La crisi energetica tedesca prossima ventura

Quando 10 anni fa i prezzi dell’energia sono aumentati di diverse volte, l’Italia doveva importare l’85% del suo fabbisogno. Questo perché da 15 anni era stata bloccata la ricerca e l’estrazione del gas naturale. Un fiume di denaro che se ne andava all’estero e impoveriva tutto il sistema paese. Ma con la moltiplicazione del costo dell’energia, l’impoverimento è aumentato di altrettante volte, ed è stata questa la causa della crisi economica.
Poi negli anni successivi ci si è aggiunto il costo delle rinnovabili, che purtroppo non sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di un paese.
Dato che non ci sono sistemi adatti ad immagazzinare grandi quantità di energia elettrica, essa deve essere prodotta contemporaneamente alla domanda, altrimenti non serve a nulla. E gli impianti eolici e fotovoltaici producono l’energia per lo più nei momenti sbagliati e in maniera discontinua e imprevedibile. Inoltre anche il costo di questa energia, che venga utilizzata o no, è molte volte più alto di quello delle normali centrali. E anche se lo Stato costringe le società elettriche a comprarla, non la rende per questo più utile. L’unica conseguenza è che le società elettriche, per compensare il danno che subiscono per dover comprare dell’energia di cui non sanno cosa farsene, aumentano le bollette della luce delle famiglie, che ogni anno pagano per questo 10 miliardi di Euro in più.
L’Italia, tra costi diretti e indiretti, sta spendendo qualcosa come 350 miliardi di Euro in cambio di nulla. E adesso l’Europa ci chiede di buttare altre centinaia di miliardi!
Che la politica delle rinnovabili sia una follia lo dicono anche questi due brevi articoli che mettono a confronto le politiche energetiche della Germania e degli Stati Uniti. Essi dimostrano che le rinnovabili non saranno mai in grado di soddisfare i bisogni energetici di un paese, né di diminuire il consumo di combustibili fossili e le emissioni di gas serra. Mentre gli S.U., puntando sullo shale gas, li stanno facendo crollare entrambi.




di Marian L. Tupy – 4 marzo 2017

Traduzione dall’art. “The Coming German Energy Crisis” http://humanprogress.org/blog/the-coming-german-energy-crisis pubblicato nel sito www.humanprogress.org

 

Recentemente ho dato una scorsa al rapporto di Fritz Vahrenholt, professore nel Dipartimento di chimica dell’Università di Amburgo, intitolato “Le prospettive energetiche della Germania: un disastro annunciato”. http://www.thegwpf.org/content/uploads/2017/01/Vahrenholt-Energiewende.pdf

E’ una lettura interessante.

In seguito al disastro di Fukushima del 2011, il Governo tedesco ha deciso di dismettere le sue 19 centrali nucleari, che forniscono quasi il 30% della potenza elettrica del paese, entro il 2022. Trascinato dall’opinione pubblica, il governo tedesco oggi ha deciso di sbarazzarsi di tutti i combustibili fossili e di aumentare la percentuale delle energie rinnovabili al 95% entro il 2050.

Per raggiungere questo risultato il governo ha introdotto un’imposta “rinnovabile” sulle bollette elettriche, che ha raddoppiato il prezzo dell’elettricità. Questo costo addizionale ammonta a 25 miliardi di Euro ogni anno. In un sussulto di razionalità, il governo ha esonerato le industrie ad alto consumo di energia (acciaio, rame, chimica) dalla tassa rinnovabile, per mantenere la loro competitività.

Non ci sono blackouts imminenti, sostiene Vahrenholt, a causa del sovradimensionamento della rete elettrica, che è stata progettata con un margine di sicurezza molto ampio. Anche se si blocca una linea o una centrale, il rifornimento è comunque assicurato, almeno oggi.

Inoltre la Germania ha nove vicini la cui energia può essere scambiata. Il surplus può essere venduto alle reti elettriche dei paesi vicini nei giorni di sole o di vento. In cambio, le centrali a nafta austriache, quelle polacche a carbone e quelle nucleari della Francia e della Cechia, garantiscono forniture stabili quando quelle tedesche rinnovabili vengono a mancare.

Questa situazione è unica. Se ci fosse questa legge sull’energia nel Regno Unito, per esempio, il sistema elettrico sarebbe già imploso. Così stando le cose, non c’è al momento in Germania nessun partito che si opponga in Parlamento a questa politica energetica.

Comunque il rapporto sostiene che la crisi è imminente. Il problema è che l’energia rinnovabile non è adatta, perché è intermittente. Se per esempio la forza del vento triplicasse, allora ci sarebbe una grande sovra produzione di energia eolica nei giorni ventosi, e un crollo della produzione quando non c’è vento.

Un modo per affrontare questa volatilità è realizzare a monte un sistema di sicurezza basato sui combustibili fossili, con conseguenze drammatiche sia economiche che ambientali. In alternativa, il governo potrebbe aumentare in maniera straordinaria la capacità di immagazzinamento dell’energia, ma la tecnologia necessaria è ancora proibitivamente costosa.

Per di più i parchi eolici e le altre rinnovabili a volte aumentano a tal punto la produzione che devono essere temporaneamente scollegate dalla rete di distribuzione. Tuttavia i produttori vengono ugualmente pagati grazie alla legge tedesca, persino quando non producono alcuna energia. Il costo di questo particolare regime è di un miliardo all’anno.

Ciò nonostante la sovrapproduzione ogni tanto è così grande, che il prezzo dell’energia diventa negativo, e la Germania deve immettere la sua eccedenza energetica nelle reti elettriche dei paesi vicini, e pagare perché la prendano!

Oltre a ciò il vento è più abbondante nel Nord della Germania che nel Sud. Così, secondo il rapporto, “un totale di 6.100 km di cavi deve essere installato entro il 2022, quando verrà chiusa l’ultima centrale nucleare. 400 km sono stati progettati e 80 istallati, appena l’1,3% del totale previsto.  Il governo ha sottostimato l’opposizione che queste infrastrutture incontreranno. Costruire linee elettriche su questa scala ha causato proteste come quella contro il nucleare nel recente passato.”

Inoltre le rinnovabili sono la forma di energia a più alto consumo di territorio, che minacciano la biodiversità in Germania. La trasformazione dei prati in monocolture per produrre biocarburanti e la diffusione delle turbine eoliche, ha provocato in Germania una spaventosa diminuzione degli uccelli canori e dei pipistrelli.

Se Angela Merkel, il Cancelliere tedesco, vincesse queste elezioni, essa potrebbe continuare questa corsa verso il disastro economico, perché un serio allontanamento da questa politica energetica verrebbe visto come l’ammissione di un errore. Se invece sarà sconfitta, il nuovo governo dovrebbe trovare conveniente optare per una correzione di questa politica. In ambedue i casi, ci vorranno molti anni per riparare i gravi danni causati dall’attuale politica energetica tedesca.

 

Commento:

Per abbattere un paese capitalista non è più necessario conquistarlo con i carri armati, come voleva fare Breznev. E’ sufficiente sabotare la sua politica energetica con il pretesto dell’ambiente.