COME SIAMO DIVENTATI DIPENDENTI DAL PETROLIO

Non è difficile immaginare come tali forze (quelle che hanno contribuito all’attuale situazione di marginalità in cui versa la ricerca scientifica in Italia) cerchino di impedire che la ricerca abbia spazi maggiori a proprio discapito. Del resto già in passato si sono verificate simili reazioni all’intrusione della scienza ed è per questo che serve rammentarsi di Felice Ippolito, geologo, padre dell’impegno italiano nell’ottenere energia da centrali nucleari attraverso il Comitato Nazionale Energia Nucleare (CNEN).
Ippolito venne messo all’indice da articoli di stampa pubblicati dall’onorevole Saragat nel 1963. L’indagine venne svolta dall’avvocato Giovanni Leone e Ippolito fu arrestato il 3 marzo 1964. Saragat e Leone sarebbero diventati poi presidenti della Repubblica, uno dopo l’altro. Le imputazioni contro Ippolito riguardavano lo scorretto uso di un’automobile di servizio, l’aver distribuito valigette a dei congressisti e altri abusi amministrativi. La condanna fu a undici anni di reclusione: un chiaro segnale che l’energia elettrica doveva provenire dal petrolio. E un petrolio su cui l’Italia non doveva avere un ruolo autonomo come pretendeva di fare il partigiano e imprenditore Enrico Mattei, precipitato con il suo aereo il 27 ottobre 1962. Saragat graziò Ippolito, ma l’impresa del suo CNEN si spense…”.
Citato in maniera letterale da: SCOPERTA – Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia - di Roberto Defez – Codice Edizioni – pag. 167.


Così adesso sappiamo come è avvenuta la scelta di abbandonare l’energia nucleare a favore del petrolio. E a favore delle importazioni di petrolio e delle ricorrenti crisi energetiche che, a partire dagli anni Settanta, hanno devastato a più riprese la nostra economia. Poi, in tempi più recenti, a impoverire l’economia italiana è stata la guerra al gas naturale. L’estrazione del gas sul suolo nazionale è stata bloccata per decenni. Pertanto nel 2008, quando sono esplosi i prezzi del’energia, dipendevamo dalle importazioni per l’85%. Il costo della bolletta energetica è diventato enorme, tanto da causare la crisi economica. Poi c’è stata la spesa folle e inutile di eolico, fotovoltaico e auto a idrogeno: un’altra colossale distruzione di risorse economiche che dura tuttora. E adesso che sta iniziando l’era delle auto elettriche che faranno crollare i consumi di energia, i principali esponenti della sinistra italiana volano in Arabia Saudita. Questo significa che, al di là delle parole, non sono per nulla interessati a promuovere l’autonomia energetica dell’Italia e a rilanciarne l’economia.
Se l’Italia si fosse data una politica energetica degna di questo nome, per esempio quella della Francia o della Gran Bretagna, sarebbe adesso il paese più prospero e sviluppato del mondo. Invece dei politici felloni l’hanno trasformato in un campo di macerie: l’economia è in crisi da 12 anni, la disoccupazione è raddoppiata, continuano ad aumentare il debito pubblico e le tasse e siamo arrivati all’emergenza sanitaria nel modo peggiore.
Una maggiore efficienza e autonomia energetica sono la prima condizione per uscire dalla crisi economica: abbandonare la politica assurda delle rinnovabili e dell’auto a idrogeno, perseguite attraverso colossali distorsioni del mercato e puntare invece sui giacimenti di gas nazionali e sull’auto elettrica.