Caccia al tesoro (di Alarico)


La tomba di Alarico
Nell’anno 410, nel pieno dell’estate e in soli tre giorni, i Visigoti di Alarico hanno saccheggiato la città di Roma. In questo breve lasso di tempo i Visigoti hanno preso il controllo militare dei punti strategici, hanno fatto arrivare i loro carri trainati da buoi, hanno forzato le porte dei templi e li hanno svuotati dei loro tesori. Poi i carri sono usciti lentamente dalla città e infine se ne sono andati anche i guerrieri che la presidiavano.
Gli assalitori avevano molta fretta e in queste ore concitate non hanno potuto selezionare quello che portavano via. Il loro criterio deve essere stato: “Se è qui, deve essere una cosa di valore; la prendiamo e poi vedremo meglio che cos’è”. Catturarono anche degli ostaggi per evitare di essere inseguiti e se ne andarono il prima possibile. Si diressero verso Sud, arrivarono in Calabria in autunno e per svernare si accamparono ai piedi della città di Cosenza.
Adesso finalmente potevano selezionare il loro bottino: da una parte c’erano l’oro e l’argento e dall’altra tutto il resto. “Il resto” erano tanti oggetti più o meno ingombranti di grande valore simbolico (trofei di guerra, simboli del potere romano, svariati oggetti d’arte), ma all’epoca di nessun valore economico. I Visigoti erano un popolo nomade: si sarebbero portati dietro tutta quella paccottiglia?
Nel frattempo era morto il loro re Alarico. Ecco quindi a cosa sarebbero serviti quei cimeli: avrebbero arricchito la tomba del loro valoroso condottiero!
Questo significa che lì non troveremo le 70 tonnellate d’oro e 150 d’argento di cui parlano gli storici, ma molti oggetti di grandissimo valore storico e artistico e forse anche qualcuno di grande valore scientifico. Ecco perché questa sarebbe la scoperta archeologica più importante di ogni tempo!