terra matta

Oggi è difficile immaginare le condizioni di vita dell’Italia negli anni immediatamente successivi alla II guerra mondiale. La maggior parte delle abitazioni non avevano l’acqua corrente, il riscaldamento e il bagno in casa. E naturalmente non c’erano nemmeno le lavatrici, i frigoriferi e tanti altri comfort moderni. Quasi tutti i lavori erano di pura fatica e metà della forza lavoro era impegnata in agricoltura. Sulle strade, spesso sterrate, le auto erano rare. La lunghezza media della vita era di 62 anni, vent’anni meno di oggi. Chi non lo ha provato non può capire come si viveva allora.
Ancora più difficile è immaginare le condizioni di vita all’epoca della I guerra mondiale. Quando, per esempio, erano ben pochi quelli che potevano comprarsi un capo d’abbigliamento e quasi tutti si vestivano di stracci. Però possiamo farcene un’idea leggendo la straordinaria autobiografia di un povero di allora, un siciliano illetterato e quasi del tutto analfabeta, ma con una memoria di ferro (vedi Terra Matta di Vincenzo Rabito - pubblicato da Einaudi).
All’epoca in Italia la speranza di vita era di circa 50 anni. Cioè era già raddoppiata rispetto ai 24 anni di tutte le altre epoche storiche. Ma se noi oggi facciamo così fatica ad immaginare come si viveva 70 o100 anni fa, come possiamo capire com’era dura la vita, dura bestiale e breve, nei secoli e nei millenni passati?
Però è stata proprio questa miseria estrema la condizione dell’umanità fino a due secoli fa. Miseria da cui siamo usciti solo grazie alla società moderna, che per questo è l’unico modello sostenibile sul piano sociale (e non la causa delle ingiustizie sociali e il nemico da combattere come molti pensano).
Nell’articolo Lo sviluppo come soluzione dei problemi della povertà e dell’ambiente è stato ricostruito il particolare percorso fatto dall’Europa negli ultimi 1000 anni che ha portato alla società in cui viviamo.