Cos'è la sostenibilità ambientale? E' l'impatto più o meno distruttivo delle attività umane sugli ecosistemi naturali. E gli ecosistemi naturali, cioè in sostanza il territorio, sono, chiaramente, la principale risorsa primaria. La domanda cruciale è: la società moderna è più o meno sostenibile delle società tecnologicamente arretrate che l'hanno preceduta?
A prima vista le società preindustriali sembrano più sostenibili, perchè producono meno beni materiali, consumano poche materie prime di origine mineraria e lasciano pochi rifiuti. Ma se si tiene conto del fattore produttività, ci si accorge che nei paesi sviluppati proprio la principale risorsa primaria è meglio salvaguardata. Infatti l'agricoltura moderna, non solo fornisce cibo in abbondanza ad una popolazione molto più numerosa ma, grazie alla sua altissima produttività, riesce a fare a meno di grandi estensioni di terreni marginali, coltivati fino a non molto tempo fa, che di fatto vengono restituiti alla natura.
E per quanto riguarda l'industria, una volta che i principali mercati dei beni materiali sono stati saturati, si passa da mercati in crescita a mercati di sostituzione, i volumi produttivi si riducono, e le attività industriali vengono in gran parte sostituite dai servizi. E dato che un'economia di servizi produce di meno e consuma meno materie prime ed energia, cala l'inquinamento. Ma l'inquinamento diminuisce ancora di più perchè gran parte dei rifiuti vengono riciclati, mentre gli inquinanti più pericolosi vengono abbattuti. Infine le nuove tecnologie, come quelle segnalate dal sito dell'Ecofantascienza, in futuro potranno ridurre ancora di più il consumo delle materie prime a partire da quelle energetiche.
In questo momento molti paesi emergenti si stanno a loro volta industrializzando, e probabilmente fra una trentina d'anni i tre quarti della popolazione mondiale avranno raggiunto livelli di benessere di tipo europeo; anche loro, quindi, dopo una fase di crescita, sperimenteranno l'abbandono dei terreni marginali, l'aumento della superficie di boschi e foreste, e la diminuzione di tutte le emissioni inquinanti.
Ma nelle società industriali c'è un importante settore che va in controtendenza. Da quando, qualche decina d'anni fa, il mercato automobilistico è stato saturato, i veicoli, invece che più efficienti, sono diventati sempre meno efficienti. Infatti oggi hanno motori molto più potenti, e per svolgere il solito servizio di trasportare cose e persone, consumano il doppio di prima. Se anche l'auto avesse seguito la stessa tendenza di alimentari, abbigliamento, abitazioni, elettrodomestici ecc., la sostenibilità ambientale della società industriale matura risulterebbe molto più evidente.
Quindi non corrisponde al vero il luogo comune secondo il quale la crescita economica è insostenibile e le economie sviluppate sono la prima o l’unica causa del degrado ambientale. Infatti, come le statistiche ampiamente dimostrano, da decenni in tutti i paesi industrializzati la superficie dei boschi non fa che aumentare, mentre l’inquinamento non fa che diminuire. D’altra parte ciò non significa che non si possa e non si debba fare di più per risolvere i principali problemi ancora aperti, che in questo momento sono la scarsa efficienza degli autoveicoli e l’altrettanto bassa efficienza energetica degli edifici. Anche perchè basterebbe applicare le tecnologie già oggi disponibili.
Già da oggi potremmo fabbricare automobili che consumano quattro o cinque volte di meno, isolare molto meglio gli edifici e sostituire le centrali a nafta con centrali a turbogas, molto più efficienti e che usano un combustibile più pulito e abbondante. In futuro l’energia elettrica la potremmo produrre in modo ancora più sostenibile, e senza più bisogno di idrocarburi, con impianti a specchi parabolici lineari e con centrali nucleari di nuova concezione, raffreddate a sodio liquido, e che consumano rifiuti radioattivi anzichè produrli.
Con l’ingegneria genetica possiamo ottenere piante più produttive, di qualità migliore, e che fanno anche risparmiare fertilizzanti e pesticidi. Potremmo riprendere la coltivazione della canapa, una delle piante più produttive e di cui si utilizza tutto: fibra, legno e semi. Con le materie prime della canapa si possono sostituire molti derivati del petrolio, produrre carta con un legno molto più ricco di cellulosa, e diminuire varie forme di inquinamento.
In futuro gran parte dell’agricoltura potrebbe essere costituita da coltivazioni in serra, idroponiche e aeroponiche, condotte in un ambiente saturo di anidride carbonica, che ne aumenterebbe ancora di più la già altissima produttività.
Possiamo produrre sempre più pesce d’allevamento, come già sta avvenendo, in modo da evitare l’eccessivo sfruttamento dei mari. Possiamo ottenere una quota sempre maggiore di legname da vivai, è già questa la tendenza, per risparmiare le foreste tropicali. Potremmo salvare altre grandi superfici di bosco con l’aiuto dei dirigibili, sia in funzione di controllo che antincendio.
Infine, anche nelle regioni più povere e arretrate, e in particolare in Africa, possiamo (e dobbiamo) creare le condizioni per una crescita economica che deve partire dalle aree rurali. E’ necessario prima di tutto eliminare gli ostacoli costituiti da AIDS e malaria, e lanciare la rivoluzione verde con l’aiuto delle biotecnologie. La disponibilità di fertilizzanti chimici servirà a contrastare l’estremo impoverimento del terreno, mentre la crescita economica e sociale che seguirà avrà anche come effetto di ridurre il tasso di natalità.
I problemi ambientali non si risolvono bloccando la crescita economica, come molti sostengono, ma promuovendo lo sviluppo sia nei paesi sviluppati che in quelli emergenti. E’ solo con lo sviluppo, infatti, che può aumentare l’efficienza nello sfruttamento del territorio, delle materie prime e dell’energia, ma anche l’interesse per la salvaguardia dell’ambiente.
AMBIENTE E SVILUPPO NON SONO INCOMPATIBILI