CO2 atmosferica.
Ma, come si può vedere nel libro La grande bugia verde - grafici di pag. 90 e 91 -, più si va indietro nel tempo più aumenta nel lungo periodo il tasso di anidride carbonica (perché aumenta l’attività vulcanica). Prima dell’era industriale esso aveva raggiunto i livelli più bassi della storia della Terra e, nonostante l’aumento recente del 40%, oggi è ancora su livelli minimi. Inoltre gli studi fatti nelle serre chiuse fin dalla metà dell’Ottocento hanno mostrato che quando aumenta la CO2, aumenta anche la velocità di crescita delle piante. Infine questi stessi grafici dimostrano che non c’è alcuna relazione tra l’anidride carbonica atmosferica e la temperatura e che pertanto la CO2 non può essere la causa del recente riscaldamento globale.
Eppure è proprio su questi falsi presupposti che si basa la politica della decarbonizzazione.
Dire, come qualche volta ancora succede, che il sole e il vento sono abbondanti e gratuiti, senza parlare dei costi economici, energetici e ambientali, è irresponsabile.