La globalizzazione è l'affermazione del capitalismo internazionale, un fattore di oppressione, sfruttamento e ingiustizia.
La globalizzazione è la causa dello sfruttamento selvaggio della forza lavoro nei paesi del Terzo mondo, e delle politiche di rapina che distruggono l'ambiente naturale e la biodiversità. La globalizzazione è anche responsabile della scomparsa delle culture locali, e della loro assimilazione alla cultura dominante dei paesi occidentali. Negli stessi paesi occidentali essa ha provocato l'appiattimento verso modelli di comportamento che sono funzionali agli interessi dei grossi gruppi economici.
La globalizzazione è l'ultima forma di dominazione totalitaria, che fa capo al paese capitalista per eccellenza, gli Stati Uniti, al quale bisogna resistere a qualsiasi costo se non si vuole che l'intero pianeta si trasformi in un mondo di schiavi: schiavi moderni senza più identità, costretti non solo a lavorare, ma a vivere per un'economia senz'anima. E poi, al di là di tutto questo, c'è un mondo diviso in ricchi e poveri, con enormi di ricchezza accanto a un'intollerabile povertà. Contrastare l'avanzata del capitalismo internazionale vuol dire quindi anche battersi per la giustizia e, dato che non c'è pace senza giustizia, contrapporsi alla globalizzazione significa anche lavorare per la pace.
Questa è la visione degli anti global. Queste le ragioni della loro ostilità nei confronti dei governi dei principali paesi occidentali; questa la spiegazione delle loro clamorose proteste contro i potenti della Terra.
Ma quelli che i no global trattano come i gerarchi di un regime che, come quello nazista, cerca di dominare il mondo, sono in realtà i leader regolarmente eletti delle principali democrazie occidentali!
Sta qui il paradosso: se quelli "occidentali" sono i paesi più ricchi, non è perchè hanno sottomesso il resto del mondo con la forza delle armi e ne depredano le risorse come un impero romano redivivo, ma perchè sono delle democrazie. Sono i paesi più ricchi del mondo semplicemente perchè sono quelli meglio governati, e i loro leader sono in realtà i rappresentanti dei paesi dove c'è la libertà, quella stessa libertà di espressione di cui godono anche i no global.
Se i paesi democratici dominano il mondo, è perchè la democrazia è un modello vincente, ed è questo il motivo per cui tutti cercano di omologarsi. L'omologazione verso il modello occidentale sta certamente avvenendo, ma non perchè c'è una dittatura che domina il pianeta, ma perchè tutti vogliono vivere nella stessa società affluente, tutti vogliono raggiungere la stessa ricchezza e lo stesso benessere. E non è un caso se molti cercano di scappare dai loro paesi ancora poveri, per andare a vivere in quelli occidentali (se l'Occidente fosse un dittatura succederebbe il contrario).
Del resto la democrazia, a differenza della dittatura, non la si può imporre dall'esterno con la forza, proprio perchè la sua caratteristica è la libertà.
Con la forza, dall'esterno, si possono sconfiggere i regimi tirannici, come il nazismo e il regime dei talebani. Ma poi ogni paese deve sapersi dare da solo le regole per autogovernarsi, e i cittadini devono raggiungere una sempre maggiore competenza politica. E' per questo che esistono diversi gradi di democrazia e diversi modelli istituzionali.
E l'omologazione, a differenza delle dittature totalitarie, non è imposta, ma cercata e voluta. Essa riguarda il modello dello stato, la libera economia di mercato e l'assimilazione delle principali conquiste tecnologiche, produttive e organizzative. In questo hanno un ruolo fondamentale gli investimenti diretti delle multinazionali. Infatti è proprio grazie ai contatti con il mondo sviluppato che i paesi poveri possono ottenere le conoscenze e le tecnologie necessarie al loro sviluppo. I paesi più arretrati non hanno bisogno di reinventarle, e possono passare in sole una o due generazioni dal medioevo alla moderna società informatizzata.
L'omologazione non riguarda invece le specificità culturali, che anzi proprio nella democrazia trovano la loro migliore valorizzazione e tutela. Sono le dittature che impongono l'uniformità, che trasferiscono intere popolazioni da una regione all'altra, e che perseguitano le minoranze che non vogliono perdere la loro cultura e identità.
E poi non si tratta tanto di omologazione, quanto del passaggio da società povere e arretrate a società moderne. L'abbandono dei tradizionali modi di vita è una strada obbligata, che hanno percorso per primi proprio i paesi occidentali che fino a non molto tempo fa erano anch'essi poveri e a prevalente economia rurale. Anche qui molte tradizioni sono state abbandonate per nuovi modelli di vita, e nessuno vorrebbe tornare alla società poverissima dell'Europa preindustriale. Ecco, per esempio, come si viaggiava da Torino a Milano nell'anno 1770, secondo la descrizione di un "turista" inglese:
"
Le strade sono spesso talmente in cattivo stato per la povertà della gente che se ne serve e che ne cura la manutenzione, da essere quasi impraticabili. I ricchi non lasciano quasi mai i loro palazzi di città e perciò di rado si rendono conto di questi inconvenienti.... ma il viaggio da una grande città all'altra è talmente scomodo e faticoso che il turista deve pagare, sia con la persona che con la propria tasca, il piacere di soddisfare il gusto e l'amore per le belle arti. Si direbbe davvero che gli abitanti di questo paese famoso per la sua bellezza considerino polvere, sporcizia, ragnatele, pulci, cimici ed ogni specie di immondizie come mortificazioni necessarie in questo mondo per renderci meritevoli di un trattamento migliore in quello futuro".
E da Ferrara a Bologna:
"
Da Ferrara, sempre con la stessa diligenza, proseguimmo fino a Bottaside, distante dieci miglia. La campagna è mal coltivata; non vidi quasi nessun'altra pianta all'infuori dei salici utilizzati per la costruzione di canestri. A Bottaside ritrovammo tutti i nostri bagagli che erano stati caricati su di un battello dopo aver atteso per tre ore, con un calore così intenso che mai mi era accaduto di dover sopportare.Il canale attraverso cui il battello navigò per quattro o cinque miglia era talmente stretto e pieno di erbacce che poteva passarci a mala pena. Lungo tutto il suo percorso è fiancheggiato da queste erbe alte che non permettono di scorgere nulla oltre le sue rive. Assomiglia alla diga sul Po ed a parecchie dighe del Marshland nel Norfolk.A Malalbergo salimmo su un altro battello più alto del precedente, e ci inoltrammo in un altro canale. Ed in questo viaggiammo tutta la notte giungendo soltanto a venti miglia da Bologna. Le rive di questo canale erano pittoresche e, se non fosse stato per le voraci zanzare, il viaggio, dato il bel tempo, sarebbe stato piacevole".
Dal "
Viaggio Musicale in Italia" di Charles Burney - E.D.T. Edizioni di Torino
(The Present State of Music in France and Italy)
Davvero qualcuno vorrebbe tornare a vivere in una società così arretrata, anche se ricca di tradizioni, arte e bei monumenti? Allora non si possono rimproverare i paesi ancora poveri di voler diventare benestanti, anche se questo significa l'abbandono dei loro tradizionali stili di vita e di pezzi della propria cultura.
La dimostrazione che la democrazia è un modello che funziona allo stesso modo dovunque, e non una nuova forma di colonialismo, è che ottiene sempre gli stessi risultati anche in paesi molto diversi da quelli di stampo europeo: come l'India, che sta gradualmente uscendo da una secolare povertà.
Nell'ambito del processo di globalizzazione, la democrazia si sta espandendo, e tende a diventare l'unico modello politico. I paesi democratici negli ultimi 25 anni sono più che raddoppiati, e ormai comprendono la maggior parte della popolazione mondiale. E, anche se la democrazia non è una formula magica che risolve miracolosamente tutti i problemi, dovunque sia presente, essa ha portato crescita economica, miglioramento della qualità della vita e maggiore sicurezza sociale. Non a caso sono decisamente aumentate negli ultimi decenni sia la speranza di vita che la disponibilità di cibo pro-capite, nonostante la forte crescita demografica.
Viceversa, i paesi che negli ultimi trent'anni non sono riusciti a crescere o sono addirittura arretrati, sono proprio quelli che non si sono aperti alla globalizzazione.
E anche per quanto riguarda l'ambiente, nonostante la convinzione di molti, la globalizzazione comporta più vantaggi che svantaggi.Se la globalizzazione fa crescere l'economia, allora fa crescere anche i consumi di materie prime e di energia, e quindi l'inquinamento. Ma l'apporto di capitale e l'applicazione delle tecnologie moderne favoriscono un uso più razionale ed efficiente delle risorse primarie, a partire da quella più importante di tutte, il territorio. Inoltre, una volta risolti i bisogni più elementari, aumenta l'interesse della popolazione per migliori e più salubri condizioni di vita e per la salvaguardia dell'ambiente naturale. Per questo motivo l'ambiente è meglio protetto nella ricca Europa che nella poverissima Africa, perchè la povertà estrema porta ad uno sfruttamento estremo delle risorse ambientali.
Globalizzazione vuol dire apertura degli stati al commercio internazionale, anche se nei paesi sviluppati l'esposizione diretta alla competizione internazionale, con il possibile rischio di uscita dal mercato, riguarda solo una piccola parte delle attività produttive. Tutti gli altri sono vantaggi. Infatti il settore dei servizi ormai raggiunge il 70% di tutta l'economia (e forse fra una ventina d'anni avrà raggiunto l'80%), e i servizi dello stato, più quelli di banche, poste, assicurazioni, trasporti, turismo, ristorazione ecc., sono incardinati sul territorio. Tenuto conto poi che anche gran parte delle restanti attività economiche sono legate al territorio, l'economia è già in grande prevalenza locale, e ancor più lo diventerà col passare del tempo a dispetto della globalizzazione.
Nei paesi emergenti, invece, le conseguenze sull'economia possono essere molto più importanti, perchè una maggiore apertura al mercato e al commercio internazionale, può aumentare la produttività dell'agricoltura e innescare una robusta crescita del settore manifatturiero ad alta intensità di manodopera.
L'economia di mercato, però, richiede che siano garantite le libertà fondamentali, perchè i cittadini devono poter decidere liberamente cosa vendere e cosa comprare, così come devono essere liberi di conversare tra di loro o di intrattenere normali relazioni sociali. E perchè ci sia la libertà è necessaria la democrazia. Per questo si può dire che non ci può essere un'economia di mercato che funziona, e quindi anche un'apertura al mercato internazionale, senza che ci sia almeno un po' di democrazia. Ma questo è vero anche per un altro motivo.
Oltre alla libertà, un'altra condizione per partecipare ai benefici della globalizzazione, è l'instaurazione dello stato di diritto.La supremazia della legge e lo stato di diritto sono necessari alla società per funzionare. Lo stato di diritto, che per primo lo stato stesso deve impegnarsi a rispettare, serve a garantire i diritti fondamentali dei cittadini e l'interesse della collettività nel suo insieme, ed è quindi una fondamentale conquista della democrazia; ma delle buone leggi e delle solide istituzioni sono anche necessarie per il funzionamento del mercato. Infatti, senza la tutela del diritto di proprietà nelle sue varie forme, senza una ragionevole sicurezza che i contratti verranno rispettati e fatti rispettare, senza giudici onesti e una giustizia che funziona, nemmeno l'economia potrà svilupparsi, attirare investimenti dall'estero ecc.
Gli antiglobal, invece di opporsi alla globalizzazione, che per primi di fatto non vogliono perchè sono essi stessi tra i più globalizzati, dovrebbero chiedere l'abbattimento delle barriere tra gli stati, l'instaurazione dello stato di diritto e la caduta dei regimi tirannici, polizieschi e guerrafondai che mantengono le loro popolazioni nella più grande arretratezza, ignoranza, povertà e insicurezza. E' sempre evidente, infatti, la correlazione tra il grado di democrazia e di apertura di un paese, e il suo livello di benessere generale.
I no global, però, sembrano fare il contrario, esaltando alcune dittature (come quella cubana), dimenticandosi delle altre, e schierandosi contro le principali democrazie occidentali, a partire dagli Stati Uniti.
I motivi dichiarati sono le contraddizioni e le ingiustizie sociali, i numerosi problemi ancora irrisolti, le enormi differenze di reddito tra ricchi e poveri e le responsabilità a cui l'Occidente si è finora sottratto. Le democrazie, del resto, sono sempre piene di problemi (sono solo le dittature che non ne hanno!), e i suoi difetti sono continuamente messi a nudo dalla stampa, così qualcuno potrebbe farsi l'idea che i regimi democratici siano peggiori di quelli totalitari.
E' fisiologico che nelle democrazie si parli male del governo, e che le cose che non vanno vengano portate all'attenzione dell'opinione pubblica. E' proprio questa l'essenza della democrazia. E' proprio grazie a queste critiche che i problemi vengono avviati a soluzione. Però un conto è sollecitare la politica con critiche e proposte, un conto è cercare di ucciderla, per esempio mettendo a ferro e fuoco intere città per far fallire i principali vertici internazionali. Questo atteggiamento non è una critica dall'interno, ma "contro" il sistema democratico e l'economia di mercato.
L'economia di mercato sarebbe all'origine di tutte le ingiustizie sociali, perchè ha il torto di non arricchire tutti allo stesso modo. Ma chi si oppone a questo tipo di ingiustizie, in realtà lavora per preparare ingiustizie molto più grandi. Il mercato, infatti, premia il lavoro, la capacità e il merito, mentre in tutti gli altri modelli di società, a partire da quella comunista, ad essere premiati sono i più furbi, i più violenti o i più svelti di mano; oppure i più compiacenti con il potere, i più cinici e quelli più privi di scrupoli.
Al contrario, premiare chi è più capace come fa invece l'economia di mercato, significa favorire la crescita della società civile.
Infatti solo un'economia di mercato che funziona può far crescere l'economia, sconfiggere la povertà, e risolvere così anche i problemi sociali.L'economia cresce quando aumenta l'efficienza dei processi produttivi. Anche il commercio fa crescere l'economia, perchè il solo fatto di trasportare un bene da dove è abbondante ed economico a dove è scarso e costoso, ne aumenta il valore. Ed è solo con la crescita dell'economia, e non con le elemosine o utopistiche politiche redistributive, che si può vincere la povertà. Per esempio non sarebbe mai stato possibile, con gli aiuti internazionali, portare il livello di vita di un miliardo di cinesi fino ai valori attuali; un livello di vita che oltretutto continua ad aumentare.
Inoltre a volte sono necessarie aziende di una certa dimensione. Solo con la grande dimensione, infatti, si possono affrontare i complessi problemi tecnologici e organizzativi necessari per produrre di più e a prezzi più bassi. E i grossi redditi di solito sono collegati alle grosse realtà economiche.
In ogni caso quello della concentrazione del potere economico è un problema reale, che viene riconosciuto anche dagli economisti più avvertiti.Il principale pericolo è che gli interessi economici possano prevalere, come spesso di fatto accade, sugli interessi collettivi e su quelli dei singoli cittadini. Ma questa tendenza può essere contrastata solo con leggi e regole migliori e con un mercato che funziona meglio, e quindi con dosi maggiori di democrazia. Le grosse realtà economiche hanno un forte potere di condizionare i governi al fine di ottenere privilegi e rafforzare le loro rendite di posizione, di fatto riducendo la libertà del mercato. Dei buoni esempi sono, in Italia, la Fiat e la Parmalat. La prima ha ottenuto finora tanti aiuti dallo stato, che ci si sarebbe potuto comprare la General Motors, e ancora continua a battere cassa. La seconda è riuscita a ottenere tali coperture e complicità, da nascondere i suoi buchi di bilancio per molti anni.
Il danno è enorme, perchè la distruzione di risparmio e gli aiuti pubblici finiscono col penalizzare la società e la parte più dinamica dell'economia che devono sopportarne i costi; mentre la sola presenza di un'azienda protetta dal mercato come la Fiat impedisce di passare a modelli di auto più efficienti degli attuali (Vedi su questo tema: "
Una proposta per la Fiat").
"Sia la teoria sia l'esperienza dimostrano che quanto più lo stato è interventista e l'economia chiusa, tanto più è probabile che lo stato sia controllato da interessi particolari. E' incoerente dichiararsi anti-liberali ed essere, al contempo, contrari all'influenza degli interessi particolari sullo stato." (Martin Wolf -
Perchè la globalizzazione funziona - pag. 127). In Italia ai grossi potentati economici è persino consentito di possedere dei giornali con i quali fiancheggiare la loro attività di lobbying, al fine di ottenere interventi a loro favore che distorcono le leggi del mercato.
Come sostiene l'economista Luigi Zingales in "Salvare il capitalismo dai capitalisti", pubblicato di recente da Einaudi, per favorire la crescita dell'economia è necessario invece rompere i privilegi monopolistici ed eliminare le rendite di posizione, ma per questo serve (appunto) una forte democrazia. Quella forte democrazia che evidentemente manca in Italia (Vedi l'articolo: "
Sono i grandi capitalisti che mettono il freno al mercato").
In realtà è proprio dove c'è meno democrazia, come in molti paesi del Terzo mondo, che il capitalismo può produrre i danni maggiori, anche se di solito gli investimenti delle multinazionali nei paesi poveri servono prima di tutto a trasferire preziose competenze tecniche e professionali, oltre che a creare nuovi posti di lavoro.
La soluzione può essere solo quella di globalizzare sia il mercato che la democrazia. Anche se c'è contraddizione tra il lodevole proposito di esportare la democrazia (se necessario anche con la guerra), e non fare nulla per ridurre la nostra dipendenza strategica dal petrolio, cioè dai regimi feudali e anti occidentali che controllano le principali riserve mondiali (Vedi l'articolo: "
Alternative alla guerra").
E poi c'è il pericolo che le ragioni dell'economia, o il denaro come unico valore, prevalgano sugli interessi collettivi e sui valori comuni riconosciuti.A questo punto diventa fondamentale l'individuazione dei valori, e a questo servono la cultura, le tradizioni, la storia, la religione, ecc. Ma senza che gli intellettuali, la Chiesa o chiunque altro abbiano la pretesa di scavalcare i normali processi di formazione delle decisioni politiche, allo scopo di imporre le loro superiori opzioni di ordine morale. Perchè, se questo avvenisse, verrebbero eliminate le regole che la società stessa si è data per funzionare. Insomma, i valori devono servire ad ispirare la formazione delle buone regole e delle buone leggi, ma non possono essere il pretesto per scavalcarle e renderle inutili.
Per esempio in Italia molti condannano lo stalinismo per i suoi terribili crimini, ma nello stesso tempo pensano ancora di poter costruire una società più giusta fondata sui "valori" del comunismo, che naturalmente sarebbero tali da giustificare lo scavalcamento delle regole democratiche. Ma non riflettono abbastanza sul fatto che, anche con tutte le migliori intenzioni del mondo, senza queste regole si instaurerebbe inevitabilmente una qualche forma di dittatura.
Per chi coltiva ancora queste pericolose illusioni, ecco comunque una descrizione di prima mano di cosa è stato, ed è tuttora in alcuni paesi, il comunismo (Vedi l'articolo: "
Comunismo, il dio che ha fallito").
Come già sapevano benissimo gli antichi Greci e Romani, non esistono "terze vie" tra la democrazia e la dittatura.
Tutte le peggiori dittature, a partire dal comunismo, passando per il nazismo e il regime dei Talebani, per finire con il regime di Saddam Hussein, hanno giustificato lo scavalcamento delle regole con superiori ragioni di ordine morale a cui tutto dovrebbe piegarsi.Queste giustificazioni, sostenute da una propaganda a senso unico, sono lo strumento per l'instaurazione del nuovo regime. Ma ben presto la propaganda da sola non basta: occorre anche l'uso della forza. A questo punto segue lo stato di polizia, l'instaurazione di un regime totalitario e la fine di ogni libertà. Il risultato finale, anche con le migliori intenzioni, è sempre una dittatura.
Quindi, se si deve fare una critica ai no global, non è sul merito di molte loro rivendicazioni, ma sul fatto che esse diventano argomenti contro la democrazia.
E poi c'è un atteggiamento mentale, ereditato dall'ideologia della "lotta di classe", che ha impregnato profondamente le coscienze anche di molti che comunisti non lo sono mai stati:
di fronte ad un problema non si cercano le soluzioni, ma i "nemici" responsabili di quel problema.Un atteggiamento distruttivo anzichè costruttivo. Unico obiettivo dell'azione politica, unica possibile ragione di una mobilitazione delle coscienze, diventa l'individuazione dei nemici. Nemici quasi sempre inventati: spesso anzi i principali nemici sono proprio quelli che più si impegnano a risolvere i problemi della società, in base alla demenziale giustificazione che così essi lavorano per rafforzare il sistema e non per abbatterlo.
E poi, paradossalmente, nei vari movimenti di opposizione o "alternativi al sistema", di tutto si discute tranne che della natura della democrazia, che non è quella di Cuba o della Repubblica Democratica Tedesca ma, piaccia o non piaccia, quella della Costituzione americana (vedi anche nei capitoli V e IX del racconto Vacanze in dirigibile: "
Accesa discussione sulla natura della democrazia" e "
La democrazia ateniese, un modello attuale").
Per finire è necessario chiedersi: perchè è così importante controbattere le affermazioni degli ambientalisti contrari allo sviluppo, degli anti-global e di tutti gli altri nemici del modello di stato liberale?
L'economia moderna, sull'onda dell'industrializzazione e della crescita degli scambi internazionali, si stava espandendo in tutto il mondo già nel corso dell'Ottocento. L'aumento della produttività e la diminuzione del costo dei trasporti sia terrestri che marittimi per tutto il secolo, avevano prodotto un lungo periodo di crescita economica che sembrava non dovesse più finire.
Ma negli ultimi decenni si erano affermate in Europa l'imperialismo e le idee collettiviste. Nate come un socialismo democratico benigno, si sono trasformate prima in una forma di democrazia sociale e poi in ideologie molto più pericolose come il marxismo-leninismo, l'imperialismo, il nazionalismo, il darwinismo sociale, il fascismo e il nazismo (qualcuno potrebbe pensare che il comunismo non abbia nulla da spartire con l'imperialismo e tutti gli altri "ismi", ma sbaglierebbe, perchè si tratta sempre di ideologie collettiviste. Per esempio Lenin ha esplicitamente riconosciuto che l'economia di guerra della Germania ha costituito una preparazione materiale completa per il socialismo).
Queste idee si fondavano sulla convinzione che gli stati dovessero perseguire il loro interesse attraverso una politica di potenza, e che l'individuo e i suoi diritti dovessero passare in secondo piano rispetto alla collettività organizzata dallo stato.
Allora queste potevano sembrare idee nuove. In realtà erano vecchissime, perchè non tenevano conto del fatto che solo con l'aumento della produttività sarebbe cresciuta la prosperità, mentre invece le tradizionali politiche predatorie, insieme alla cessazione di ogni libertà, avrebbero condotto alla catastrofe. Alla fine il confronto tra i diversi imperialismi ha precipitato l'Europa nella prima guerra mondiale, alla quale sono seguiti il comunismo, il fascismo ed il nazismo, che a loro volta sono stati la causa della seconda guerra mondiale. Se il liberalismo avesse avuto la meglio sulle idee collettiviste, non ci sarebbero state le due guerre mondiali, il comunismo ed il nazismo, e la crescita sarebbe continuata anche dopo il 1914 e per tutto il secolo.
Le ideologie collettiviste sono state anche la causa di infiniti crimini contro l'umanità, conseguenza inevitabile del venir meno del valore della persona. E ancora adesso i sostenitori delle idee collettiviste che operano all'interno dei paesi democratici si sentono in diritto di strumentalizzare le persone, manipolare l'informazione, rovesciare la realtà dei fatti, calunniare e perseguitare quelli che la pensano in maniera diversa, a partire dai loro rappresentanti politici.
Se si vuole che l'economia moderna possa continuare a diffondere in tutto il mondo prosperità e benessere, bisogna fare in modo che i "collettivisti del nuovo millennio" non riescano a prevalere.
(Per un'ampia e aggiornata trattazione dei temi della globalizzazione, vedi: "
Perchè la globalizzazione funziona" di Martin Wolf).
Ferrara, 1/12/2003