Ambiente e sviluppo

Il sito di Ecofantascienza presenta un’analisi del tema ambiente e sviluppo che arriva a conclusioni inoppugnabili, ma che vanno controcorrente come i salmoni.
La prima affermazione controversa è che la società moderna è l’unica sostenibile sul piano sociale mai comparsa nella storia umana. Fino a poco tempo fa c’erano solo delle monarchie assolute, che sono di fatto delle dittature. Fame, malattie e violenze erano la regola. Guerre, carestie ed epidemie falcidiavano la popolazione. Una volta la vita era così dura che la sua durata media era di soli 24 anni.
Oggi invece il 15 % della popolazione mondiale vive nei paesi più sviluppati nei quali la durata media della vita ha raggiunto gli 83 anni. Un altro 75% vive nei paesi emergenti che stanno crescendo al ritmo del 6 – 7% l’anno e che stanno anche loro uscendo dalla povertà. Sono tutti paesi liberi. Solo il 10% vive sotto dittatura o in paesi che non hanno ancora cominciato a crescere. Le carestie e le epidemie sono scomparse così come molte terribili malattie, sradicate o tenute sotto controllo dai farmaci e dai vaccini. Tutto merito della società moderna, cioè della rivoluzione scientifica e tecnologica, dell’economia di mercato e della libertà.
Però, anche se sono molto diminuite, ci sono ancora delle guerre, ed è giusto che se ne parli perché sono sempre più anacronistiche. Stesso discorso per le dittature: bisogna fare in modo che ce ne siano sempre di meno.
Ma una conclusione ancora più difficile da accettare è che la società moderna è l’unica sostenibile anche sul piano ambientale. Molti infatti sono convinti del contrario perché, nella fase di crescita che porta dalla povertà al benessere, la produzione dei beni materiali aumenta di decine di volte e con essa la pressione sull’ambiente. Però la crescita produttiva necessaria per soddisfare i bisogni primari non dura in eterno. Essa continua finché il mercato non viene saturato. Da quel momento, a seconda dei settori, la produzione si stabilizza (generi alimentari), diminuisce (mobili, elettrodomestici e mezzi di trasporto) oppure crolla (edilizia). Un calo compensato dalla crescita dei servizi che, essendo beni immateriali, hanno un impatto ambientale molto minore.
I servizi, che oggi nei paesi più sviluppati occupano i tre quarti dell’economia, soddisfano dei bisogni più sofisticati ma meno fondamentali, che spingono l’economia con meno forza. Inoltre i beni di cui abbiamo bisogno li produciamo con sempre maggiore efficienza, cioè consumando sempre meno risorse naturali. Infine, una volta soddisfatti i bisogni primari, passano in prima linea dei bisogni più sofisticati tra cui quello di tutelare l’ambiente. Pertanto la società moderna è l’unica che ha l’interesse, la capacità e i mezzi per diminuire l’impatto ambientale, creare delle riserve naturali e proteggere le specie a rischio. Ma, cosa ancora più importante, la società moderna sta raggiungendo la stabilità demografica, non solo nei paesi più sviluppati, ma anche su scala globale. Un risultato epocale, perché non ci può essere sostenibilità di alcun tipo senza equilibrio demografico.
Contro la società moderna i vecchi sistemi di potere hanno fatto ogni possibile resistenza. Oggi però a farle la guerra non ci sono solo le ultime stupide dittature: ci sono anche le sinistre marxiste dei paesi occidentali.
Il marxismo, che condanna la società moderna chiamandola “capitalista”, si è diffuso nei paesi ricchi nonostante che essi siano diventati tali proprio grazie ad essa.
Il marxismo era arrivato anche in Cina. Ma dopo la fine del maoismo questo grande paese, pur mantenendo un modello di governo imperniato sul partito comunista, ha adottato in pieno la società moderna, e i risultati si sono visti. Invece i partiti comunisti dei paesi occidentali, dopo il crollo dell’Unione sovietica, pur avendo cambiato nome hanno continuato la loro guerra contro la società capitalista come se non fosse successo nulla. Anzi, hanno deciso di intensificarla strumentalizzando i temi ambientali e lanciando degli allarmi infondati sul clima.
All’inizio l’interesse per l’ambiente era positivo e propositivo. Gli ambientalisti cercavano di capire i problemi ambientali e di trovare per essi delle soluzioni. Ma poi l’ambiente è diventato un argomento per mettere sotto accusa la società moderna, le attività umane e l’umanità stessa: un ambientalismo anti umanista che ha lo scopo di imporre, con dei pretesti ambientali, delle politiche punitive per l’economia che sono già costate al nostro paese 700 / 800 miliardi.
Il marxismo, che ha le sue radici nella rivoluzione francese, è portatore di un’istanza di giustizia sociale. Ma mentre la rivoluzione avvenuta in Francia alla fine del Settecento ha il merito di avere contribuito alla nascita della società moderna, che ha diminuito moltissimo anche le disparità sociali, il marxismo accusa proprio la società moderna - capitalista di esserne la causa.
È ora che le sinistre marxiste dei paesi occidentali abbandonino questa ideologia fallimentare e prendano atto che il modello vincente è la società moderna, come dimostra anche la crescita strabiliante della Cina.
Dobbiamo lavorare per migliorare il mondo e non per peggiorarlo!


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