L'origine della prosperità

Appena due secoli fa la durata media della vita era di 26 anni. Nel passato le epidemie di peste erano ricorrenti e decimavano la popolazione. Oggi, anche con il coronavirus, la speranza di vita è triplicata. E il merito è della società moderna, cioè della rivoluzione scientifica e tecnologica, dell’economia di mercato e della libertà.
Di questi tre elementi il più importante è la libertà. Non solo perché la libertà di pensiero è il motore del progresso scientifico e tecnologico. Non solo perché le decisioni di comprare e vendere e di intraprendere delle attività economiche non possono che essere libere. Non solo perché la libertà è un valore in sé. Ma prima di tutto perché questo è il fattore che distingue la persona libera dallo schiavo.
Lo schiavo sa che non può godere il frutto del suo lavoro né migliorare la propria condizione di vita. Per questo farà solo quello che è costretto a fare e non di più. E prima dell’epoca moderna quasi tutta la popolazione umana era in stato di servitù, di nome o di fatto. La persona libera, invece, sapendo che può migliorare, è motivata ad impegnarsi. E la società in cui tutti cercano di migliorare diventa prospera.
Purtroppo però, prima gli intellettuali romantici dell’Ottocento, poi il marxismo e infine i neo romantici di oggi, hanno trasformato la fondamentale esigenza di migliorare la propria condizione di vita in una colpa, nella brama di arricchirsi o nel dio denaro come unico valore. Questi nostalgici della società feudale hanno anche demonizzato la figura dell’imprenditore, che considerano uno speculatore che con la sua avidità sarebbe all’origine delle ingiustizie sociali. Invece il suo lavoro è fondamentale, perché pochi sono in grado di inventarsi dei beni o dei servizi che possano essere venduti e poi di organizzarne la produzione e la vendita in un mercato competitivo. Pur all’interno dei limiti alla sua attività imposti dalla legge, la figura dell’imprenditore è così importante che dovrebbe essere in qualche modo tutelata (inutile aggiungere che i regimi comunisti sono falliti proprio per la pretesa di creare dei posti di lavoro a comando).
Più in generale i nemici della società moderna hanno colpevolizzato sia la crescita economica che il benessere raggiunto, che considerano un’ingiustizia nei confronti di chi è rimasto indietro. Ma la crescita economica è l’unico rimedio alla povertà. Le ricette alternative non hanno mai funzionato. Infatti, nonostante tutti i tentativi, nessuno è mai riuscito a sconfiggere la povertà senza la crescita.
Adesso alle difficoltà della crisi economica viene ad aggiungersi il blocco di molte attività a causa del coronavirus. Ma nel momento in cui bisogna far ripartire l’economia, è bene ricordare qual è la sorgente della prosperità. La libertà, così come il desiderio di migliorare la propria condizione di vita, è un valore e non un disvalore.


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