LE PALE EOLICHE SONO NATURALI?

Il criterio della naturalità è inaffidabile e ambiguo. Che motivi ci sono per considerare naturali le pale eoliche e innaturale il gas “naturale”?
E non è nemmeno vero che le cose naturali sono sempre buone e quelle artificiali cattive. Per esempio i funghi velenosi, pur essendo naturalissimi, non sono consigliabili. Mentre sono state proprio le deprecate tecnologie moderne ad aumentare a tal punto la qualità della vita che negli ultimi due secoli la sua lunghezza è triplicata.
Eppure questo è il motivo per cui sono state combattute, ostacolate o bloccate quasi tutte le principali tecnologie sviluppate in questi anni, specialmente nel settore strategico dell’energia. Proprio quelle che potrebbero far crollare le emissioni di anidride carbonica, sconfiggere ovunque la povertà e salvaguardare gli ecosistemi naturali. Una politica che ha avuto come unica conseguenza di mantenere alto il costo dell’energia e che in Italia ha già causato la crisi economica e il raddoppio della disoccupazione.
Adesso che, grazie alle auto elettriche, i consumi di petrolio sono destinati a diminuire forse del’80%, questa strategia è stata intensificata con l’aggiunta della decarbonizzazione, in modo che le multinazionali del settore possano continuare a guadagnare. Ma questa politica, oltre che costosissima è anche inutile perché, come quella delle pale eoliche, non potrà essere imposta ai paesi emergenti. E pertanto continuerà a fare danni solo nei paesi “occidentali”.
Se davvero vogliamo rilanciare l’economia del nostro Paese e creare nuovi posti di lavoro, dobbiamo usare meglio il criterio della naturalità e abbandonare questa politica autolesionista. Dobbiamo imparare a fare i nostri interessi, non quelli dei gruppi economici stranieri!



Naturale è buono. Artificiale e tecnologico è cattivo. La pubblicità ce lo ripete ogni giorno: ormai non si riesce più a vendere nulla se non è “naturale”.
Dal punto di vista psicologico questo è comprensibile, perché noi stessi facciamo parte del mondo della natura. Abbiamo bisogno di capire quali sono le nostre origini e di trovare un equilibrio con l’ambiente che ci circonda. Sentiamo il bisogno di vivere in armonia con il resto del mondo vivente, di cui noi stessi facciamo parte e da cui proveniamo attraverso un lungo processo evolutivo (vedi per esempio l’articolo “Perché gli esseri umani sono diversi” che ci può aiutare a capire cosa siamo).
Eppure il concetto di naturalità, così come spesso viene interpretato, può essere ingannevole e fuorviante. Per esempio, cose come il morso dei serpenti o i funghi velenosi, sicuramente naturali, non sono affatto buone. Mentre sono state proprio la scienza e la tecnologia, di cui non si può immaginare nulla di più artificiale, ad avere migliorato al tal punto la qualità della vita che la sua lunghezza è triplicata. Questo in realtà dimostra che il mondo moderno è molto più conforme alla nostra natura di quello che siamo portati a pensare. Perché queste tecnologie sono state inventate prima di tutto per soddisfare i nostri bisogni più importanti. E anche perché, soddisfatti i bisogni primari, si sviluppa un’economia dei servizi che ci avvicina ancora di più ad un modo di vivere pienamente naturale.
Ma la società moderna è anche l’unica sostenibile sul piano ambientale. Nella fase di crescita che porta dalla povertà al benessere aumentano la produzione dei beni materiali e l’impatto ambientale. Però, raggiunti i limiti del mercato, questa produzione comincia a diminuire per essere sostituita da quella dei servizi, il cui impatto sull’ambiente è molto minore. Inoltre col tempo aumenta l’efficienza con cui usiamo le risorse naturali. E quello che veramente conta ai fini della sostenibilità non sono tanto i beni che consumiamo, quanto le risorse che abbiamo consumato per produrli. Infine solo una società ricca e prospera è in grado di fare degli investimenti per diminuire la pressione sull’ambiente e salvaguardare gli ecosistemi naturali.
Di fatto negli ultimi 50 / 60 anni nei paesi più sviluppati l’inquinamento è crollato, la superficie dei boschi è più che raddoppiata ed è tornata la fauna selvatica. E negli ultimi 30 anni anche le emissioni di anidride carbonica sono molto diminuite. E per quanto riguarda i paesi emergenti, essi stanno percorrendo questa stessa strada, che è una strada obbligata, con solo qualche decennio di ritardo.
Non tutti i problemi sono stati risolti, ma oggi la scienza ci mette a disposizione tutte le soluzioni che possiamo desiderare per i problemi più importanti e strategici, che sono quelli della produzione del cibo e dell’energia, sia nei paesi più sviluppati che in quelli emergenti (vedi l’articolo POLITICA E AMBIENTE).
Eppure la società moderna è diventata il nemico da combattere perché, per molti intellettuali ammalati di romanticismo, non è naturale. Sulla base di questa visione preconcetta sono state condannate, ostacolate o bloccate quasi tutte le principali tecnologie sviluppate in questi anni. Proprio quelle che potrebbero far crollare le emissioni globali di gas serra, sconfiggere dovunque la povertà e salvaguardare gli ecosistemi naturali.
E’ stata condannata l’energia nucleare che produce enormi quantità di energia in maniera quasi miracolosa, cioè senza bruciare combustibili. E che è così sicura che, eccetto che a Chernobyl e in Unione sovietica, con la radioattività non ha mai ucciso una sola persona (vedi l’articolo ENERGIA NUCLEARE PULITA E SICURA). Inoltre sono stati messi sotto accusa e ostacolati sia il gas naturale che le centrali a turbogas, che azzerano l’inquinamento e fanno crollare le emissioni di anidride carbonica.
Il criterio della naturalità è inaffidabile e ambiguo. Per esempio le centrali nucleari sfruttano i decadimenti radioattivi, che sono reazioni nucleari che avvengono spontaneamente sulla superficie terrestre e che pertanto dovrebbero essere considerate naturali. Anche il gas, che casualmente si chiama “naturale”, lo è.
Certo, anche il vento è naturale, ma non se ne può ottenere dell’energia quando serve e in maniera continua e affidabile. Inoltre gli impianti eolici deturpano il territorio, che è la nostra risorsa naturale più preziosa e non sono in grado di sostituire le normali centrali elettriche e quindi diminuire le emissioni di gas serra. Adesso si parla di sostituirli con colossali tubi di metallo verticali. Questa soluzione è migliore per alcuni aspetti, ma è ancora più costosa e non cambia la sostanza del discorso.
L’energia da cascata, i decadimenti radioattivi o il gas naturale sono altrettanto naturali del sole e del vento e tutti hanno bisogno di tecnologie sofisticate per essere sfruttati. Ma gli impianti eolici e fotovoltaici producono dell’energia in una forma quasi del tutto inutilizzabile e “consumano” la nostra risorsa più preziosa e limitata, cioè il territorio. Quindi non è affatto vero che siano più sostenibili sul piano ambientale, e questo vale anche per le emissioni di gas serra.
L’unico vero scopo di questa politica è mantenere alti i prezzi dell’energia, in modo che le grosse multinazionali del settore possano continuare a guadagnare. Ma come dimostrano tutte le crisi energetiche dagli anni Settanta in poi, questo è catastrofico per la nostra economia. Ed è paradossale che la politica dei prezzi alti dell’energia, giustificata con questo fasullo pretesto ambientale, faccia parte del programma del nostro governo, che invece dovrebbe mettere sempre al primo posto l’interesse nazionale!
Purtroppo molti Stati, compreso il nostro, hanno già investito cifre astronomiche sulle rinnovabili. E questo nonostante che non ce ne sia nemmeno bisogno, perché nei prossimi anni le emissioni globali di CO2, per diversi motivi sono destinate a crollare.
Innanzi tutto, come detto sopra, la produzione dei beni materiali non aumenta all’infinito. Raggiunti i limiti del mercato, essa comincia a diminuire per essere sostituita dai servizi. Lo dimostrano i paesi più sviluppati nei quali oggi i servizi coprono i tre quarti dell’economia. Inoltre i paesi maggiori consumatori di carbone hanno tutto l’interesse a sfruttare i propri giacimenti di shale gas e a sostituire le loro centrali elettriche con impianti a turbogas, e quindi è prevedibile che lo faranno. Gli Stati Uniti lo stanno già facendo, e per questo negli ultimi 5 o 6 anni hanno diminuito a tal punto le loro emissioni di anidride carbonica che su scala globale esse hanno smesso di aumentare. Quando saranno imitati anche dalla Cina e dall’India, che hanno centrali a carbone a bassissima efficienza e per di più molto inquinanti, le loro emissioni di anidride carbonica diminuiranno molto di più, dal’80% al 90%. Infine è già iniziata la transizione verso le auto elettriche, che nei prossimi anni in tutto il mondo sostituiranno le auto con motore a combustione interna e faranno crollare di circa l’80% il consumo di petrolio. Per tutti questi motivi nel futuro vicino e lontano le emissioni globali di anidride carbonica sono destinate a diminuire molto, non ad aumentare.
Purtroppo la politica energetica “alternativa” delle rinnovabili, che ha combattuto le soluzioni migliori che abbiamo per sostituirle con finte soluzioni ad un tempo inefficaci e costosissime, ha già fatto molti danni, specialmente in Italia. Quando nel 2008 i prezzi dell’energia sono aumentati di 3 / 4 volte, erano 15 anni che avevamo bloccato l’estrazione del gas sul suolo nazionale, tanto che dovevamo importare l’85% dell’energia di cui avevamo bisogno. Un fiume di denaro che ogni anno se ne andava all’estero e che già impoveriva il nostro sistema paese. Ma con l’aumento dei prezzi del petrolio, la bolletta energetica aveva superato il 10% del PIL. E’ questa la causa della crisi, perché nessun paese può resistere ad un impoverimento di tale portata protratto per molti anni! A questo impoverimento poi abbiamo aggiunto la spesa folle e inutile delle rinnovabili. Vale la pena ricordare che da allora la crisi economica ha raddoppiato la disoccupazione e fatto crollare la natalità.
Il calo delle nascite oggi preoccupa il governo. Ma gli incentivi alle famiglie non sono sufficienti. Quello che serve è rilanciare l’economia per creare nuovi posti di lavoro veri, che creano valore per la società anziché distruggerlo (e per fortuna in Italia abbiamo delle grandi possibilità). A questo punto, però, non possiamo dimenticare che la causa principale della crisi economica è la politica energetica assurda di questi anni, portata avanti dall’Italia e dall’Europa, e oggi a quanto pare anche dalla nuova amministrazione americana.
E per imporre questa politica le multinazionali dell’energia hanno sfruttato al massimo il desiderio che tutti abbiamo di vivere in un mondo più naturale, e si sono appoggiate per questo ai movimenti ambientalisti e alle forze politiche che combattono da sempre la società moderna per ragioni ideologiche. Fino al punto che la strumentalizzazione dei temi ambientali per altri scopi è diventata una delle principali disgrazie del nostro tempo.
Ma la strategia delle rinnovabili e della decarbonizzazione non potrà mai abbassare in maniera sensibile le emissioni globali di anidride carbonica, anche perché non la si può imporre ai paesi emergenti. Quindi una politica inefficace e che con i suoi altissimi costi continuerà a danneggiare solo le economie dei paesi “occidentali”, che non a caso sono proprio quelle colpite dalla crisi. E una politica che ha anche degli altissimi costi sociali. E’ un paradosso che le grandi democrazie, comprese le sinistre italiana europea e americana o i partiti popolari, abbiano scelto di stare dalla parte delle grandi multinazionali che in questo caso davvero si contrappongono agli interessi dei lavoratori, delle famiglie e dell’economia in generale. Se l’obiettivo fosse quello di diminuire le emissioni di gas serra, la cosa migliore da fare sarebbe spingere i paesi maggiori consumatori (con la moral suasion!) a sostituire il carbone con il gas e le centrali a carbone con quelle a turbogas.
Ma non ci sono solo i danni alle economie dei paesi “occidentali”. Ci sono anche quelli imposti ai paesi più poveri del pianeta, che sono anche i più ricattabili. Infatti i paesi ricchi, divenuti tali grazie alle tecnologie moderne e a fonti di energia affidabili, invece di aiutare questi paesi a crescere, stanno impedendo loro di usare il gas naturale e l’energia idroelettrica di cui hanno un disperato bisogno, perché la legna è più naturale dell’elettricità! (vedi il libro “L’apocalisse può attendere” di M. Shellenberger – pag. 105 e seg.). Il minimo che si possa dire è che questa politica è sbagliata, ma si potrebbero usare anche delle parole molto più dure.
Nei secoli passati il mondo era molto più naturale di oggi. Non c’erano l’elettricità e i combustibili fossili. L’agricoltura era “biologica”, cioè senza i fertilizzanti chimici e i pesticidi (che l’ingegneria genetica potrebbe sostituire – vedi l’articolo “Piante geneticamente modificate”). Non c’erano le automobili, gli aerei e le navi porta container. In molti paesi la fauna selvatica era stata sterminata da una popolazione molto meno numerosa, ma sempre povera e affamata. I boschi erano stati ridotti al minimo ed erano ampiamente sfruttati per la legna, che veniva usata per scaldarsi e cucinare. Non c’erano i vaccini e gli antibiotici. Però il 40% dei bambini moriva prima dei cinque anni e i superstiti arrivavano in media solo a 32 o 33. Le carestie, le guerre e le epidemie erano ricorrenti e non c’era nemmeno la speranza di migliorare la propria condizione di vita.
La povertà, quindi, è molto più naturale del benessere moderno, visto che l’umanità è sempre vissuta in condizioni di miseria assoluta. Vogliamo davvero tornare al Medioevo?




NEUTRALITA’ CLIMATICA


Oggi 28 giugno 2021 in Europa la neutralità climatica è diventata legge. Molti saranno contenti: finalmente facciamo qualcosa di concreto contro il cambiamento climatico! In realtà, come dimostra la politica delle rinnovabili attuata finora, lo scopo non è diminuire le emissioni di gas serra o il tasso di CO2 atmosferico. Questo è solo il pretesto.
Il vero obiettivo dei partiti politici e dei movimenti ambientalisti che hanno imposto queste scelte è di fare il massimo danno alla società moderna. Infatti gli alti costi dell’energia e della bolletta energetica con in più la spesa per le rinnovabili hanno ottenuto solo il risultato di ammazzare l’economia. In cambio di nulla, perché le “energie alternative” non sono in grado di sostituire le centrali elettriche e quindi nemmeno di diminuire le emissioni di gas serra. Inoltre i paesi emergenti, che ora possono permetterselo perché grazie alla loro crescita non sono più ricattabili, hanno sempre rifiutato queste assurdità. Quindi un costo sostenuto solo dai paesi occidentali e che ha danneggiato solo loro. Questa era la situazione fino a ieri.
Adesso sta iniziando l’era delle auto elettriche, che faranno crollare i loro consumi di energia e di petrolio dell’80%. Questa sì che è una buona notizia, per l’economia e per l’ambiente. Ma è una brutta notizia per chi vuole fare la guerra all’economia e per le multinazionali dell’energia. Come faranno adesso a guadagnare? Per questo si sono inventate delle finte soluzioni al problema, vero o presunto, del riscaldamento globale, il cui unico scopo è di mantenere alto il costo dell’energia. Ma il rovescio della medaglia sono i danni all’economia, che in Italia hanno già provocato la crisi economica e il raddoppio della disoccupazione.
La decarbonizzazione, che andrà ad aggiungersi alla follia delle rinnovabili, raggiungerà almeno lo scopo di diminuire le emissioni di gas serra? No perché, come per il passato, i paesi emergenti si guarderanno bene dall’adottare dei provvedimenti così penalizzanti. Figuriamoci se la Cina, l’India, la Russia, il Brasile ecc. decideranno di azzoppare le loro economie! Tanto più che hanno una soluzione molto più efficace e nello stesso tempo conveniente: la sostituzione del carbone con il gas naturale e delle centrali a carbone con quelle a turbogas.
Quindi di nuovo una politica che verrà adottata solo dai paesi occidentali, che saranno i soli a pagarne il prezzo. E di nuovo un prezzo altissimo in cambio praticamente di nulla. A questo punto i governi dei paesi occidentali devono scegliere se fare gli interessi delle multinazionali o quelli del proprio paese.
Forse in giro ci sono ancora delle forze politiche che vogliono il rilancio dell’economia. Ma allora come possono accettare questa politica inutile e incredibilmente costosa, che favorisce solo le multinazionali dell’energia? E proprio adesso che stiamo cercando di uscire dall’emergenza sanitaria? Come minimo questi partiti dovrebbero pretendere di rimandare queste grosse spese a tempi migliori, anche perché non c’è nemmeno bisogno, dato che le prime auto elettriche stanno già facendo scendere i consumi di petrolio.