Perchè è tanto diffusa la convinzione che l'economia moderna sia, per sua stessa natura, incompatibile con l'ambiente? Perchè l'elemento principale delle tematiche ambientali è diventato la sostenibilità, cosa che presuppone che la moderna società del benessere sia per definizione insostenibile?
Perchè i no-global e la generalità dei movimenti ambientalisti attribuiscono ai paesi industrializzati la responsabilità della povertà del Terzo mondo e di tutti i danni ambientali, quando l'economia moderna, pur con tutti i suoi problemi, è l'unica formula efficace contro la povertà, ed è molto più sostenibile delle società arretrate che l'anno preceduta?
La spiegazione è di carattere ideologico.Il comunismo è morto da tempo, e sopravvive nella sua integralità solo negli ultimi "paradisi", come la Corea del Nord e l'isola di Cuba. Ma il fatto che sia crollata l'Unione Sovietica non significa che l'ideologia comunista sia morta. Essa purtroppo sopravvive specialmente in Italia, non solo in quei partiti che ancora espongono nelle loro bandiere la falce e il martello, ma anche negli eredi del partito comunista che hanno mantenuto le stesse idee, lo stesso personale politico, gli stessi sistemi di lotta politica e lo stesso apparato di propaganda creato e finanziato dall'Unione Sovietica, dai tempi di Stalin fino alla caduta del muro di Berlino (Vedi "
Lo stalinismo e la sinistra italiana" di Victor Zaslavsky, che comprende anche una documentata ricostruzione dei finanziamenti dell'Unione Sovietica al Pci e agli altri partiti satelliti).
L'idea di fondo, espressa nei termini più semplici, è che l'economia di mercato, poichè permette ad alcuni di arricchire e ad altri no, è la causa delle disuguaglianze sociali, che a loro volta sono all'origine di tutte le ingiustizie. E' colpa dell'economia di mercato e del modello di stato liberal democratico, se ci sono da una parte i ricchi (sfruttatori) e dall'altra i poveri (sfruttati).
La soluzione adottata dal comunismo è l'economia di stato che, secondo il dettato marxista, restituisce al popolo la proprietà dei mezzi di produzione, mentre la libera economia di mercato viene abolita.
Marx, che viveva agli albori dell'era industriale, non è riuscito ad accorgersi che la caratteristica principale dell'economia moderna è il continuo aumento della produttività, che si traduce nella creazione di sempre nuovo valore. Forse ciò è avvenuto perchè nelle prime fasi dell'industrializzazione l'aumento della produttività era ancora basso. Oppure perchè all'aumento della produttività si sovrapponevano forme di sfruttamento della manodopera che assorbivano tutta la sua attenzione. Ma il suo errore, attraverso il comunismo storico, è sopravvissuto fino ad oggi, e attraverso il gigantesco apparato di propaganda finanziato e sostenuto dall'Unione Sovietica, si è diffuso anche nei paesi non comunisti. Eppure non ci vuol molto a dimostrare quanto siano errati i presupposti su cui si fonda questa ideologia.
Ci sono due modi per arricchire. Il primo, che potremmo definire "tradizionale", è quello tipico delle società preindustriali, caratterizzate da tecnologie arretrate e che si evolvono con estrema lentezza. E se l'efficienza dei processi produttivi non aumenta, l'economia diventa un gioco a somma zero, in cui chi vince lo fa a spese di chi perde.
Così nelle società arretrate il 90% di chi si arricchiva lo faceva a spese di qualcun altro, e solo il restante 10% diventava ricco creando nuovo valore.Nella società moderna, invece, le proporzioni sono invertite: solo il 10% di chi arricchisce lo fa a danno degli altri, mentre il 90% ottiene lo stesso risultato facendo aumentare la produttività e creando nuovo valore, anche se può capitare che alla creazione di valore si sovrappongano forme di sfruttamento. Ma che venga continuamente creato nuovo valore a vantaggio di tutta la società, lo dimostra l'alto tenore di vita raggiunto dalla generalità della popolazione in tutti i paesi industrializzati. Un livello di vita che non ha precedenti in nessun'altra epoca storica.
La maggior parte del valore aggiunto così creato va a vantaggio di tutta la società, e solo una parte premia chi ne ha il merito. Per esempio Bill Gates è diventato l'uomo più ricco del mondo per avere di fatto inventato il personal computer. Quasi sicuramente, se non ci avesse pensato lui, prima o poi lo avrebbe fatto qualcun altro. Quindi Bill Gates ha forse solo anticipato di qualche anno la diffusione dell'informatizzazione. Ma anche così, con il suo lavoro, ha contribuito a creare un valore aggiunto incommensurabile. Di questo immenso valore a lui ne è andata una piccola fetta, che però è stata sufficiente a farlo diventare l'uomo più ricco del mondo.
A questo punto qualcuno potrebbe dire: "Una persona sola che possiede più del P.I.L. di molti stati. Che ingiustizia!". Ma se noi avessimo voluto impedire questa ingiustizia, avremmo anche dovuto impedire l'invenzione dei personal computers. E se avessimo impedito a tutti gli altri Bill Gates grandi e piccoli di arricchire, avremmo ottenuto una società che non è più in grado di creare valore.
E' proprio questa la logica del modello comunista: abolire l'economica di mercato e il diritto di proprietà, in modo che nessuno possa arricchirsi, anche se questo significa impedire d'ora in poi la creazione di nuovo valore.
Il regime comunista, incapace con l'economia di stato di creare valore, ha costretto la società alla povertà estrema, rendendola così non più giusta, ma molto, molto più ingiusta. (Vedi l'articolo: "
Comunismo, il dio che ha fallito")
Infatti è proprio la povertà il contenitore e la vera fonte di tutte le ingiustizie, e nello stato comunista all'estrema miseria della popolazione si aggiunge la violenza del sistema e la privazione di ogni libertà. Al contrario, è proprio la crescita economica (lapalissiano!) il principale strumento per vincere la povertà, e per rendere la società più giusta.
Ciò è vero, anche se la crescita economica non può essere considerata l'unico valore. Affinchè l'economia e il denaro non soffochino i valori comuni condivisi, servono delle regole. La tutela dei valori e l'economia devono procedere di pari passo, anche perchè, se se così non è, subentra la speculazione che ben presto soffoca la crescita. Ma non c'è dubbio che la crescita economica è un valore importante, perchè questo è il solo mezzo per vincere la povertà, e anche perchè senza denaro molti problemi non si risolvono.
Quindi il marxismo non è altro che un colossale errore e il comunismo un colossale inganno, tale da giustificare, oltre alla condanna della storia, anche la satira ispirata ai Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. (vedi il racconto:
Scoperto uno dei paesi descritti da Gulliver nei suoi famosi Viaggi)
Certo, l'Italia non ha mai avuto un regime comunista, ma è un paese in cui per anni è prevalso un modello statalista che, col pretesto del progresso e della giustizia sociale, ancora continua a distruggere valore e a creare ingiustizie.
Chi ha sperimentato sulla sua pelle il comunismo ha potuto rendersi conto di questo inganno, ma in un paese come l'Italia che è tuttora vittima dell'apparato di propaganda creato dall'Unione Sovietica, il dogma secondo il quale l'economia moderna è la causa di ogni male, viene ancora accettato da gran parte dell'opinione pubblica. Milioni di persone, spinte dal desiderio di giustizia, ma ingannate dalla propaganda comunista, invece di impegnarsi per una società più giusta, hanno dedicato la loro vita e continuano a lavorare per perpetuare la maggiore di tutte le ingiustizie: la povertà. E chi si batte veramente per la giustizia e per il progresso, deve prima di tutto combattere contro di loro!
Ecco un esempio da manuale di come l'ideologia comunista può distruggere valore, e trasformare una provincia con grandi prospettive di sviluppo in una delle più arretrate di tutto il Nord Italia. Vedi in proposito l'articolo:
La cronica debolezza dell'economia ferrarese alla luce dell'analisi storica.
Infine questi stessi pregiudizi ideologici vengono applicati anche ai paesi del Terzo mondo e alle tematiche ambientali.
Il 20% della popolazione mondiale consuma l'80% delle risorse del pianeta: che ingiustizia! E così la responsabilità delle povertà viene attribuita all'unico sistema politico-economico che si è dimostrato in grado di debellarla. La cosa è ancora più paradossale considerato che in questo momento molti paesi emergenti stanno raggiungendo il benessere proprio copiando il modello occidentale imperniato sul binomio economia di mercato e democrazia.
Allo stesso modo viene attribuita ai paesi sviluppati la responsabilità di tutti i danni ambientali.
Eppure, grazie anche alla sensibilità per i problemi ambientali, resa possibile proprio dalla soddisfazione dei principali bisogni materiali, la constatazione che l'economia moderna è molto più sostenibile di tutte quelle che l'hanno preceduta, è quasi la scoperta dell'acqua calda (vedi l'articolo:
Ambiente e sviluppo non sono incompatibili).
Ad ogni modo, per poter attribuire ai paesi sviluppati la colpa della povertà, dei danni ambientali e di tutte le ingiustizie sociali, è stato necessario creare molti falsi miti e suscitare tante paure immotivate, che è necessario sfatare.
Una delle più grandi mistificazioni operate dai critici del modello di economia e di stato liberale, è l'identificazione dell'intera società con il mondo dell'economia e delle aziende, in modo da poter dire che la società "capitalista" è priva di valori.Lo scopo delle aziende è quello di perseguire il profitto attraverso la produzione e la vendita di beni e servizi, all'interno di una serie di regole. L'unico metro con cui le aziende possono essere giudicate, infatti, è sulla base dei loro bilanci, oltre che del rispetto di queste regole: se un'azienda guadagna, sopravvive, mentre se perde per alcuni anni di seguito, scompare.
Poichè le aziende hanno come unico valore di riferimento il profitto, anche la nostra società sarebbe senza valori, o avrebbe come unico valore il denaro. Ma, anche se è vero che il mondo dell'economia è molto importante per la società moderna, i suoi obiettivi non coincidono affatto con quelli perseguiti dalla società stessa e dagli individui che la compongono.
Gli scopi che perseguono gli individui dipendono dalle cose a cui la gente dà valore, come mantenere la propria famiglia, vivere bene e in buona salute, coltivare degli interessi o degli hobby ecc. Mentre gli scopi istituzionali dello stato sono: assicurare la giustizia, garantire la sicurezza, far funzionare scuole e ospedali e così via. D'altra parte per perseguire questi scopi non economici la società civile ha bisogno del reddito prodotto dal mondo dell'economia (che quindi, proprio per questo, non deve essere inutilmente soffocata).
A loro volta le aziende, nello svolgimento della lora attività, devono rispettare tutta una serie di regole. Esse devono tenere una contabilità rigorosa e redigere un bilancio, cosa che serve prima di tutto all'azienda stessa per la sua autogestione, poi per calcolare il prelievo delle tasse e infine per far sì che chiunque voglia investirvi dei soldi possa farlo con cognizione di causa. I bilanci devono essere certificati da revisori indipendenti e depositati presso un notaio, mentre quelli delle società quotate in borsa vengono pubblicati sui giornali. E non a caso esiste il reato di falso in bilancio.
Altre leggi sono necessarie per far sì che l'attività delle aziende non danneggi o comprometta altri legittimi interessi o valori che stanno a cuore alla società, come la salute, la salubrità delle condizioni di lavoro, l'ambiente ecc. In definitiva il mondo dell'economia, anche se ha come unico scopo di produrre reddito, non è una giungla, ma un sistema attentamente regolamentato che per funzionare ha bisogno di qualità come la competenza professionale, la correttezza, la dedizione al lavoro ecc.
In realtà le aziende, nel perseguire il profitto, possono provocare gravi danni alla società o all'ambiente solo là dove lo stato è incapace, corrotto, o di fatto inesistente, e dove mancano o non vengono fatte rispettare le leggi che tutelano gli interessi della collettività.
Un esempio è la diffusione del tabacco operata da alcune multinazionali nei paesi del Terzo mondo, proprio approfittando della totale assenza in questi paesi di leggi adeguate.(vedi in proposito:
Il sud in fumo;
Brasile - La guerra legale;
Camerun - Come i mercanti del tabacco conquistano i giovani)
Fatti di questa gravità devono essere denunciati affinchè cessino, ma non possono mettere in discussione il modello di economia e di stato liberale; essi in realtà sono solo l'ennesima dimostrazione di quanto siano importanti la democrazia e lo stato di diritto. Ma a sua volta anche l'economia di mercato non è meno importante, perchè proprio questo è l'unico modo che si conosce per vincere la povertà e far crescere la società civile.
Ecco le principali falsità diffuse ad arte in questi anni.
TANTE FALSE VERITA'-
Le foreste si stanno riducendo, e naturalmente la colpa è dei paesi industrializzati che, per sostenere le loro economie, hanno bisogno di prosciugare le risorse del pianeta.
La verità è che, proprio in "tutti" i paesi industrializzati e in molti paesi emergenti, da decine di anni la copertura verde non fa che aumentare. Tratti interi di foresta continuano invece ad essere abbattuti, anche se a ritmo decrescente, in molti paesi della fascia tropicale, principalmente per ricavarne terreni agricoli e pascoli, o per le necessità interne di legname.
I paesi sviluppati si sono dati delle regole che consentono l'importazione di legname solo se proviene da uno sfruttamento razionale delle foreste.
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L'inquinamento sta aumentando.
L'inquinamento aumenta solo nella fase di crescita che porta dalla povertà al benessere, poi diminuisce. Una volta che i mercati dei principali beni materiali sono stati saturati, il settore prevalente dell'economia diventa quello dei servizi, e la produzione si attesta su valori tre o quattro volte più bassi. Ma l'inquinamento si riduce ancora di più perchè continua ad aumentare l'efficienza dei processi produttivi, perchè aumenta la percentuale di rifiuti riciclati, e perchè vengono individuati e abbattuti gli inquinanti più pericolosi. Attualmente nei paesi industrializzati i livelli di inquinamento sono pari in media al 10/15% di quelli che erano stati i livelli massimi raggiunti intorno al 1960.
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Molte specie animali stanno scomparendo per colpa della globalizzazione del modello di economia occidentale.
La verità è, invece, che nei paesi industrializzati la crescita delle foreste è di solito accompagnata dal ritorno della fauna selvatica (come in Italia), che quindi sta rapidamente aumentando e non diminuendo. Si sostiene anche che molte specie stanno scomparendo nelle foreste equatoriali per colpa dell'inquinamento. Ma i paesi industrializzati non possono essere responsabili della scomparsa di specie che vivono nel folto delle più remote foreste a migliaia di chilometri di distanza. Del resto questa presunta scomparsa non è mai stata dimostrata, ed è anzi piuttosto improbabile, visto che le foreste equatoriali, forse a causa dell'aumento del tasso di anidride carbonica, sono più lussureggianti che mai. A volte succede invece che gli animali della foresta vengano cacciati per fame fino a farli scomparire, come sta avvenendo in diverse zone dell'Africa. Ma questa è una conseguenza della povertà e non dello sviluppo: lo sviluppo, nonostante i suoi problemi, non è la causa del degrado ambientale, ma piuttosto la soluzione.
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Il pianeta si sta surriscaldando.Gli equilibri climatici sono molto complessi e mutevoli. I modelli matematici non sono ancora in grado di rappresentare questa complessità, e quando succede qualcosa che esce un poco dalla norma, non sono in grado di individuarne la causa. Il clima è ancora largamente inspiegabile, e quindi si presta a suscitare paure irrazionali. Ogni cambiamento appena un po' preoccupante può essere ingigantito fino a dimensioni catastrofiche. Per esempio, una breve mancanza di piogge può far immaginare una calamitosa siccità o l'inaridimento dell'intero pianeta, e un aumento localizzato della temperatura, con l'aiuto di qualche dato scientifico scelto con cura, può servire a prefigurare un catastrofico surriscaldamento globale, con conseguente scioglimento dei ghiacci polari e innalzamento del livello del mare. Viene continuamente evocata la prospettiva di terribili sconvolgimenti climatici, che servono a giustificare il protocollo di Kyoto e l'istituzione di una carbon-tax.
In realtà i dati disponibili non autorizzano ad affermare che la temperatura globale sta aumentando in maniera preoccupante, o che sta aumentando per colpa dell'anidride carbonica (vedi articolo sull'effetto serra).
La riduzione della dipendenza dagli idrocarburi è comunque opportuna per altri motivi, ma questo obiettivo lo si può perseguire nel modo più efficace incentivando i miglioramenti di efficenza, anzichè penalizzando inutilmente l'economia.
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Le piante gm sono un pericolo per la salute e per l'ambiente.Ogni nuova tecnologia, specialmente se riguarda il patrimonio genetico, può suscitare qualche legittimo timore e indurre alla cautela. E infatti ci sono voluti una ventina d'anni di esperimenti e controlli prima di passare dal laboratorio alle coltivazioni in pieno campo. Ma, mentre le piante geneticamente modificate vengono ormai coltivate quasi ovunque, in Europa esse sono diventate un pretesto per creare paure che non trovano giustificazione sul piano scientifico. Le piante gm sono state paragonate a inquietanti chimere, a ibridi mostruosi, al cibo di Frankenstein, mentre in realtà si tratta solo di fare in modo più diretto e semplice quello che si tentava di fare prima con la selezione incrociata: trasferire da una varietà affine dei geni utili a conferire l'immunità ad un determinato parassita, o qualche altra qualità desiderabile. Il tutto con meno rischi e inconvenienti. In Europa, però, queste coltivazioni sono proibite, e in Italia si è arrivati fino al blocco della ricerca scientifica. (Vedi l'articolo sulle piante gm).
Ancora una volta lo scopo dei nemici della crescita economia è stato raggiunto: L'Italia e l'Europa si stanno privando dei vantaggi di cui già godono gli agricoltori di altri paesi. E col pretesto di privilegiare i prodotti "biologici", viene impedito l'aumento della produttività agricola, ci si priva della possibilità di continuare a coltivare molte delle varietà che hanno reso famoso il "Made in Italy", e si mantengono alti i consumi di pesticidi e diserbanti!
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L'inquinamento elettromagnetico è dannoso per la salute.Anche con questo argomento a prima vista innocuo, l'obiettivo era quello di far approvare delle leggi restrittive che avrebbero imposto costi enormi quanto inutili a tutta l'economia italiana.
L'esposizione prolungata a fortissimi campi magnetici può provocare danni alla salute. Partendo da questa constatazione, è stato fatto credere all'opinione pubblica che "qualsiasi" livello di esposizione ai campi magnetici, in particolare a quelli a radiofrequenza, comporterebbe dei danni intollerabili. In realtà l'esposizione alle più comuni fonti di attività elettromagnetica (elettrodomestici, fili elettrici, emittenti radio-televisive ecc.) di solito non comporta rischi di alcun tipo, come dimostrano gli studi in materia. Ciononostante, in base al principio di precauzione (qualsiasi rischio, per quanto piccolo, è intollerabile, e bisogna fare qualsiasi cosa per eliminarlo), nella passata legislatura è stata approvata una legge che abbassava fino a 500 volte i limiti suggeriti dalla Comunità europea.
O.K., va bene, ma che male c'è a ridurre un rischio, anche se ipotetico?
Il problema è che, per adeguarsi a questa normativa, sarebbe stata necessaria una spesa in cifra tonda di 100.000 miliardi di lire. Solo per l'ENEL il costo sarebbe stato di 40.000 miliardi. Avrebbero dovuto essere sostituiti tutti gli apparati elettrici e di telecomunicazione, i motori elettrici, i fili elettrici ecc. Se questa legge fosse stata applicata, sarebbe stata caricata sulle spalle dell'economia italiana una spesa colossale, senza ottenere in cambio alcun beneficio. Con tutti i problemi che ha l'Italia, uno spreco di queste dimensioni è veramente una follia: ma lo scopo della legge era proprio quello di penalizzare l'economia. Quale altro, se no?
Per fortuna ci ha pensato l'allora Ministro della Sanità Veronesi, che non ha mai voluto firmare i decreti attuativi:
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Il DDT deve essere bandito a qualsiasi costo.Le proprietà insetticide del DDT sono state scoperte poco prima della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra i soldati americani irrorarono col DDT le regioni affette dalla malaria, sterminando la zanzara responsabile della sua diffusione.
I risultati furono spettacolari: in pochi anni la malattia scomparve da Europa e Nord America. In Italia sono state definitivamente bonificate le aree del ferrarese e della Sardegna dove era endemica. L'uso del DDT ha ottenuto risultati spettacolari anche in numerosi altri paesi: per esempio in India, tra il 1951 e il 1961, i casi diminuirono da 75 milioni (di cui 800.000 morti) a 50.000.
Ma ben presto cominciarono gli allarmi sui possibili danni ambientali. Si sostenne che il DDT poteva accumularsi nel grasso degli animali ed entrare nella catena alimentare, oppure che era cancerogeno. Studi successivi dimostrarono che tutte queste paure erano infondate, ma nel 1972 il DDT venne messo al bando dall'Agenzia americana per la Protezione Ambientale, nonostante il parere contrario di molti scienziati. Dopo il bando dell'America seguì quello di molti altri paesi, soprattutto in via di sviluppo, anche perchè fatti oggetto di pressioni in questo senso dai paesi occidentali donatori.
Le conseguenze sono state catastrofiche. In Europa e Nord America la malaria era già definitivamente scomparsa, ma nel resto del mondo è riesplosa, e si stima in 50 milioni il numero dei morti causati da allora a oggi dalla proibizione del DDT. Una proibizione di fatto irreversibile, che ha avuto anche l'effetto di farne cessare definitivamente la produzione. Oltre alle vittime ci sono poi i danni dovuti al mancato sviluppo: è difficile, infatti, che un paese possa intraprendere la strada della crescita, finchè è devastato dalla malaria.
E così, nel nome della salute dell'uomo "che non può esporsi a sostanze che possono avere serie conseguenze sulla sua salute", decine di milioni di persone sono state condannate a morire, e innumerevoli paesi a rimanere preda del sottosviluppo.
Un atteggiamento, quello nei confronti dei paesi più arretrati, veramente razzista, dato che mai e poi mai Europa e Nord America avrebbero accettato di tenersi la malaria endemica per non correre qualche risibile rischio. Sì, rischio risibile, perchè il DDT è uno degli insetticidi e pesticidi più innocui e meno pericolosi da maneggiare. Molto meno pericoloso, per esempio, delle sostanze che l'hanno sostituito in agricoltura.
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L'idrogeno.Di recente l'idrogeno è diventato un cavallo di battaglia degli ambientalisti. Ma l'idrogeno non è una nuova fonte di energia: al massimo potrebbe servire per immagazzinarla. Ma anche per questo scopo non sembra la soluzione più pratica. La trasformazione da energia elettrica a idrogeno e da idrogeno a energia elettrica, comporta perdite rilevanti e non comprimibili. Inoltre l'idrogeno, anche se non è inquinante, non sembra adatto nemmeno come carburante per autoveicoli: le celle a combustibile sono troppo delicate e costose. Per poter essere montate sulle auto il loro costo dovrebbe ridursi di 100 volte, e anche il problema della conservazione dell'idrogeno liquido a temperature bassissime non sembra facilmente superabile.
Eppure molte case automobilistiche stanno investendo sull'idrogeno cifre da capogiro, forse perchè sperano di convincere il pubblico ad acquistare auto estremamente costose con il pretesto dell'ambiente. E molti ambientalisti stanno dando una mano.
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L'eolico e il fotovoltaico.Queste sono per eccellenza le energie alternative, e verso di loro c'è un consenso unanime. Come sarebbe bello se potessimo sostituire il petrolio con il sole e il vento!
Purtroppo eolico e fotovoltaico hanno il difetto di essere soluzioni minimali, e non quindi delle vere soluzioni.
Il fotovoltaico è ancora troppo costoso, e la produzione di elettricità troppo discontinua per poter essere di qualche utilità pratica. E anche immaginando di disporre di un sistema efficiente per accumulare l'energia prodotta (che non può essere l'idrogeno), il costo è ancora troppo alto.
L'energia eolica, invece, ha un costo al chilowatt/ora ormai competitivo con l'attuale prezzo del petrolio, specie se si considerano i tempi effettivi di ammortamento. Ma la sua produzione è altrettanto discontinua e inaffidabile; inoltre i siti adatti sono limitati, sia per ragioni geografiche che paesaggistiche.
Quindi queste energie alternative, per ora e per un futuro prevedibile, non possono rappresentare la soluzione ai problemi dell'energia. E se le cose stanno così, puntare solo su di esse, significa distogliere l'attenzione (e gli investimenti) dalle vere alternative al petrolio.
I molti miti creati intorno alle tematiche ambientali dimostrano che il vero scopo di tanta disinformazione è quello di criminalizzare l'economia e mettere limiti allo sviluppo. In realtà è solo partendo dall'analisi dei fatti che si possono individuare i problemi e proporre delle soluzioni.E' quello che cerca di fare il sito dell'Ecofantascienza, che non si limita ad approfondire questi argomenti, ma che ha segnalato di recente al mondo della politica diverse
proposte concrete per far crescere l'economia e migliorare lo stato dell'ambiente.
Ferrara, 31/01/2006