FABBRICHE ANTICHE E MODERNE

Nelle fabbriche similmente delle mura delle Città in generale non è alcun dubbio, che i nostri le fanno più sicure, e più forti, e con maggior cura difese, poiché tanto avanzano di bellezza l’antiche. Tre Città anticamente sovra l’altre furono belle, Roma in Italia, Alessandria in Egitto, e Corinto in Acaia. Atene, e Cartagine furono più famose, che belle. Non parlo di Babilonia, che fiorì in altro secolo, né di Costantinopoli più moderna d’assai. Ma Italia all’età nostra ha Roma, Venezia, Napoli, Milano, Fiorenza, Genova, Verona, Bologna, e Ferrara, che di bellezza, e vaghezza agguaglian tutte l’antiche, e alcune di loro avanzano quante ne furono mai state. Che se favelliam di Venezia sola, dove mai vide il mondo in secolo alcuno una Città nel mezzo del mare, con fondamenti così stabili, e forti, che sostenesser Palagi di marmo alti cento piedi dall’acqua, e che in sei miglia di giro fosse fabbricata tutta con l’istessa magnificenza? Cercano gli altri dove il terreno è più sodo, perché i fondamenti con più sicurezza, e minore spesa si ritrovino stabili; e perciò si scostano da i luoghi acquidosi, e palustri. I Veneziani soli hanno voluto contender con la natura, e con l’impossibilità, e fondar case, e torri, e tempj e palagi sovra l’onde del mare, dove le navi pur dianzi parevano poco sicure.
Ma questa ha il mare, e il cielo, Napoli ha il cielo, e il mare, e ‘l monte, e la pianura, e le valli, e i colli, isole, porti, e spiagge, selve, giardini, e prati, e quanto in somma la natura ha di bello, in una sola vista. Onde a ragione disse quel Poeta, che sembrava parte del cielo caduta in terra. Evvi sì temperato il cielo, che a vicenda varia due sole stagioni Primavera, ed Autunno. Il mare è placido, e cheto, e d’Isolette vaghe ripieno, e rincurvando il lido tra le falde di due famosi monti, Vesuvio, e Pausilipo pare, che corra umile a baciare il lembo di così bella Città. I colli di cipressi odorati, d’uliveti, e di frutti son tutti ombrosi; le valli d’aranci, e cedri, e di giardini ripiene. I campi, e prati di biade, e di fiori tutti coperti; la Città stessa tutta pomposa, tutta deliziosa; le strade dirittissime, e nette, dall’una, e l’altra parte schierate d’altissimi Palagi, con quattro, e cinque ordini di finestre, tutte corniciate di marmo. I tetti quasi tutti ad un medesimo segno, con le gronde coperte, e giardinetti pensili in cima pieni di varj fiori; Cavalieri titolati, e Signori, quanti non sono in altre cento Città; Dame le più belle, e le più graziose d’Europa; e popolo in tanto numero, che arriva, come si dice, a quattrocento mila anime. Nondimeno sì pomposa Città, sì ricca, sì grande, sì bella, sì popolata; Roma di Corte, di tempj e di Palagi la passa; Genova di ricchezze la vince; Bologna di comodità, e di abbondanza la supera; Fiorenza, Verona, e Ferrara d’ampiezza, e bellezza di strade la si lasciano addietro; e Milano di circuito l’avanza, e di numero di abitatori la passa.