IL MODELLO CINESE


Oggi in Europa molti criticano il controllo “orwelliano” esercitato dal governo cinese sui propri cittadini. Ci sono telecamere dappertutto. E nei luoghi pubblici ci sono anche dei grandi schermi in cui compaiono i volti di coloro che si sono macchiati di qualche reato o che hanno messo in discussione il sistema di governo. La Cina viene criticata anche perché non ha dei governi elettivi. E in questo momento ci sono anche le critiche per il “ristabilimento dell’ordine” ad Hong Kong.
Però questa città ha approfittato della sua autonomia per tirare i fili di quasi tutte le attività criminali della Cina. E molte di esse colpiscono gli interessi di altri paesi, compreso il nostro.
Negli ultimi anni le anguille pescate nelle valli di Comacchio sono diminuite del 90%. Ma cosa c’entra la Cina? C’entra, perché la colpa non è del riscaldamento globale, ma della criminalità cinese. Essa organizza la cattura delle anguille provenienti dal Golfo del Messico quando sono ancora molto piccole, prima che entrino nel Mediterraneo attraverso lo stretto di Gibilterra. Le anguille vengono poi portate in Cina per essere allevate e vendute nei ristoranti a peso d’oro.
Questa però è solo una delle tante attività criminali che, come il commercio dell’avorio, provocano danni nel resto del mondo. E il governo cinese, che colpisce con tanta durezza ogni tipo di reati, non lo può più tollerare anche per una questione d’immagine.
Per quanto riguarda il suo sistema di governo, è quello del partito comunista unico. Ad esso si devono i metodi di controllo pervasivi che da noi sarebbero considerati inaccettabili. Ma questo è anche un partito comunista molto diverso da quelli sovietico e maoista, e anche molto diverso dai partiti comunisti o post comunisti dei paesi occidentali.
I governi post maoisti hanno adottato in pieno la società moderna: rivoluzione scientifica e tecnologica e quindi industrializzazione, economia di mercato e libertà. Sì, anche la libertà, perché in Cina il livello della libertà personale non è poi tanto diverso dal nostro. Coronavirus permettendo, oggi i cinesi possono fare tutto quello che vogliono, anche viaggiare all’estero, per turismo o altro.
Abbracciando la formula del benessere la Cina ha ottenuto il risultato straordinario di sconfiggere in pochi decenni la miseria assoluta di tutte le altre epoche. Con questa crescita accelerata il livello di vita è aumentato in maniera fenomenale, e ha ormai raggiunto o sta raggiungendo quello dei paesi più sviluppati. Questo è il fatto di gran lunga più importante che rende molto positivo il giudizio sul paese più grande del mondo, perché i risultati ci sono e sono enormi, epocali, storici.
E anche per quanto riguarda l’ambiente la Cina moderna per molti aspetti, ma non ancora per tutti, è già uno dei paesi più virtuosi del mondo. Per esempio è all’avanguardia nel settore del trasporto pubblico (metropolitane e treni veloci), nell’attività di rimboschimento (grande muraglia verde) e nell’allevamento del pesce (vedi il paragrafo sulla pesca nell’articolo “Le principali sfide ambientali”).
Certo noi occidentali, compreso chi scrive, preferiremmo che in questo grande paese ci fossero dei governi elettivi. E vorremmo anche che ci fosse un maggiore rispetto per la privacy perché anche questa, come la libertà, è di per sé un valore. Ma come possiamo convincere i cinesi che il nostro sistema di governo è migliore del loro?
Negli ultimi decenni la Cina ha fatto enormi progressi in tutte le direzioni. L’Italia e l’Europa, invece, hanno fatto molte scelte sbagliate che hanno causato all’economia e alla società danni incalcolabili.
Negli ultimi 12 anni in Italia la disoccupazione è raddoppiata, la qualità della vita è molto peggiorata e il livello del debito pubblico e delle tasse continua a salire. A questo poi bisogna aggiungere l’immigrazione incontrollata, che ha riempito l’Italia di persone che non hanno nulla con cui vivere o che hanno sottratto opportunità di lavoro ai residenti. Infatti non dobbiamo dimenticare che abbiamo un terzo dei giovani disoccupati, percentuale che nel Sud arriva al 50%. E la disoccupazione giovanile è la causa più importante del calo della natalità. Per il resto, è vero che abbiamo le elezioni, però dopo tanti anni dalla fine della II guerra mondiale non abbiamo ancora l’elezione diretta del Capo del governo, cioè del principale centro decisionale del Paese! In queste condizioni è molto difficile convincere i cinesi che il nostro modello di governo è migliore del loro.
Però l’Europa continua a sentirsi superiore (in Italia il peggioramento è stato tale che non ci sentiamo più superiori a nessuno!). Una volta questa superiorità era reale. Ed era dovuta al fatto che i paesi europei si erano industrializzati per primi. Però oggi i paesi emergenti, con la loro crescita, stanno rapidamente colmando questo ritardo. In questo momento l’emergenza sanitaria sta creando difficoltà a tutti, ma speriamo che il problema possa essere presto superato.
L’Europa però si sente superiore anche perché la sua società è più evoluta. Ciò è dovuto al fatto che i paesi europei sono riusciti a soddisfare per primi i bisogni primari della propria popolazione, già mezzo secolo fa o più. Quindi fin da allora i beni materiali hanno raggiunto i limiti del mercato e di conseguenza la loro produzione è crollata. Però, dato che non era diminuita la capacità di spesa, questa si è diretta sui servizi, che oggi occupano i tre quarti dell’economia. E sono proprio i servizi, che soddisfano dei bisogni più sofisticati che comprendono anche l'esigenza di tutelare l'ambiente, ad avere fatto fare alla società europea un grosso salto di qualità. (vedi il paragrafo sui servizi nell’articolo “
Lo sviluppo come soluzione dei problemi dell’ambiente”).

Oggi però anche questo secondo motivo di superiorità sta venendo meno, perché in Cina e nei paesi emergenti una quota crescente dell’economia si sta già orientando sui servizi. Anche qui con il risultato di un grosso salto di qualità della società. Pertanto anche questa differenza nel giro di pochi anni è destinata a scomparire.
Eppure l’Europa si crede ancora superiore per avere adottato delle particolari politiche sociali e ambientali ispirate a valori “alti”. Ma, a parte la considerazione che anche la sensibilità verso i temi ambientali è un portato della società moderna matura e terziarizzata, l'Europa ha di fatto rinnegato proprio quel modello di economia che le aveva conferito una grande superiorità sul resto del mondo (mentre l’America e i paesi anglosassoni si sono mossi con molta più coerenza). E lo ha fatto partendo dal presupposto che la società in cui viviamo non è sostenibile né dal punto di vista sociale – perché ingiusta – né dal punto di vista ambientale.
Però vent’anni di lavoro di questo sito sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sono giunti alla conclusione che questa stessa società moderna è l’unica sostenibile sul piano sociale, perché è l’unica in grado di sconfiggere la povertà, il principale problema sociale. E dopo la fase di crescita che porta dalla povertà al benessere, essa è anche l’unica sostenibile sul piano ambientale. Lo dimostrano i paesi più sviluppati che sono oggi, da ogni punto di vista, molto più sostenibili di 50 o 60 anni fa. (vedi l’art. “Lo sviluppo come soluzione dei problemi della povertà e dell’ambiente” – prima e seconda parte).
L’Europa ha condannato quasi tutte le principali conquiste tecnologiche di questi anni e ha spinto i paesi aderenti ad abbandonarle. E il paese che più si è esposto in questa politica autolesionista è proprio l’Italia.
Il nostro Paese sta facendo la guerra al gas naturale perché è un combustibile fossile. Però il gas è molto migliore del carbone e del petrolio: è pulito, produce molta meno anidride carbonica e fino a pochi anni fa era anche largamente sprecato.
L’Italia ha bloccato per molti anni l’estrazione del gas sul suolo nazionale, con il risultato di una grande dipendenza dalle importazioni di energia e di di un enorme impoverimento di tutto il sistema paese: la principale causa della crisi economica. Poi sta spendendo cifre colossali per le rinnovabili, che però non saranno mai in grado di sostituire le normali centrali elettriche e tanto meno quindi di diminuire le emissioni di gas serra. (vedi l’articolo: “La costosa follia delle energie alternative”).
L’Europa ha anche condannato lo shale gas, il gas naturale contenuto nelle rocce argillose e impermeabili, oggi sfruttabile. E’ altrettanto abbondante del carbone ed è presente in tutti i continenti. Inoltre molti paesi europei hanno criminalizzato l’energia nucleare che invece è la fonte di energia ideale: zero inquinamento, zero combustibili fossili, zero gas serra. Di combustibile nucleare ce n’è per qualche milione di anni e per quanto riguarda i problemi di sicurezza, oggi essi sono tutti o superati o superabili. L’Italia aveva costruito una centrale nucleare, ma l’ha smantellata ancora prima di metterla in funzione. E di recente la Germania ha smantellato le sue 19 centrali. Che rischi c’erano per la popolazione o per l’ambiente? E con cosa verranno sostituite? Ovviamente con dei combustibili fossili! (vedi l’articolo: “Energia nucleare pulita e sicura”).
Nello stesso tempo l’Europa sta spendendo cifre importanti per sviluppare i reattori a fusione. Ma la fusione nucleare, anche se non fa uso di materiali radioattivi, proprio dal punto di vista della sicurezza è e sarà sempre molto più problematica delle normali centrali nucleari. Ed è anche molto lontana nel tempo. Stesso discorso per l’auto a idrogeno che, per motivi fisici insuperabili, non potrà mai diventare realtà.
Ancora. L'Italia più di qualsiasi altro paese, ha criminalizzato l’ingegneria genetica, che viene usata da trent'anni in tutto il mondo senza alcun inconveniente né per la salute né per l’ambiente. E questo nonostante che non possiamo evitare di importare e consumare i prodotti alimentari fatti con piante geneticamente modificate per non esporci a ritorsioni commerciali. A causa di questa proibizione i nostri agricoltori sono costretti a spargere nei campi grandi quantità di pesticidi. Ma anche così non riusciremo a salvare le nostre pregiate varietà di frutta e verdura che sono il vanto del made in Italy. Già stiamo cominciando a sostituire alcuni dei vitigni più pregiati perché il numero dei trattamenti necessari per arrivare al grappolo maturo è diventato esorbitante. E sempre più spesso le sementi le compriamo all’estero, da paesi come la Cina che possono modificare il genoma delle piante che coltivano senza che ne rimanga traccia. (vedi l’articolo: “Piante geneticamente modificate”).
Ma è criticabile anche la politica europea verso i paesi poveri. Da una parte con il ricatto degli aiuti abbiamo imposto una serie di divieti: no ai combustibili fossili (!), no alle piante geneticamente modificate, no al DDT, anche in quantità minime, in funzione anti malaria. Dall’altra gli aiuti sono sempre stati dati in modo da non produrre alcuna crescita, proprio perché alla crescita economica viene attribuita una valenza negativa!
Invece dovremmo aiutare i paesi poveri a crescere, prima di tutto perché ne hanno bisogno e poi perché così faremmo anche i nostri stessi interessi. Infatti, proprio perché ancora poveri, questi paesi hanno davanti a loro un lungo periodo di robusta crescita economica, dalla quale anche noi potremmo trarre dei vantaggi (vedi l’articolo “Paesi poveri: problema o opportunità?” ).
E anche qui la Cina ci sta dando delle lezioni. Con le sue iniziative sta promuovendo la crescita dell’economia reale nei paesi più poveri dell’Africa, e nello stesso tempo sta facendo anche i propri interessi. Essa va a cercare in questo continente la manodopera a basso costo che non trova più in casa propria, e così facendo crea posti di lavoro e preziose competenze professionali. Quello che anche l’Europa dovrebbe fare.
Eppure l’Europa, anche se da molti anni sta andando indietro invece che avanti, continua a sentirsi superiore e pensa di poter dare delle lezioni alla Cina.
Invece è proprio la Cina che, insieme agli altri paesi emergenti, ha raccolto l’eredità dell’Europa ed è sempre più all’avanguardia un po’ in tutti i settori.
Certo, sarebbe meglio che l’ex Celeste impero avesse anche dei governi elettivi e che desse maggior valore al rispetto della privacy. Ma se vogliamo convincere la Cina ad adottare il nostro sistema di governo, dobbiamo prima dimostrare che funziona meglio. E purtroppo in Italia e in Europa ormai da molto tempo non è più così. Un motivo in più per decidere di cambiare rotta.